Pacchetto Omnibus e Bilancio di Sostenibilità: cosa cambia per le aziende?

  • Di Lara Ghidelli
    • 18 Mar 2025
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Pacchetto Omnibus e Bilancio di Sostenibilità

Sostenibilità: una delle parole più ricorrenti degli ultimi tempi. Da un punto di vista normativo, però, questo tema si associa spesso a una grande confusione, soprattutto per le aziende. Facciamo un po’ di chiarezza sul pacchetto Omnibus e sul Bilancio di Sostenibilità.

Il 6 settembre 2024 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 125/2024, che, convertendo la Direttiva Europea CSRD 2464/2022, introduce per molte aziende italiane nuovi obblighi in fatto di rendicontazione di sostenibilità, stabilendo le linee guida per una corretta definizione delle performance ESG aziendali.

Nella giornata di mercoledì 26/2/2025 la Commissione Europea ha presentato il Pacchetto Omnibus, contenente una proposta di modifica dell’attuale legislazione che, se confermata, andrebbe a ridurre, posticipare o eliminare gli obblighi normativi per una serie di aziende.

La notizia ha attirato l’attenzione di molti, ma è bene chiarire che si tratta di una proposta che non modifica in alcun modo gli obblighi normativi attualmente vigenti in Italia. Inoltre, le modifiche proposte, qualora accolte, dovranno seguire l’iter legislativo europeo e solo dopo essere state approvate potrebbero essere recepite tramite Decreto Legislativo nazionale: in termini di tempo, ciò si traduce in anni.

Quindi, la CSRD 2464/22 e il D.lgs. 125/24 rimangono attualmente gli unici riferimenti normativi per le aziende italiane in tema di sostenibilità.

A partire dal 2025, il D.lgs 125/24 rende soggetti obbligati alla pubblicazione del Bilancio di Sostenibilità, entro il 2026 con riferimento ai dati relativi all’annualità in corso, le imprese e i gruppi imprenditoriali con più di 250 dipendenti, con un fatturato di almeno 50 milioni di euro e/o uno stato patrimoniale del valore di 25 milioni.

Il Bilancio di Sostenibilità

Le aziende ricadenti in suddetti parametri dovranno quindi, a partire dal prossimo bilancio di esercizio, redigere un Bilancio di Sostenibilità, fornendo informazioni dettagliate sui propri impatti ambientali (per esempio, le emissioni di gas serra, il consumo di risorse naturali, la gestione dei rifiuti), sugli aspetti sociali (le condizioni di lavoro, le relazioni con le comunità locali, le iniziative in merito a diversità e inclusione, ecc.) e sulla propria governance (i modelli, i sistemi di gestione dei rischi, e così via).

Una delle novità più importanti introdotte da CSRD e D.lgs.125/24 è il concetto di analisi di materialità e conseguente matrice di doppia materialità. Quest’ultima è uno strumento impiegato nella rendicontazione di sostenibilità per analizzare e ordinare i temi rilevanti che incidono su un’organizzazione e sui suoi stakeholder. Si fonda appunto sul principio della doppia materialità, che distingue due prospettive principali:

  • Materialità finanziaria (o “outside-in”): analizza come i fattori ambientali, sociali e di governance possano condizionare la solidità economica e le prestazioni finanziarie dell’azienda nel breve, medio e lungo periodo.
  • Materialità d’impatto (o “inside-out”): si concentra sugli effetti, positivi e negativi, che l’azienda genera sulla società e sull’ambiente.

Il Bilancio di Sostenibilità è dunque un documento fondamentale per le imprese che iniziano un percorso di sostenibilità e decarbonizzazione: deve fornire un quadro completo delle performance aziendali sugli aspetti ESG, descrivendo i risultati raggiunti e delineando un percorso strategico di costante miglioramento.

Le finalità di questa rendicontazione sono molteplici: innanzitutto, la trasparenza. Il Bilancio di Sostenibilità consente agli stakeholder interni ed esterni all’organizzazione (ovvero gli investitori, i dipendenti, i clienti, le comunità locali) di comprendere le attività e le strategie aziendali in materia di sostenibilità.

Inoltre, le imprese vengono richiamate alle proprie responsabilità, perché devono rendere conto delle proprie azioni e dei loro effetti su ambiente e società.

Infine, il Bilancio di Sostenibilità fa sì che le imprese intraprendano un percorso di miglioramento continuo, favorendo l’identificazione delle aree di miglioramento e l’adozione di pratiche di decarbonizzazione.

Un lungo percorso

La sostenibilità non è un tema nuovo nell’Unione Europea: già negli anni ’90 vennero emanate le prime direttive, che riguardavano specifici settori come ambiente e salute e sicurezza sul lavoro.

Nel 2014 c’è stata una vera e propria svolta con l’adozione della NFRD (Non-Financial Reporting Directive). Questa misura infatti introduceva per le grandi imprese quotate l’obbligo di divulgare informazioni non finanziarie nel loro bilancio di esercizio: la rendicontazione di sostenibilità diventava un requisito legale.

Bisogna però aspettare fino al 2023, quando entra in vigore la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) 2464, per avere dei requisiti stringenti e standardizzati per la divulgazione delle informazioni di sostenibilità. Questa nuova direttiva, inoltre, amplia l’ambito di applicazione della precedente NFRD, estendendo gli obblighi di rendicontazione a un numero maggiore di imprese, incluse le PMI quotate. Ma non è tutto: come per i bilanci finanziari, anche le informazioni di sostenibilità devono essere verificate da un revisore legale o da un altro esperto indipendente.

L’Italia recepisce questa direttiva attraverso il Decreto legislativo 125/2024, che delinea gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità a partire dal 2025 per le grandi imprese, ovvero le società di capitali con più di 250 dipendenti, un attivo totale superiore a 25 milioni di euro o un fatturato netto superiore a 50 milioni di euro, e a partire dal 2026 alle PMI quotate e agli Enti di credito e imprese di assicurazione.

I vantaggi del Bilancio di Sostenibilità

La Direttiva CSRD 2464/22 e il D.lgs. 152/24 hanno sicuramente un impatto sulle aziende italiane: il Bilancio di Sostenibilità offre infatti diverse opportunità, sotto molteplici punti di vista.

In primis, sarà necessario sviluppare nuove competenze in termini di sostenibilità e rendicontazione ESG e questo porterà ad una maggiore consapevolezza del proprio impatto ambientale e dei propri consumi.

Inoltre, dovendo rendicontare anche gli impatti ambientali e sociali lungo l’intera catena del valore, le imprese coinvolgono i propri fornitori e clienti dimostrando il proprio impegno nella sostenibilità.

Questo impegno contribuisce a migliorare la propria reputazione, aprendo così nuove possibilità di business e nuovi mercati: sempre più consumatori e investitori sono attenti alle tematiche ESG.

Il Bilancio di Sostenibilità: una mossa vincente per la propria azienda

Il Bilancio di Sostenibilità è quindi una grande opportunità per le imprese: adottando pratiche sostenibili, rendicontando in modo trasparente i propri impatti e i propri progressi in ambito ESG, le aziende possono contribuire a un futuro più sostenibile per la crescita aziendale e, al tempo stesso, creare un valore duraturo per tutti gli stakeholder e per la propria catena del valore. Iniziare oggi con un percorso di sostenibilità e decarbonizzazione permette inoltre di distinguersi sul mercato.

Tuttavia, confrontarsi con la normativa di riferimento può essere una vera sfida per le aziende. Per questo motivo, e considerando l’importanza strategica del tema, è consigliabile affidarsi a dei consulenti esperti, che possano certificare sia il Bilancio di Sostenibilità che i risultati ottenuti, garantendo la conformità verso la normativa. Soltanto così si può essere certi di aver fatto una mossa vincente per la propria azienda, la rete nella quale opera e il futuro di tutti.

Author

Lara Ghidelli

Sustainability & Marketing Designer

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