Regolamento UE 2023/2831: nuovo regolamento “de minimis”

  • Di Centro Studi
    • 21 Dic 2023
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Regolamento UE 2023/2831

Nuovo Regolamento De Minimis

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il nuovo Regolamento De Minimis (Regolamento UE n. 2023/2831) che, rimarcando le orme dell’ormai vecchio regolamento 1407/20213, troverà applicazione a partire dal 1°gennaio 2024 e fino al 31 dicembre 2030.

Il nuovo regolamento è frutto dell’esperienza acquisita negli anni dall’applicazione del Regolamento UE n. 1407/2013 che ha portato gli organi istituzionali dell’UE ad aumentare a 300.000€ il massimale che un’impresa può ricevere, nell’arco dei tre anni precedenti, da parte di uno stato membro.

È importante precisare, come indicato nel considerando n. 2, che il nuovo regolamento non modifica quello antecedente (ormai in scadenza), ma lo sostituisce integralmente introducendo un’importante novità contenuta al considerando n. 11:

Il periodo di tre anni da prendere in considerazione ai fini del presente regolamento dovrebbe essere valutato su base mobile. Per ogni nuova concessione di aiuti “de minimis”, si deve tener conto dell’importo complessivo degli aiuti “de minimis” concessi nei tre anni precedenti”.

Un cambio di rotta

Rispetto al Regolamento 1407/2013 si prospetta un cambio di rotta. Quest’ultimo, per ogni nuova concessione di aiuto in regime “de minimis”, teneva in considerazione l’esercizio finanziario in questione e i due esercizi finanziari precedenti. Quindi, la verifica del plafond residuo in relazione a un nuovo aiuto concesso nel corso del 2023 doveva tener conto sia degli aiuti concessi fino a quel momento durante l’anno 2023 sia degli aiuti concessi per gli anni 2022 e 2021.

Con decorrenza dal 1° gennaio 2024, invece, pare che debbano essere presi in considerazione  gli aiuti concessi nei tre anni precedenti (2023, 2022 e 2021). Non è ancora chiaro se gli aiuti concessi nel corso dell’anno 2024 debbano essere considerati o meno. Da un’interpretazione letterale parrebbe di no, ma, la mancata considerazione dell’anno in corso, ad avviso di chi scrive, sacrificherebbe l’essenza stessa del limite “de minimis” inteso come plafond.

Se così fosse le imprese, a fronte di un aumento di 100.000€ del plafond disponibile, perderebbero il c.d. “effetto svuotamento” che consiste nel recuperare la porzione di fondo bloccato riferibile agli aiuti concessi nell’anno più remoto dei due precedenti presi in considerazione. Ad esempio, se un’impresa ha ottenuto 60.000€ di aiuti in regime de minimis nel corso dell’anno 2021, tale porzione di fondo continuerà a restare impegnata e non andrà ad essere recuperata nel corso dell’anno 2024.

Su questo punto si stanno generando molteplici dubbi interpretativi e, nell’attesa di un riscontro ufficiale da parte degli organi competenti (probabilmente tramite la pubblicazione di un’apposita F.A.Q.), si sono prospettate varie teorie interpretative:

  • Si continua ad applicare lo stesso criterio adottato con il vecchio Regolamento 1407/2013: anno in corso e due anni precedenti;
  • Non si tiene conto dell’anno in corso, ma esclusivamente dei tre anni precedenti;
  • Si tiene conto dei 3 anni precedenti e degli aiuti concessi nel corso del 2024;
  • Si tiene conto dei 3 anni precedenti con decorrenza dal giorno in cui si ottiene l’ultima concessione in regime de minimis e fino ai 3 anni precedenti.

Esempi interpretativi del nuovo regolamento de minimis

Proviamo a spiegare tutte le ipotesi sopra indicate con degli esempi concreti, ipotizzando che l’impresa ALFA SRL abbia ottenuto nel corso dell’anno 2021 aiuti in regime de minimis per un importo para a 50.000€, per l’anno 2022 aiuti in regime de minimis per un importo pari a 100.000€, per l’anno 2023 aiuti in regime de minimis pari a 30.000€ e per l’anno 2024 aiuto in regime de minimis pari a 10.000€.

Declinando la fattispecie nei vari scenari, si prospetterebbero le varie situazioni (fermo retando l’importo massimo concedibile pari a 300.000€):

  • 100.000€ (anno 2022) + 30.000€ (anno 2023) + 10.000€ (anno 2024) = 140.000€. L’impresa avrà a disposizione 160.000€ di plafond residuo per l’anno 2024;
  • 50.000€ (2021) + 100.000 (2022) + 30.000 (2023) = 180.000€. L’impresa avrà a disposizione 120.000€ di plafond residuo per l’anno 2024;
  • 50.000€ (2021) + 100.000 (2022) + 30.000 (2023) + 10.000€ (2024) = 190.000€. L’impresa avrà a disposizione 110.000€ di plafond residuo per l’anno 2024;
  • In questo caso, ipotizzando che l’ultimo aiuto sia stato concesso in data 12.06.24, si andranno a conteggiare tutti gli aiuti in regime de minimis concessi fino al 12/06/21.

Non essendoci, ad oggi, un’interpretazione comune il consiglio è quello di adottare inizialmente una posizione prudenziale che tenga in considerazione gli aiuti ottenuti dal 2021 al 2024.

Ulteriori novità del nuovo regolamento de minimis

Il Regolamento, inoltre, precisa ulteriori aspetti:

  • La Commissione Europea istituirà un nuovo registro centrale degli aiuti concessi alle imprese anche a livello europeo. Il tutto sarà messo a disposizione a partire dal 1° gennaio 2026;
  • Resta in vigore il principio corollario di “impresa unica” che tiene conto delle imprese legate da almeno una relazione di collegamento. Pertanto, si procederà al calcolo degli aiuti percepiti dal tutto il complesso aziendale;
  • Gli aiuti in regime “de minimis” sono concessi nel momento in cui viene notificato il decreto di concessione (indipendentemente dalla effettiva data di erogazione degli stessi);
  • Il regolamento in esame non si applica alle imprese operanti nel settore della produzione primaria della pesca e dell’acquacoltura (incluse le imprese attive nella trasformazione e commercializzazione dei medesimi).

Il Regolamento prende in considerazione anche il caso in cui intervengano operazioni straordinarie:

  • Fusione o acquisizione: si deve tener conto di tutti gli aiuti percepito in regime “de minimis” precedentemente concessi a ciascun delle imprese partecipanti alla fusione. Gli eventuali aiuti concessi prima della fusione/acquisizione restano legittimi;
  • Scissione: l’importo degli aiuti concessi in regime “de minimi” concesso prima della scissione è imputabile all’impresa che ne ha fruito (intesa come l’impresa che rileva le attività per le quali sono utilizzati gli aiuti). Se ciò non è possibile, l’aiuto sarà ripartito in via proporzionale sulla base del valore contabile del capitale azionario delle nuove imprese alla data effettiva della scissione.

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