Agenda 2030 Goal 2: pillole di un percorso condiviso

Oggi in quest’articolo, a cura di Eva Squarcia, tratteremo il secondo obiettivo strategico dell’ Agenda 2030: sconfiggere la fame innovando il sistema alimentare.

MARCH 19, 2021

12:00 AM

Di Eva Squarcia

Secondo dati della World Bank 2019, il sistema industriale alimentare globale impiega oltre 1 miliardo di persone (1 lavoratore su 3) e genera circa il 10% del PIL globale, pari a circa 8 trilioni di dollari.

Secondo il rapporto sullo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel mondo (SOFI 2020), circa 690 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2019, con un aumento di 10 milioni rispetto al 2018 e di quasi 60 milioni rispetto al quinto anno precedente: dati che non considerano i numeri relativi alla denutrizione cronica e alle molteplici forme di malnutrizione. Le ultime stime indicano che la sconcertante cifra di 3 miliardi di persone o più, non possono permettersi un’alimentazione sana. Nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale, si tratta del 57% della popolazione.

E dalla parte diametralmente opposta, ma sempre legata ad un approccio non corretto all’alimentazione, ecco l’obesità: una vera e propria piaga sociale soprattutto nel mondo occidentale.

Considerando la situazione dalla prospettiva della sostenibilità, una conversione globale a un’alimentazione sana contribuirebbe non solo a tenere sotto controllo il dilagare della fame, ma anche  a ottenere enormi risparmi relativamente ai costi sanitari legati alla cattiva alimentazione: è stato infatti calcolato che un processo in questa direzione consentirebbe di recuperare costi stimati intorno ai 1.300 miliardi di dollari l’anno nel 2030 senza considerare la riduzione del 75% del costo sociale delle emissioni di gas serra, stimato a 1.700 miliardi di dollari.

SOFI 2020 esorta i Paesi a trasformare i propri sistemi alimentari, riducendo il costo degli alimenti nutrienti ed aumentandone l’accessibilità attraverso azioni specifiche: la riduzione dei costi di tutta la filiera, un attento controllo delle inefficienze e degli sprechi, il sostegno ai piccoli agricoltori con garanzia del loro accesso ai mercati. Il tutto ponendo sempre come priorità la nutrizione dei bambini e favorendo un’educazione alimentare corretta, anche grazie all’integrazione della nutrizione nei sistemi sociali e nelle strategie di investimento.

È infatti evidente come la precarietà alimentare delle popolazioni (o fasce di esse) meno abbienti non possa essere separata da fattori come il libero commercio, l’aumento dei prezzi delle materie prime, gli aiuti umanitari, le culture alimentari dei singoli paesi, l’accesso alla digitalizzazione dei differenti paesi.

Si tratta della complessità di un’intera filiera su cui ricadono una serie di aspetti non solo legati a produzione, processi di recupero o riduzione degli sprechi, ma anche relativi all’ambiente, la salute, lo stile di vita e l’educazione alimentare della popolazione, arrivando a toccare la ricerca scientifica in grado di portare in campo agroalimentare interessanti scoperte proprio in questa direzione.

Anche per questo secondo obiettivo l’Europa ha messo in campo alcuni indicatori: supporto alla ricerca ed allo sviluppo in campo agricolo, stima delle emissioni di ammoniaca provenienti dall’agricoltura, produzione per unità di lavoro delle aziende agricole, quota di superficie agricola utilizzata in coltivazioni biologiche.

L’Italia ha un ruolo primario nella filiera alimentare: il Made in Italy è riconosciuto, e purtroppo imitato, in tutto il mondo. Proprio grazie all’attenzione alla qualità e al valore della nostra filiera, dal 2010 al 2017 abbiamo visto decrescere del 20% l’uso di pesticidi e crescere di quasi il 40% la produzione delle aziende agricole, vedendo quasi un raddoppio dell’utilizzo del biologico. L’utilizzo dei fitosanitari prende sempre più piede, con eccellenti risultati in svariate tipologie di coltivazioni.

Ma siamo solo all’inizio di un lungo cammino.

Per poter assicurare questo percorso virtuoso, secondo l’ASviS ci si dovrebbe concentrare su alcuni traguardi che farebbero la differenza:

  • Leggi apposite per la produzione biologica;
  • Politiche specifiche locali per lo sviluppo economico ed il rafforzamento degli ecosistemi;
  • Posizionamento dell’agricoltura come mezzo di riqualificazione di spazi urbani degradati;
  • Gli acquisti pubblici “verdi” per scuole, caserme, ospedali e ristorazioni collettive.

In Italia sono state messe in campo alcune misure che riguardano da vicino l’Obiettivo 2 dell’Agenda 2030:

  • E’ stato incrementato il fondo per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti;
  • E’ stato costituito un fondo per la realizzazione di una campagna straordinaria di comunicazione al fine di sostenere le esportazioni italiane;
  • E’ stato concesso un contributo a fondo perduto per lo sviluppo di processi produttivi innovativi;
  • Sono state introdotte forme di regolarizzazione dei lavoratori agricoli.

Ma è ancora troppo poco, insufficiente per far fronte ad un periodo di crisi come quello che il Paese vive attualmente e che sta facendo drasticamente peggiorare tutti i principali indicatori.

Rimaniamo in attesa delle novità che presto arriveranno, pronti a fare la nostra parte per sostenere questo ambizioso quanto fondamentale percorso, partendo dall’attenzione ai particolari perché seppur difficili da notare e spesso sottovalutati, sono piccoli passi che silenziosamente ci avvicinano alla meta; come diceva qualcuno “ogni passo deve essere lui stesso uno scopo, nello stesso momento in cui ci porta avanti”.

Eva Squarcia
Senior Sales Manager Energy – Leyton Italia

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Eva Squarcia

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Senior Sales Manager Energy

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