Agenda 2030 Goal 3: pillole di un percorso condiviso

SALUTE e BENESSERE, un diritto universale per tutti. Oggi Eva Squarcia ci parla del terzo obiettivo strategico dell’Agenda 2030 e di come l’Italia stia progredendo verso il suo conseguimento.

MAY 21, 2021

12:00 AM

Di Eva Squarcia

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030, un progetto che rappresenta un vero e proprio piano d’azione globale per lo sviluppo sostenibile.

L’Agenda 2030 prevede degli obiettivi ben specifici che coinvolgeranno non solo il nostro Pianeta, ma tutti noi, come parte integrante di una visione globale di prosperità e sostenibilità: gli obiettivi sono 17, vengono definiti come SDGs (Sustainable Development Goals) e si fondano su 169 targets da perseguire nei prossimi 15 anni.

Questa serie di brevi articoli non vuole essere nulla di più che dei resoconti degli obiettivi di questo sfidante programma, fondamentale per noi e per le generazioni future: si cercherà di riportare alcuni tra i dati più rilevanti, le principali azioni messe in campo e le proposte lanciate da alcune tra le principali associazioni di riferimento. Lasciando ad ognuno le proprie considerazioni.

Argomento di oggi? Il terzo obiettivo strategico dell’Agenda 2030: rendere la SALUTE ed il BENESSERE un diritto universale “per tutti e tutte le età”.

Molti progressi sono stati fatti negli ultimi decenni: vediamo più da vicino alcuni dati pubblicati dalle Nazioni Unite sulla condizione dei bambini, delle madri e delle malattie più dilaganti.

Per quanto riguarda la salute dei bambini, rispetto a 30 anni fa, oggi muoiono ogni giorno 17.000 bambini in meno e ben 15,6 milioni sono le morti di morbillo evitate dal 2000 grazie al vaccino: purtroppo però, nonostante la situazione globale sia in continuo miglioramento, la condizione dei Paesi subsahariani continua ad essere molto grave (oggi 4 su 5 decessi infantili avvengono proprio in queste regioni).

La povertà e la mancanza di istruzione incidono profondamente su queste statistiche: un bambino nato in una famiglia povera ha il doppio delle probabilità di morire entro il compimento del quinto anno di età rispetto ad un bambino nato nel benessere. Stessa cosa vale per i figli di persone istruite (anche solo con il ciclo di scuola primaria) che riscontrano più alte probabilità di sopravvivenza rispetto a quelli nati in famiglie senza istruzione.

Anche la condizione di salute delle madri è migliorata nei decenni: dal 1990 infatti, la mortalità globale è stata più che dimezzata, con una riduzione oltre il 65% in Paesi come il Nord Africa, Asia meridionale ed Asia orientale.

Ciò nonostante, nelle regioni in via di sviluppo, sono ancora tante le madri che muoiono per dare alla luce il proprio bambino. Infatti, sebbene l’assistenza alle gestanti e alle partorienti sia aumentata considerevolmente dal 1990 al 2012, solo il 50% riesce ad accedervi, con un conseguente tasso di mortalità superiore di circa 14 volte rispetto a quello dei Paesi sviluppati. 

Un fattore che ha inciso positivamente su questa situazione è di certo la propaganda sul controllo delle nascite attraverso l’uso di metodi contraccettivi: un progresso che ha portato ad un numero sempre minore di “madri adolescenti” ottenendo grandi risultati soprattutto negli anni ’90. Tutt’oggi, inoltre, ciò sta contribuendo ad aumentare sempre di più e sempre più velocemente la consapevolezza nelle giovani donne.

Ma come vengono invece affrontate le malattie più dilaganti come HIV, malaria o tubercolosi?

L’HIV, purtroppo, è ancora oggi la prima causa di morte a livello globale tra le donne in età riproduttiva e la seconda causa di morte per bambini e adolescenti. Nel 2013, i due terzi delle infezioni contratte tra i più giovani  hanno coinvolto ragazze ed in Africa, ad oggi, l’AIDS rappresenta ancora la principale causa di morte per i bambini/adolescenti tra i 10 ed i 19 anni.

Ad ogni modo, la situazione sta fortunatamente migliorando su scala mondiale: nel 2013 le nuove infezioni da HIV si sono ridotte del 38% rispetto al 2001 ed oggi l’accesso alle terapie antiretrovirali aiuta sempre più persone nella gestione della malattia. Anche in questo caso purtroppo, il degrado e la mancanza di istruzione incidono fortemente: i più esposti  sono proprio gli adolescenti e le giovani donne vittime di esclusione, discriminazione e violenza.

Anche sul fronte tubercolosi e malaria è stato registrato un netto miglioramento negli ultimi 20 anni: le morti da tubercolosi tra le persone positive all’HIV si sono ridotte del 36% dal 2004 e gli interventi per la prevenzione e diagnosi della malattia tra il 2000 ed il 2013 hanno salvato 37 milioni di vite, riducendo così del 45% il tasso di mortalità dal 1990 al 2013; tra il 2000 ed il 2015 invece, sono state evitate più di 6 milioni di decessi per malaria per lo più tra bambini con età inferiore ai 5 anni, solo nell’Africa Subsahariana, riducendo il tasso di mortalità del 58%.

Tra i principali traguardi prefissati per questo importantissimo obiettivo dell’Agenda 2030, ne troviamo alcuni molto vicini agli argomenti sopra trattati:

  • ridurre il tasso di mortalità materna globale a meno di 70 casi per ogni 100.000 bambini nati vivi;
  • porre fine alle morti prevenibili di neonati e bambini sotto i 5 anni di età. Tutti i paesi dovranno cercare di ridurre la mortalità neonatale ad almeno 12 casi per ogni 1.000 bambini nati vivi e la mortalità dei bambini sotto i 5 anni di età ad almeno 25 per 1.000 bambini nati vivi;
  • porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate; combattere l’epatite, le malattie di origine idrica e le altre malattie trasmissibili;
  • prevenire, trattare e promuovere il benessere e la salute mentale;
  • garantire l’accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, inclusa la pianificazione familiare, l’informazione, l’educazione e l’integrazione della salute riproduttiva nelle strategie e nei programmi nazionali;
  • sostenere la ricerca e lo sviluppo di vaccini e farmaci per le malattie trasmissibili e non trasmissibili che colpiscono soprattutto i paesi in via di sviluppo e fornire l’accesso a farmaci e vaccini essenziali ed economici;
  • aumentare considerevolmente i fondi destinati alla sanità.

Se osserviamo il trend relativo al goal 3 in Europa, l’analisi dell’ASviS di quest’anno mostra, come sempre, molte differenze tra i vari Paesi, ma l’Italia si posiziona sopra alla media, in nona posizione con un aumento significativo rispetto al 2010.

L’Italia come si sta muovendo per rispettare i traguardi prefissati?

L’ASviS, nel rapporto 2020, identifica la Legge di Bilancio di fine 2019 come un primo passo per l’aumento dei finanziamenti al Servizio Sanitario Nazionale e per il miglioramento degli interventi preventivi. Sono state introdotte specifiche funzioni assistenziali e adeguati i criteri di remunerazione dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ambulatoriali; i servizi di prevenzione di assistenza territoriale (come borse di studio per specializzandi in medicina) sono stati potenziati; infine, è stato rifinanziato il fondo per le emergenze nazionali ed incrementato del 70% il numero di posti letto in terapia intensiva.

A questo si sono sicuramente aggiunti anche i vari provvedimenti legati alla pandemia COVID-19: le misure urgenti per la gestione dell’emergenza hanno portato ad un miglior modello di cooperazione interregionale sanitaria, ad un incremento dei posti letto e ad un coordinamento del sistema dei trasporti per l’identificazione degli ospedali, nonché all’introduzione di norme per il potenziamento del servizio sanitario nazionale attraverso l’introduzione di incentivi anche per la produzione di dispositivi medici.

Riguardo all’obiettivo 3 dunque, dal 2010 al 2019 l’Italia ha registrato un andamento positivo grazie al miglioramento della maggior parte degli indicatori analizzati: nonostante la copertura vaccinale over 65 ed il numero dei posti letto per 10.000 abitanti si siano ridotti, è infatti aumentata la speranza di vita alla nascita (che si colloca oggi a 58,6 anni) e sono diminuiti non solo i feriti per incidenti stradali ma anche il numero di individui a rischio per il l’eccessivo consumo di alcool e fumo.

Anche in questo caso, non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo globale perché “il malenon smette di esistere solo perché più lontano da noi.

Siamo quindi solo all’inizio di un lungo cammino anche per questo Obiettivo 3 e non ci resta che  rimanere in attesa delle novità che presto arriveranno.

Eva Squarcia
Senior Sales Manager Energy – Leyton Italia

Autore

Eva Squarcia

Eva Squarcia

Senior Sales Manager Energy

Approfondimenti correlati