Imprese e open innovation: innovare conviene

  • Di Damiano Fermo
    • 27 Ago 2021
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Le grandi aziende sono dinosauri che hanno bisogno di innovazione e la possono cercare al loro interno oppure aprendosi alla condivisione. Con la formula dell’open innovation diventa maggiormente competitivo non chi produce al proprio interno le migliori innovazioni, ma chi riesce a creare prodotti e servizi innovativi modulando al meglio ciò che viene da dentro e ciò che si può ricavare dai player al di fuori del perimetro aziendale.

Sono poche le grandi aziende che hanno una platea di risorse interne talmente ampia e funzionale da non necessitare di uno scambio con l’esterno; anche queste ultime si stanno rendendo conto che i contributi esterni rappresentano uno stimolo significativo e a volte essenziale.

Le organizzazioni devono trovare il loro posto in un ecosistema di nuove partnership, attraverso il quale possono combinare i loro investimenti e sfruttare i loro punti di forza per ottenere di più di quanto potrebbero lavorando da soli.

Un mare, un deserto o una foresta pluviale risulta essere l’insieme di grandi comunità interconnesse, piante, animali e altri organismi, che prendono e alimentano il mondo naturale intorno a loro.

Allo stesso modo, in economia, imprese, industrie, enti pubblici, mondo accademico, imprese sociali, organizzazioni non governative (ONG) e consumatori si connettono e si nutrono a vicenda in un business radicalmente trasformato. Un ecosistema rappresenta una condivisione di responsabilità e di obiettivi, dove attualmente società separate e industrie operano in silos.

È fondamentale guardare oltre le proprie operazioni e attività, per collaborare con tutti gli stakeholder (clienti, investitori, partner, start-up, mondo accademico e governo). L’innovazione tecnologica infatti può nascere ascoltando in primis questo panorama di “clienti”.

Questo approccio all’innovazione permette di reinventare il business model, attingendo a ecosistemi che sono collaborativi, aperti e digitalmente maturi.

Solo chi saprà connettersi con più soggetti possibili, nella scelta delle proprie strategie, riuscirà a innovare davvero, rendendo sostenibile la sua permanenza sul mercato, capendo che non necessariamente il consumatore vuole comprare una macchina, ma sta cercando un modo semplice ed economico per spostarsi da A a B.

Chi innova punta a sconvolgere un modello economico insostenibile basato sulla proprietà di un prodotto e sull’obsolescenza programmata, spingendo verso nuove soluzioni di possesso, di condivisione e di uso as a service.

L’innovazione del proprio business richiede quindi alle organizzazioni di progettare e produrre per i bisogni non solo del proprio cliente, ma per l’intero pianeta, creando beni e servizi che stiano al mondo e non che abbiano solo mercato.

Questo tipo di innovazione, che punta alla sostenibilità della “macchina collettiva” è sostenuta dall’Europa, con misure a fondo perduto in costante aumento, probabilmente perché è l’unica prospettiva che permetterà di sviluppare ancora ricchezza, sana, per imprese che si vogliono sopravvivere nei prossimi 20 anni. L’Open Innovation sarà la nuova frontiera per

Damiano Fermo
Team Leader Business Developer – Leyton Italia

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Damiano Fermo

Team Leader Business Developer

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