La riforma delle sanzioni tributarie
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La società di oggi sta affrontando una crisi energetica senza precedenti: strascichi di una pandemia globale e fattori geopolitici di varia natura hanno portato ad una rigidità dei mercati traducibile in forti aumenti del costo dell’energia, difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime e nelle importazioni delle risorse energetiche a base fossile. Un contesto, questo, che va a gravare sull’utente finale, inteso come famiglie ed imprese, incidendo in particolare sulle loro spese di climatizzazione ed illuminazione.
Si capisce, quindi, come provvedimenti relativi all’incentivazione del risparmio energetico e volti alla transizione verso energie green sostenibili risultino oggi di forte necessità ed utilità.
Risalto significativo, per ottenere una trasformazione di questo tipo, può essere dato proprio all’utente finale, immaginando quindi una produzione energetica non più basata su grandi impianti singoli, ma bensì su una produzione distribuita, di piccole dimensioni, centrata sulla figura del prosumer, ovvero quell’utente che auto-consuma l’energia che da solo produce.
Se poi consideriamo un insieme di tanti piccoli prosumer, uniti in una grande ed unica comunità, la Comunità Energetica Rinnovabile (CER), si può ottenere lo stesso risultato di una centrale di grandi dimensioni, integrando l’autosussistenza energetica per il sito produttore e la cessione alla comunità della quota in esubero.
Di qui, sono ottenibili una serie di chiari benefici dati dall’applicazione di energie rinnovabili: calo dei costi in bolletta, sviluppo economico locale, stimolo sul percorso di transizione energetica, calo delle emissioni dannose all’ambiente, aumento dell’autonomia energetica.
La risorsa energetica più interessante per questa attività è quella fotovoltaica, la più adatta ad essere applicata in realtà distribuite come aziende ed edifici residenziali, in accoppiamento con sistemi di stoccaggio elettrico per la fornitura all’utente ed alla rete elettrica anche nelle ore di non produzione. È poi necessaria l’integrazione per ogni membro della comunità di sensori e dispositivi di monitoraggio, energy box, che possano monitorare e mostrare i dati di consumo, sensibilizzare l’utente su possibili risparmi ottenibili, ed inviare i dati raccolti in una piattaforma aggregatrice cloud.
Quest’ultima consentirà ai gestori di avere una visione totale del sistema e con essa la possibilità di promuovere operazioni di risparmio, per esempio evidenziando le utenze più energivore, implementando soluzioni ed organizzando la produzione in maniera da ridurre i picchi di carico e sfruttare solo la quota energetica autoprodotta.
Le CER sono oggi una possibilità data dall’art. 42-bis del Decreto Milleproroghe 162/2019 con conversione in Legge 8/2020, che va a normare l’ipotesi di condivisione dell’energia elettrica, generata da fonti rinnovabili tra cittadini, PMI e pubblica amministrazione.
Successivamente è il D.L. 199/2021 a diventare la principale norma di riferimento nell’ambito.
Qui, le CER sono definite come soggetto giuridico che:
L’obiettivo principale deve sempre essere quello di garantire benefici ambientali, sociali ed economici comunitari, prima ancora del profitto. Pertanto non è permesso ad aziende con ATECO legati alla produzione e commercio di energia elettrica (35.11.00 e 35.14.00) di partecipare alle comunità, ma solo alle attività di fornitura di servizi e di monitoraggio.
L’aderire ad una comunità energetica permette di ottenere degli incentivi di legge per l’energia condivisa, cioè per l’energia consumata dai membri nella stessa fascia oraria di produzione.
Gli incentivi garantiti per 20 anni dalla contrattualizzazione, ed emessi dal Gestore Servizi Energetici hanno importi variabili e consultabili a questo link.
Inoltre, permette di avere una serie di benefici economici specifici come:
In alcune regioni italiane sono aperti dei bandi per ottenere bonus relativi agli avviamenti di sistemi CER.
La Regione Lazio ha aperto un bando per la redazione di studi di fattibilità tecnico-economica finalizzati alla realizzazione di CER, con stanziamento di 1 milione di euro complessivi ed un sostegno che va da un minimo di 6.000 euro fino a 13.000 euro a domanda presentata.
Oppure, la Regione Emilia Romagna apre con un bando per la costituzione delle CER mettendo a disposizione 2 milioni di euro di risorse europee. Con contributo massimo ottenibile fino a 50 mila euro.
Con lo stesso PNRR, sono stati resi disponibili 2,2 miliardi di euro a fondo perduto per lo sviluppo delle comunità energetiche per i comuni con meno di cinquemila abitanti, al fine di sostenere l’economia e lo sviluppo dei piccoli centri.
I riflettori sono ora puntati sulla pubblicazione dei decreti attuativi che dovranno definire modalità e requisiti per accedere a questi contributi di Stato. Tali decreti ministeriali, previsti per la prima metà dell’anno in corso, costituiranno una vera apertura verso l’applicazione su maggiore scala di queste comunità.
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