Agenda 2030 Goal 6: pillole di un percorso condiviso

Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie. In questo articolo, Eva Squarcia ci spiega qual è la situazione attuale globale e le misure messe in atto dall'Agenda 2030 per raggiungere questo obiettivo.

SEPTEMBER 23, 2021

12:00 AM

Di Eva Squarcia

Come anticipatovi nel primo approfondimento, questa serie di brevi articoli vuole essere semplicemente un resoconto dei 17 Goals di questo sfidante programma, fondamentale per noi e per le generazioni future.

Per questo si cercherà di riportare alcuni tra i dati più rilevanti, le principali azioni messe in campo e le proposte lanciate da alcune tra le principali associazioni di riferimento.

Lasciando ad ognuno le proprie considerazioni.

Siamo oggi arrivati al sesto obiettivo strategico dell’Agenda 2030 che riguarda ACQUA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie.

Per tutti noi, acqua e servizi igienici, sono costanti della nostra vita, sono scontate.

Compriamo acqua ogni qualvolta ne abbiamo bisogno, spesso la beviamo direttamente dai nostri rubinetti (in quanto potabile), utilizzandola anche in maniera divertente con addizionatori di anidride carbonica e svariati sapori per creare bevande più sfiziose.

E che dire dei servizi igienico-sanitari? Ognuno di noi ha almeno un bagno in casa, almeno uno.

Ciò nonostante, nel luglio 2010, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato per la prima volta nella storia il diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale”.

Una dichiarazione che per molti sembrerà scontata: per quale motivo l’ONU ha dovuto emettere questa dichiarazione? Lo ha dovuto fare perché, ancora oggi, nel mondo, c’è chi non solo non ha un servizio igienico o servizi sanitari a disposizione, ma nemmeno acqua da bere. Non ha quello che è, o dovrebbe essere, un bene comune, sostanziale e necessario alla sopravvivenza. Non solo, ogni anno milioni di bambini muoiono per malattie provocate proprio dall’acqua che bevono o dai servizi sanitari ed igienici che ricevono. Tutti evidentemente inadeguati.

Il tutto avviene poi in un “clima” in cui si parla di water grabbing, accaparramento dell’acqua, ossia a quel fenomeno che, come evidenziato dall’ASVIS, vede governi o grandi industrie prendere il controllo o deviare a proprio vantaggio risorse idriche preziose, sottraendole alle esigenze di  comunità locali o di intere nazioni, un fenomeno che ha già dato vita a numerosi conflitti in Medio Oriente, America Latina, Africa e Asia. A causa dell’assenza di accordi internazionali e della poca disponibilità alla cooperazione, l’approvvigionamento idrico rischierà di essere una delle ragioni di conflitto nei prossimi decenni.

Ma proviamo a vedere più da vicino alcune cifre, purtroppo terribili, riprese dal sito delle Nazioni Unite oggi:

  • 2,6 miliardi persone in più hanno avuto accesso a migliori risorse di acqua potabile solo a partire dal 1990, ma ancora 663 milioni ne sono sprovviste;
  • Almeno 1,8 miliardi di persone a livello globale utilizzano fonti di acqua potabile contaminate da escrementi;
  • 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienici di base come WC o latrine;
  • Più dell’80% delle acque di scarico prodotte da attività umane è scaricato in fiumi o mari senza sistemi di depurazione;
  • 1.000 bambini al giorno muoiono a causa di malattie diarroiche prevenibili legate all’acqua e all’igiene.

Sono numerose le problematiche che portano a questi numeri. Una fra tutte, il fatto che la maggior parte dell’acqua (circa il 70%) estratta da fiumi, laghi e acquedotti è usata per l’irrigazione e nient’altro.

C’è poi la piaga della scarsità d’acqua, subita ancora oggi dal 40% della popolazione mondiale: basti pensare alla terribile situazione in Afghanistan, resa ancora più difficile da una sempre crescente siccità che minaccia da molto tempo la sopravvivenza di oltre 7 milioni di persone che vivono di agricoltura e allevamento.

A questi due aspetti si aggiunge il problema che più di 1,7 miliardi di persone vive ancora in bacini fluviali in cui l’utilizzo d’acqua eccede la sua rigenerazione.

Ma la sostenibilità dell’acqua non è solo un problema legato ai Paesi in via di sviluppo o rurali. Ci sono infatti criticità importanti anche laddove l’acqua viene trattata e reimpiegata: basti pensare che nel 2015 nella rete vi erano perdite dalle tubature del 41% del totale, in peggioramento rispetto al 2012, e che nel 2010 le tubature stesse, nel 60% dei casi, risultavano posate 25 anni prima, tempistica che si raddoppiava nel 25% dei casi.

Oltre a questo, ancora oggi abbiamo molte problematiche che ci portano a dover efficientare processi e metodi: incompletezza degli schemi depurativi (con assenza di alcuni trattamenti o di scarico a mare con condotta sottomarina), problemi di alimentazione degli impianti (con a volte l’assenza di controlli sulle immissioni in fognatura di reflui non domestici o la variazione di portata in ingresso superiori a quelle di progetto) o, ancora, inadeguatezza a volte delle strutture gestionali degli impianti (assenza di idonei apparecchiature di misura, carenza di misure e controlli).

In ultimo, un importante aspetto di connessione tra acqua e lavoro: nel 2010 l’ONU ha evidenziato il forte legame tra occupazione e acqua, che pone l’acqua come componente trasversale all’interno di un concetto di economia circolare, a dimostrazione che la scarsità dell’acqua potesse essere un limite all’evoluzione economica di un Paese.

Un dato solo, fra tutti, sembra essere confortante: tra il 1990 e il 2015 la proporzione di popolazione mondiale che utilizza migliori fonti di acqua potabile è salita dal 76 al 91%.

Target e strumenti dell’Agenda 2030 per l’obiettivo 6

  1. Ottenere entro il 2030 l’accesso universale ed equo all’acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti;
  2. Ottenere entro il 2030 l’accesso ad impianti sanitari e igienici adeguati ed equi per tutti e porre fine alla defecazione all’aperto, prestando particolare attenzione ai bisogni di donne e bambine e a chi si trova in situazioni di vulnerabilità;
  3. Migliorare la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale;
  4. Aumentare considerevolmente entro il 2030 l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua in ogni settore e garantire approvvigionamenti e forniture sostenibili di acqua potabile, per affrontare la carenza idrica e ridurre in modo sostanzioso il numero di persone che ne subisce le conseguenze;
  5. Implementare una gestione delle risorse idriche integrata a tutti i livelli, anche tramite la cooperazione transfrontaliera, in modo appropriato;
  6. Proteggere e risanare gli ecosistemi legati all’acqua, comprese le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, le falde acquifere e i laghi
  7. Espandere la cooperazione internazionale e il supporto per creare attività e programmi legati all’acqua e agli impianti igienici nei paesi in via di sviluppo, compresa la raccolta d’acqua, la desalinizzazione, l’efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue e le tecnologie di riciclaggio e reimpiego;
  8. Supportare e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione dell’acqua e degli impianti igienici.

Per monitorare il cammino verso questi traguardi, sono stati messi in campo questi indicatori:

  1. Famiglie che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto
  2. Famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione di acqua
  3. Trattamento delle acque reflue
  4. Efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile
  5. Indice di sfruttamento idrico

Negli ultimi 10 anni non vi è stata una variazione significativa del livello relativo a questo argomento in Europa. L’Italia si pone però tra gli ultimi posti.

Chiudiamo guardando un interessante suggerimento creato dal “Progetto sul Cambiamento della Percezione” riguardo le “170 azioni quotidiane per trasformare il nostro mondo”.

Eva Squarcia
Senior Sales Manager Energy – Leyton Italia

Autore

Eva Squarcia

Eva Squarcia

Senior Sales Manager Energy

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