Piano Transizione 4.0: una revisione per incentivare gli investimenti sui beni immateriali

  • Di Andrea Donati
    • 23 Mag 2023
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Piano Transizione 4.0

Il Ministro per le Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, ha presentato al convegno per la presentazione del Rapporto sul Mercato Digitale di Anitec-Assinform del 22 novembre 2022 un messaggio che sottolinea la necessità di una revisione del Piano Transizione 4.0 al fine di stimolare gli investimenti soprattutto per in beni immateriali.

Il Ministro ha evidenziato l’importanza di una revisione del Piano per recepire le esigenze imposte dal contesto economico attuale e per meglio indirizzare le strategie di investimento delle imprese. Secondo i dati diffusi dal Mise sull’utilizzo degli strumenti di Transizione 4.0, le imprese hanno concentrato i loro investimenti principalmente sui beni materiali, trascurando gli investimenti in soluzioni software 4.0. Urso ha avvertito che le imprese rischiano di non cogliere i benefici della rivoluzione industriale, imperniata sugli aspetti immateriali, se non investono in elementi come la potenza di calcolo e la connettività, il cloud computing, la capacità di estrarre valore dai dati raccolti e la cybersecurity. Il Ministro ha affermato che il Piano Transizione 4.0 richiede una profonda revisione, poiché non si discosta molto dall’impostazione del 2017 e, a distanza di oltre 6 anni, necessita di adeguarsi alle esigenze imposte dal mutato contesto economico.

A sostegno di quanto sostenuto dal Ministro va posto l’attenzione al report pubblicato dal Ministero delle imprese e del made in Italy nel novembre scorso. Gli unici dati disponibili si riferiscono ai crediti maturati nel corso del periodo d’imposta 2020, per un totale di 2,2 miliardi di euro. Di questi, 963 milioni di euro fanno capo ai beni materiali 4.0, 805 milioni di euro, mentre sono decisamente trascurabili gli apporti dei beni immateriali 4.0 (20 milioni di euro).

Piano Transizione 4.0: il quadro generale

Guardando il quadro nel suo complesso, ci vengono in soccorso i dati elaborati dal Centro Studi di Ucimu, i quali ci mostrano come nel 2022 la produzione si è attestata a 7.255 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2021 pari al 14,6%.

Secondo tale analisi, nel 2023 la produzione crescerà a 7.565 milioni (+4,3% rispetto al 2022), in virtù dell’incremento registrato dalle esportazioni, che si attesteranno a 3.375 milioni di euro (+3,1%), e dalle consegne dei costruttori sul mercato interno, che sono attese in crescita del 5,3% a 4.190 milioni di euro. Anche il consumo continuerà a crescere, attestandosi a 6.820 milioni di euro, pari al 3,7% in più rispetto al 2022.

Il fenomeno avviato grazie all’introduzione delle agevolazioni fiscali ha prodotto diversi effetti positivi per il mercato del lavoro con risultati importanti che evidenziano come sia importante evitare di fermare o rallentare troppo l’innovazione, in quanto ciò potrebbe provocare danni gravi, considerando che il percorso da compiere è ancora lungo. È fondamentale ricordare che l’innovazione è il frutto di un processo continuo nel tempo e non di un’azione isolata, e che ogni attività innovativa genera altre opportunità. Pertanto, ridurre o bloccare gli incentivi rischia di tagliare indiscriminatamente i germogli dell’albero, proprio mentre stiamo osservando i suoi primi segni di crescita. Invece, sarebbe preferibile adottare una potatura selettiva per favorire il percorso di sviluppo.

L’assetto attuale delle aliquote in vigore dal 1° gennaio 2023 vede un dimezzamento delle aliquote rispetto al 2022. Una situazione che ha spinto le imprese ad anticipare gli ordini nel quarto trimestre 2022 – quando la domanda ha fatto registrare un vero e proprio boom – per godere dell’aliquota al 40%. “Nell’ultimo trimestre 2022 abbiamo registrato un aumento degli ordini del 5,4% rispetto a un trimestre già record”, spiega Alfredo Mariotti, Direttore Generale di Ucimu.

Una nuova versione del Piano Transizione 4.0

Proprio Ucimu ha presentato al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, una proposta di riforma del Piano Transizione 4.0. La proposta prevede il mantenimento del sistema dei crediti d’imposta con il ripristino delle aliquote del 2022 e due maggiorazioni separate.

La prima maggiorazione, denominata “bonus integrazione di fabbrica”, è rivolta alle aziende che dimostrano di cogliere appieno il valore generato dalla fabbrica fisico-digitale, sia dai dati che escono dalla fabbrica che dalla capacità delle aziende di usare questi dati per creare nuovi servizi che aumentano la competitività aziendale.

Il secondo incentivo proposto è invece un “bonus sostenibilità”, che si concentra sul concetto di sostenibilità del prodotto e del ciclo di vita della macchina e sul suo impatto sull’ambiente, in particolare sul riciclo dei materiali utilizzati per la produzione della macchina. Il vantaggio di questo bonus sarebbe che gran parte dell’onere di dimostrazione dei requisiti per accedervi sarebbe a carico del produttore del macchinario, salvaguardando l’automatismo e la semplicità di fruizione della misura.

Ci sono due temi principali sollevati da Calabrò per questa nuova versione del Piano (che il Ministro Urso in una occasione ha chiamato “Impresa 5.0“): il primo è l’accompagnamento delle realtà, soprattutto PMI, che ancora non hanno intrapreso il percorso di ammodernamento e digitalizzazione stimolato dall’introduzione del piano nel 2017. Queste realtà devono essere supportate, e la revisione del piano deve tenerne conto. “Ma dobbiamo anche considerare l’ambito applicativo, puntando maggiormente sul digitale e guardando agli investimenti green”, spiega Calabrò.

Per quanto riguarda il digitale, Calabrò ritiene che si debba lavorare sul fronte delle agevolazioni dei beni immateriali, anche attraverso l’aggiornamento delle tecnologie inserite nell’allegato B, che nonostante siano rivolte a tecnologie che abilitano la digitalizzazione, in questi anni sono state meno utilizzate e apprezzate dalle imprese.

Le prospettive future

In conclusione si avrà sempre maggior attenzione da parte del ministero nell’agevolazione delle tecnologie digitali immateriali che permettano alle aziende di controllare, gestire e utilizzare i dati come principali strumenti competitivi all’interno del mercato. In secondo luogo verrà avvicinato al progresso tecnologico dell’automazione un aspetto imprescindibile legato al risparmio energetico con un occhio al green che dovrà portare il mercato italiano verso un nuovo obbiettivo comunitario di sostenibilità e di benessere.

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Andrea Donati

Innovation Consultant

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