Piano Transizione 5.0: al via la fase di conferma degli investimenti

  • Di Centro Studi
    • 21 Lug 2026
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Competitività e innovazione in azione

Piano Transizione 5.0: Apertura ufficiale della finestra di conferma

A partire da martedì 21 luglio 2026, si apre ufficialmente la finestra per l’invio delle comunicazioni di conferma relative agli investimenti del nuovo Piano Transizione 5.0.
Il via libera arriva con il decreto direttoriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e rappresenta la seconda fase cruciale per le imprese che hanno già ottenuto esito positivo alla comunicazione preventiva.

Questo passaggio non è un semplice adempimento procedurale: sancisce infatti l’avvio operativo del percorso che porta alla fruizione dell’agevolazione, rendendo effettivi gli investimenti programmati.
Proprio per questo assumono rilievo le nuove regole operative introdotte dal decreto.

Piano Transizione 5.0: Le novità operative della fase di conferma

La funzionalità per la comunicazione di conferma è attiva nell’Area Clienti della piattaforma GSE.
Le imprese devono attestare l’avvenuto pagamento degli acconti pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione di ciascun bene agevolato.

Un aggiornamento importante riguarda i beni in leasing: in questi casi non è richiesto l’acconto del 20%, ma è sufficiente la sottoscrizione del contratto.
Per gli oneri accessori (come spese di installazione o collaudo), l’acconto può essere versato direttamente al fornitore del bene principale, semplificando così la gestione amministrativa sulla piattaforma.

Termini e scadenze: 60 giorni per la conferma

Un punto critico da considerare è il termine dei 60 giorni per l’invio della conferma.
Il conteggio decorre dalla data di ricezione della ricevuta della comunicazione preventiva, e non dall’apertura della piattaforma.
Secondo le prime anticipazioni, il calcolo potrebbe essere uniformato ai giorni di calendario, eliminando l’ambiguità tra giorni lavorativi e solari.

In questa fase le imprese possono:

  • ridurre gli importi degli investimenti;
  • modificare la data presunta di completamento;
  • non modificare invece l’aliquota di ammortamento, che resta vincolata alla natura del bene.

Questa fase, pur essendo operativa, apre riflessioni più ampie di tipo strategico e fiscale, legate alla pianificazione temporale della fruizione del credito d’imposta.

Pianificazione fiscale: scegliere il momento di utilizzo del credito

Una delle principali novità del Piano Transizione 5.0, che lo distingue dai precedenti modelli Industria 4.0, è la possibilità per le imprese di decidere il momento effettivo di fruizione del beneficio fiscale.

Se in passato l’agevolazione scattava automaticamente al momento dell’interconnessione, oggi la maturazione del credito è subordinata alla “comunicazione di esito positivo” rilasciata dal GSE dopo l’invio della comunicazione di completamento.

Poiché quest’ultima deve essere trasmessa entro il 15 novembre 2028, le aziende dispongono di un ampio margine di flessibilità strategica.
Ad esempio, un’impresa che prevede una perdita nel 2026 può decidere di rinviare la conclusione formale al 2028, facendo così cadere la maturazione del credito d’imposta in un esercizio più favorevole dal punto di vista fiscale.

Una leva quindi potenzialmente efficace di ottimizzazione finanziaria, anche se restano da definire eventuali limiti interpretativi che l’Amministrazione Finanziaria potrebbe introdurre per evitare usi elusivi dello strumento.

Software, revamping e beni complessi: cosa cambia nel Piano Transizione 5.0

Il decreto introduce chiarimenti rilevanti riguardo a software, revamping e beni complessi. Si tratta di aspetti che, negli ultimi mesi, avevano generato dubbi e incertezze tra operatori e imprese.

Software

Sono ammissibili all’agevolazione solo le licenze capitalizzabili e iscritte a bilancio (CAPEX).
Restano esclusi i costi operativi (OPEX) tipici dei modelli Software-as-a-Service (SaaS) non capitalizzabili.

Revamping

Il revamping è ammesso sia nella versione tecnologica sia in quella “green”, finalizzata al monitoraggio dei consumi energetici.
In questo caso è necessario assicurare lo scambio bidirezionale dei dati.
Non è invece richiesto dimostrare un miglioramento specifico dell’efficienza energetica.

Beni complessi

Gli impianti composti da più unità funzionali – ad esempio le linee di confezionamento – richiedono un’attenzione particolare.
Sulla piattaforma GSE, ogni componente autonoma deve essere indicata in una riga separata.
In questo modo si garantisce una corretta gestione dei dati e dei costi.

Questa suddivisione permette una corretta imputazione dei costi nelle diverse annualità, dal 2026 al 2028.
La distinzione è essenziale, poiché le aliquote variano di anno in anno.

Infrastrutture digitali (Gruppo 4)

Server e reti industriali rientrano esplicitamente nell’iperammortamento.
Non è richiesto il rispetto dei classici requisiti “5+2”.
Tuttavia, i beni devono risultare interconnessi e funzionali al funzionamento degli altri beni agevolabili oppure all’esecuzione dei software correlati.

Perizia tecnica e certificazione obbligatoria

Per tutti gli investimenti, indipendentemente dall’importo, rimane obbligatoria la perizia tecnica asseverata.
Il tecnico certificatore deve attestare non solo l’interconnessione, ma anche la funzionalità del bene rispetto al processo produttivo.
Particolare attenzione va posta per le infrastrutture digitali, dove la distinzione tra uso amministrativo e produttivo può risultare complessa.

Transizione 4.0 e 5.0: possibili migrazioni e scenari futuri

Il MIMIT potrebbe introdurre una linea di demarcazione tra il vecchio regime Transizione 4.0 e il nuovo Piano Transizione 5.0.
Questa soglia sarebbe identificata con l’invio della comunicazione di completamento.

In pratica, il passaggio al nuovo sistema resterebbe possibile solo per le imprese che si trovano ancora nella fase preventiva o in quella di conferma del piano precedente.

Si tratta di un chiarimento molto atteso, segnale dell’elevato interesse che il mercato sta mostrando verso la misura.
Ad oggi sono già stati richiesti oltre 1 miliardo di euro di incentivi, a fronte di una dotazione complessiva pari a 9,8 miliardi.
Il Piano Transizione 5.0 si conferma così uno strumento centrale per la modernizzazione del sistema produttivo italiano.

Un interesse che, con ogni probabilità, è destinato a crescere ancora.
A favorirne la diffusione contribuiscono l’assenza di un tetto rigido di spesa e il meccanismo di monitoraggio dei flussi previsto fino al 2034.

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