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L’idrogeno è il primo elemento chimico della tavola periodica, e il più leggero. È inoltre l’elemento più abbondante dell’universo osservabile. È il principale costituente delle stelle, dove è presente nello stato di plasma e rappresenta il combustibile delle reazioni termonucleari. L’idrogeno biatomico gassoso H2 fu descritto per la prima volta da Theophrastus Von Hohenheim (meglio noto come Paracelso), che lo ottenne artificialmente mescolando metalli con acidi forti. Solo nel 1766 però, grazie a Henry Cavendish, fu riconosciuto l’idrogeno molecolare gassoso H2 come una sostanza discreta. Nonostante le numerose applicazioni, in tempi più recenti l’idrogeno fu anche protagonista del disastro aereo dell’Hindenburg (1937). Oggi, a dispetto della sua semplicità, è alla base della nuova strategia energetica che, sia a livello europeo sia a livello italiano, ha come obiettivo la decarbonizzazione e la neutralità climatica al 2050.
Difatti, nel luglio del 2020, la commissione europea ha scritto nero su bianco la propria strategia, Green Deal, per arrivare in 30 anni a non generare più emissioni nette di gas a effetto serra. Nello specifico, l’obiettivo è incrementare la quota di idrogeno nel mix energetico da poco meno del 2% al 13-14%, promuovendo lo sviluppo del continente, sfruttando anche i miglioramenti delle tecnologie disponibili in grado di abbatterne i costi. Le cifre che l’Europa, tra fondi pubblici e risorse private, può mettere in campo sono significative: si stima che per la produzione di idrogeno verde (derivante quindi da fonti rinnovabili) nei prossimi 30 anni si possano investire tra i 180 e i 470 miliardi di euro. Un primo assaggio di tali fondi sarà inserito nel prossimo programma quadro della ricerca europea (2021-2027), denominato Horizon Europe. A tal fine la Commissione ha creato anche la Clean Hydrogen Alliance, un forum aperto a istituzioni, aziende e rappresentanti della società civile con un ruolo di proposta e di stimolo. Ne fanno parte, tra gli altri, anche importanti aziende quali Bosch, Michelin, Verbund e, in ambito italiano, Snam.
In quest’ottica l’idrogeno si presenta in diverse declinazioni, ovvero materia prima, carburante, vettore e mezzo per l’accumulo di energia, e ha molte possibili applicazioni nell’industria, nei trasporti, nella generazione di energia. All’interno di questo contesto l’Italia può e deve giocare un ruolo predominante, sfruttando la propria posizione geografica, la rete infrastrutturale e le conoscenze in campo tecnologico.
Sono presenti grandi operatori e aziende nel contesto nazionale; inoltre, non bisogna dimenticare la sinergia con PMI e start up innovative, per sviluppare il settore industriale e attrarre capitali. L’aggregazione di tali attori, insieme a Università e centri di ricerca, può dar luogo a filiere con un elevato grado di completezza. Uno dei concetti chiave dei prossimi anni sarà infatti l’interdisciplinarietà, in particolare nell’ottica di sostenibilità e transizione ecologica. Tra i fondi messi a disposizione dal Recovery Plan e la prossima legge di Bilancio, il governo è intenzionato ad allocare risorse per circa 3 miliardi di euro, muovendosi su diversi direttrici:
Infine, un aiuto in termini di diffusione dell’importanza che questo elemento può giocare nel futuro può arrivare dal progetto che nel 2023 vuole creare un campionato di auto a idrogeno, che correrà in pista e tramite gli eSports, cercando di replicare il successo che sta ottenendo il campionato di Formula E.
Si chiamerà Hyraze League, di matrice tedesca, in quanto la Germania rappresenta la capofila di questo nuovo paradigma, per portare in pista berline compatte alimentate a idrogeno (Fuel Cell).
Gli amanti delle corse non avranno di che lamentarsi, in quanto la potenza (di circa 800 cv) sarà erogata da quattro motori elettrici, e le ruote sfrutteranno un sistema frenante innovativo capace di trattenere la polvere generata in fase frenante senza disperderla nell’ambiente. Al campionato fisico si affiancherà inoltre un campionato virtuale; difatti, ogni team avrà due piloti per ogni macchina. Uno gareggerà sull’asfalto vero, l’altro su quello virtuale, e i punti della classifica avranno lo stesso peso.
Insomma, per il “semplice” idrogeno si prospetta un futuro di primo piano, e viene quasi un sorriso a chiamarlo “molecola del futuro”.
Andrea Titi
Innovation Consultant Team Leader – Leyton Italia
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