Agenda 2030 Goal 5: pillole di un percorso condiviso

Uguaglianza di genere ed emancipazione di tutte le donne. È questo il Goal 5 dell’Agenda 2030, un argomento tanto attuale quanto discusso. Ce ne parla oggi, in questo articolo, Luigi Cadeddu.

SEPTEMBER 3, 2021

12:00 AM

Di Luigi Cadeddu

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030, un progetto che rappresenta un vero e proprio piano d’azione globale per lo sviluppo sostenibile.

L’Agenda 2030 prevede degli obiettivi ben specifici che coinvolgeranno non solo il nostro Pianeta, ma tutti noi, come parte integrante di una visione globale di prosperità e sostenibilità: gli obiettivi sono 17, vengono definiti come SDGs (Sustainable Development Goals) e si fondano su 169 targets da perseguire nei prossimi 15 anni.

Questa serie di brevi articoli non vuole essere nulla di più che dei resoconti degli obiettivi di questo sfidante programma, fondamentale per noi e per le generazioni future: si cercherà di riportare alcuni tra i dati più rilevanti, le principali azioni messe in campo e le proposte lanciate da alcune tra le principali associazioni di riferimento. Lasciando ad ognuno le proprie considerazioni.

Oggi ci occuperemo di approfondire il quinto obiettivo di sviluppo sostenibile previsto dall’Agenda 2030: Raggiungere l’uguaglianza di genere.

L’obiettivo è quello di arrivare ad una parità di genere di tutte le donne e ragazze, garantendo loro accesso egualitario a sanità, educazione e a un lavoro dignitoso.

Sono circa 140 le nazioni che, a partire dal 2014, hanno ritenuto prioritario il diritto di uguaglianza tra generi, inserendolo come cardine nella loro Costituzione. Ammontano invece a 52 quelle che non hanno sostenuto tale diritto, rimarcando la disuguaglianza che ancora oggi esiste tra uomo e donna. Basti pensare al fatto che, tutt’oggi, in alcuni paesi, vengono incoraggiate pratiche quali mutilazioni genitali femminili e matrimoni precoci che rappresentano situazioni impellenti da affrontare.

Facendo riferimento a quanto scritto dalle Nazioni Unite, di seguito una fotografia della situazione attuale a livello mondiale:

  • Circa i due terzi dei Paesi in regioni in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria;
  • Nel 1990, in Asia meridionale, solo 74 bambine erano iscritte alla scuola primaria per 100 bambini. Nel 2012, i tassi d’iscrizione erano gli stessi per le ragazze e per i ragazzi;
  • Nell’Africa subsahariana, in Oceania e in Asia occidentale le ragazze ancora incontrano ostacoli nell’accesso alla scuola primaria e secondaria;
  • In Nordafrica, le donne  detengono meno di un quinto dei posti di lavoro retribuiti in settori non agricoli. La proporzione di donne che occupano posti di lavoro retribuiti al di fuori del settore primario è aumentato dal 35 % al 41% nel periodo di tempo compreso tra il 1990 e il 2015;
  • In 46 paesi, le donne detengono oltre il 30% di seggi nei parlamenti nazionali in almeno una Camera.

Contestualizzando il tema a livello europeo prestiamo attenzione al seguente diagramma sviluppato a seguito di un’analisi condotta da ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile:

Nella lettura del trend relativo al punto 5 dell’agenda 2030, scopriamo che in Europa il paese più virtuoso è la Svezia e quello in fondo alla classifica, Malta.

Ad esclusione di Lituania e Croazia, tutti i Paesi mostrano un miglioramento dell’indice tra il 2010 e il 2018. L’Italia, collocandosi al settimo posto, è il Paese che ha avuto la crescita più ampia dell’indice, grazie all’aumento di rappresentanza delle donne in Parlamento (variabile con maggior peso nell’calcolo dell’indice) e nei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa – nonostante il tasso di disoccupazione si attesti nel 2018 a quasi il doppio di quello europea (19,8% rispetto all’11,6%).

Per quanto in crescita, i dati analizzati sia a livello Mondo che Europa sono ben lontani da quelli che sono gli obiettivi richiesti dall’Agenda 2030, che si pone, in riferimento al quinto punto, i seguenti target:

  • Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo;
  • Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento;
  • Eliminare tutte le pratiche nocive, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni genitali femminili;
  • Riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e il lavoro domestico non retribuiti tramite la fornitura di servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare, secondo le caratteristiche nazionali;
  • Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica;
  • Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi, come concordato con il “Programma d’azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo”, la “Piattaforma di Azione di Pechino” e ai documenti finali delle conferenze di revisione;
  • Avviare riforme per dare alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche, come l’accesso alla proprietà e al controllo della terra e altre forme di proprietà, servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in accordo con le leggi nazionali;
  • Migliorare l’uso della tecnologia che può aiutare il lavoro delle donne, in particolare la tecnologia dell’informazione e della comunicazione per promuovere l’empowerment, ossia la forza, l’autostima, la consapevolezza delle donne;
  • Adottare e rafforzare politiche concrete e leggi applicabili per la promozione dell’eguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne, bambine e ragazze a tutti i livelli.

Per quanto sia difficile ammetterlo, le sfide per raggiungere gli obiettivi del target 5 sono ancora molte e partono da una corretta educazione e sensibilizzazione sul fenomeno della violenza sulle donne, dal diritto all’istruzione e dal diritto alla salute sessuale e riproduttiva. Diritti che purtroppo, molto spesso, vengono dati per scontato quando MAI dovrebbero esserlo e, suo malgrado, ne è un esempio lampante l’ Afghanistan  a fronte di ciò che recentemente è successo.

Luigi Cadeddu
Energy Business Developer – Leyton Italia

Autore

Luigi Cadeddu

Energy Business Developer

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