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La Legge n. 199/2025 introduce un’importante innovazione in materia di previdenza complementare: l’adesione automatica tramite silenzio-assenso.
Non è un semplice aggiustamento normativo. Si tratta di una riforma strutturale che incide sull’organizzazione aziendale e sulla gestione amministrativa del personale.
Il meccanismo del silenzio-assenso, già conosciuto nel sistema previdenziale italiano, viene ora rafforzato e reso più stringente. Le conseguenze interessano direttamente aziende, consulenti del lavoro, uffici HR e lavoratori.
Il cuore della riforma riguarda la riduzione dei tempi concessi ai neoassunti per decidere la destinazione del TFR maturando.
Fino al 30 giugno 2026, il dipendente aveva sei mesi dalla data di assunzione per effettuare la scelta. Dal 1° luglio 2026, invece, per i lavoratori del settore privato alla prima assunzione, il termine diventa di soli 60 giorni.
In questo periodo, il lavoratore può:
Se entro 60 giorni non viene trasmessa alcuna scelta, scatta l’adesione automatica. Il TFR maturando confluisce quindi nel fondo pensione collettivo previsto dal contratto collettivo o, in assenza di accordi, nel fondo residuale di categoria (ad esempio, Fondo Cometa per il settore metalmeccanico).
Un caso particolare riguarda i lavoratori che hanno già svolto precedenti rapporti di lavoro e risultano iscritti a un fondo pensione.
Per questi soggetti, l’automatismo non si applica. Tuttavia, dovranno comunque comunicare al nuovo datore di lavoro, entro 60 giorni, la destinazione del TFR maturando, salvo abbiano riscattato integralmente la posizione precedente.

La riduzione dei termini impone ai datori di lavoro un presidio più rigoroso dei processi di gestione e un controllo costante delle nuove scadenze.
Ecco le principali attività da pianificare:

Per gestire la riforma in modo efficiente, gli uffici del personale dovrebbero adottare una check-list interna di riferimento.
Queste azioni permettono di evitare errori e contestazioni, assicurando il rispetto delle nuove disposizioni entro i tempi previsti.
La nuova normativa non consente ritardi. Il termine dei 60 giorni decorre automaticamente e non si sospende durante periodi di prova, ferie o sospensioni temporanee del rapporto.
La mancata organizzazione può generare errori nei versamenti, richieste di rettifica o contestazioni da parte dei lavoratori. Tutto ciò può tradursi in maggiori costi e responsabilità per le imprese.
Per le aziende, la parola d’ordine è preparazione.
Aggiornare modulistica, regolamenti interni e flussi di comunicazione con i nuovi assunti diventa essenziale per affrontare una riforma che, pur promuovendo la diffusione della previdenza integrativa, impone obblighi stringenti sin dal primo giorno di lavoro.
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