Start up: 550 milioni stanziati per lo sviluppo delle newco italiane

  • Di Erica Rizzo
    • 23 Mar 2023
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startup italia

L’obiettivo M2C2.5 del Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza (PNRR) ha puntato molto sull’evoluzione del tessuto economico Italiano ed interviene concretamente per dare un sostegno alle piccole e medie imprese del Made in Italy.

Un occhio di riguardo è riservato alle startup che, sul suolo nazionale, sono sempre più numerose ed ambiziose. Il loro successo sembra essere molto contagioso: dalla Silicon Valley a Berlino, da Tel Aviv a Shanghai, le startup stanno rivoluzionando l’economia globale, dimostrando di essere ormai il vero futuro del mondo degli affari.

Anche l’Italia sembra seguire la tendenza internazionale, infatti negli ultimi 10 anni si è registrata una crescita esponenziale nel settore, arrivando a contare ad oggi 14.742 startup innovative. Nonostante il lieve calo registrato rispetto agli anni precedenti (-10% rispetto al 2021), nel 2022 sono state 1.916 le nuove imprese iscritte alla sezione speciale delle Camere di Commercio.

Questa crescita è il grande motore della ripresa post Covid perché, se c’è una cosa che la pandemia ha dimostrato, è che la maggior parte delle startup sono in grado di resistere alle crisi e di trovare nuove opportunità anche nei momenti più difficili.

Grazie alla loro flessibilità e rapidità nel cogliere i cambiamenti del settore, molti imprenditori hanno saputo reinventarsi, trovando soluzioni in risposta a nuovi mercati, sfruttando soprattutto le nuove tecnologie. La prevalente propensione all’innovazione, un’età media del management più bassa e una maggiore attenzione ai temi della sostenibilità sono tutte caratteristiche delle nuove realtà imprenditoriali che continuano ad apportare ricchezza e competitività al sistema.

Questo grande sviluppo è il protagonista della transizione digitale ed ecologica a cui ambisce il PNRR perché, non soltanto assistiamo alla continua nascita di startup, ma queste hanno creato un vero effetto domino sull’intera economia poichè, se le grandi aziende vogliono sopravvivere, sono “costrette” a rinnovarsi per adattarsi alle nuove esigenze generate dalla creatività dei nuovi giovani imprenditori.

Un’impresa che vuole crescere, sia in termini strutturali che di fatturato, deve necessariamente accogliere quelle che sono le sfide del nuovo panorama socioeconomico, attuando una vera e propria trasformazione aziendale, che passa dallo svecchiamento delle attività manageriali, all’applicazione pratica delle moderne tecnologie.

Possiamo sostenere di essere di fronte ad una rivoluzione strategica di gestione della vita economica di un’impresa, ampiamente sostenuta dal Governo e dalle direttive Europee, anche attraverso l’emissione di risorse economiche rivolte al potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione.

Il supporto da parte degli organi istituzionali diventa fondamentale se analizziamo l’aspetto più importante legato allo sviluppo delle startup, ossia la capacità finanziaria disponibile per poter creare e realizzare la propria idea imprenditoriale.

Dai dati forniti dal Registro delle Imprese in merito alla classe capitale delle nuove imprese, possiamo notare come soltanto una piccola percentuale gode di importanti capacità economiche che permettono alle startup di sostenersi nel medio – lungo periodo, senza ricorrere ad aiuti esterni.

digital transition fund

La stragrande maggioranza delle startup costituite dal 2013 ad oggi (circa l’84%), hanno registrato un capitale sociale massimo di 50mila euro. Risorse appena sufficienti per l’avvio dell’attività.

Di conseguenza, cercare altre forme di sostentamento è quasi un obbligo.

Aiuti alle startup da parte degli Enti Pubblici

In questo contesto, risulta essenziale anche l’intervento da parte degli enti pubblici nel definire degli aiuti destinati al sostegno della crescita delle startup.

Le misure agevolative emesse negli ultimi anni hanno subito una modifica sostanziale, differenziandosi dalla vecchia maniera di elargire sostegni finanziari.

Infatti, sono sempre meno le pubblicazioni dei classici bandi ministeriali con cui sono concesse agevolazioni sotto forma di contributi a fondo perduto e aumenta lo spazio assegnato ad altre forme di aiuto alle imprese, quali finanziamenti a tasso agevolato e operazioni di Venture Capital, ossia “apporti di capitale di rischio da parte di un fondo di investimento per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo, innovazione ed attrattiva”.

La spiegazione di questo cambiamento si deduce dalla precedente analisi: l’attenzione si è spostata sull’organizzazione delle imprese che, dal 2021, vede l’ingresso di nuovi attori in gioco che svolgono un ruolo fondamentale per il sostentamento delle startup, rendendo il loro ecosistema più maturo e complesso.

Dagli incubatori agli acceleratori, dai fondi di venture capital alle piattaforme di crowdfunding, le startup hanno oggi a disposizione un’ampia gamma di strumenti per crescere e svilupparsi. Soprattutto questi, sono attori che guardano con molto interesse al fenomeno delle startup, cercando di individuare il nuovo unicorno su cui investire il proprio capitale.

Ed è proprio questa nuova modalità di investimento che oggi attira l’attenzione di tutti gli stakeholders che ruotano attorno al mondo delle startup.

Solo nel 2022, sono stati investiti 1,8 miliardi di euro in imprese innovative e scale up, per un totale di 323 deals, molti dei quali hanno segnato cifre sopra i 100 mila euro. Un anno eccezionale per la crescita economica del Paese.

Crunchbase e CB Insights evidenziano un trend in crescita e i dati forniti dalle loro analisi attestano che il 73% degli investimenti sono stati effettuati a supporto del lancio dell’attività.

I settori che hanno sviluppato maggiore interesse sono:

  • IT
  • biotecnologie
  • settore sanitario
  • fintech
  • produzione industriale
start up

Se analizziamo la figura dell’investitore invece, possiamo affermare che il primato assoluto per il 2022 va a Cdp Venture Capital, seguito da Azimut, LIFTT e LVenture Group. Soprattutto attraverso l’azione di Cdp, è stato possibile creare una rete di sinergie tra aziende ed investitori, che ha portato allo sviluppo e al consolidamento di importanti realtà.

L’unica nota dolente di questo nuovo scenario è che lo sviluppo delle startup deve transitare dalle scelte di pochi investitori e deve avere le capacità di emergere tra le centinaia di nuove attività che cercano di affermare il proprio progetto imprenditoriale.

Start up: al via il Digital Transition Fund

A seguito di questa analisi, è facilmente comprensibile l’ultima iniziativa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che, di concerto con Cassa depositi e Prestiti, ha destinato ben 2,5 miliardi a sostegno delle imprese italiane che vogliono investire in tecnologie digitali e migliorare la loro competitività sul mercato globale, ricorrendo agli strumenti messi a disposizione da investitori terzi.

In particolare, il decreto pubblicato il 15 marzo 2023 ha stanziato 550 milioni di euro per dare avvio al Digital Transition Fund, rivolto alle startup Innovative e con cui saranno finanziati progetti nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, dell’IoT, dell’Industria 4.0, dell’assistenza sanitaria, del fintech, della cybersecurity e della blockchain.

I settori destinatari di queste risorse sono proprio quelli attraverso cui le aziende possono intraprendere la loro trasformazione nell’ottica di avviare un processo di transizione digitale e divenire così le nuove aziende del futuro.

Il Digital Transition Fund è gestito da CDP Venture che avrà l’oneroso compito di selezionare i progetti che saranno valutati in base alla loro qualità e all’effetto che la loro realizzazione avrà sulla crescita economica e sull’andamento occupazionale del Paese.

Il fondo opera attraverso la partecipazione di diverse organizzazioni, come banche, investitori privati, istituzioni pubbliche e organizzazioni non profit e gli investimenti seguiranno le modalità tipiche del Venture capital, ossia investimenti diretti e indiretti attraverso strumenti di equity, quasi equity, debito e quasi debito.

La presentazione dei progetti potrà avvenire in risposta a specifici “inviti a presentare opportunità di investimento” e dovranno essere presentati da investitori certificati, per cui sarà essenziale per le startup, andare alla ricerca di potenziali investitori a cui vorranno affidare i loro progetti di sviluppo per poter accedere al Fondo e ottenere le risorse finanziarie giudicate ammissibili.

Nuove opportunità per le startup italiane

Il Digital Transition Fund rappresenta un’importante opportunità per realizzare l’aumento di valore del nostro ecosistema imprenditoriale, raggiungendo gli ambiziosi traguardi dettati dal PNRR.

Diventa uno strumento rilevante non solo per gli investitori che possono beneficiare di una disciplina e di una guida per la gestione dei loro investimenti, ma anche per tutti gli stakeholders interessati.

Costituisce un grande vantaggio per le imprese italiane, che possono accelerare la loro trasformazione digitale e rimanere competitive sui mercati internazionali.

Ma soprattutto, è uno strumento fondamentale per lo sviluppo delle startup italiane, perché permetterebbe loro di raggiungere una stabilità e assicurarsi una posizione nel palcoscenico economico mondiale.

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Erica Rizzo

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