Transizione 5.0 e Iperammortamento

  • Di Centro Studi
    • 16 Apr 2026
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Impianto fotovoltaico industriale con pannelli prodotti in Europa.

Svolta per gli “Esodati” e addio definitivo al Vincolo “Made in EU”

Transizione 5.0 e Iperammortamento segnano una nuova fase per gli incentivi all’industria italiana. Il complesso percorso degli incentivi per l’industria italiana ha raggiunto, nelle ultime ore, un punto di svolta decisivo.

Dopo settimane di forti tensioni e timori per un possibile blocco degli investimenti, il Governo è tornato sui propri passi, raddrizzando la rotta sia sul fronte degli “esodati” del 2025, sia sulla piena operatività del nuovo iperammortamento 2026-2028.

Questa mossa mira a ripristinare la fiducia tra Stato e imprese e a riattivare un clima di stabilità nelle politiche industriali.

“Pax Industriale”: il salvataggio degli esodati di Transizione 5.0

La questione più urgente riguardava circa 19.000 imprese che nel 2025 avevano presentato domanda per i crediti d’imposta di Transizione 5.0.

In totale, questi progetti avevano attivato investimenti per oltre 9 miliardi di euro.

Quando il plafond originario di 2,5 miliardi si era esaurito il 7 novembre 2025, molte aziende erano rimaste sospese in un limbo normativo.

Il Decreto Fiscale del 27 marzo 2026 aveva inizialmente ridotto il credito al 35% dell’importo spettante. Questa misura aveva di fatto trasformato gli incentivi in un vero e proprio “micro-bonus

Per i progetti con minore risparmio energetico, l’aliquota effettiva era scesa addirittura al 12,25%. Si tratta di un valore persino inferiore al 20% previsto dal piano Transizione 4.0.

Inoltre, erano state escluse dal beneficio le spese per fonti rinnovabili (FER) e formazione.

Dopo un vertice d’urgenza al MIMIT con Confindustria e le principali sigle datoriali, il Governo ha annunciato una revisione sostanziale. L’accordo prevede:

  • il 100% del credito riconosciuto per FER e formazione;
  • il 90% del credito originario per i beni strumentali.

Per finanziare l’intervento, le risorse per il 2025 saliranno a 4,25 miliardi di euro. L’importo comprende 1,3 miliardi già stanziati e 200 milioni aggiuntivi destinati alle FER. Tale correzione sarà formalizzata nella fase di conversione in legge del decreto al Senato.

Transizione 5.0 e Iperammortamento 2026-2028: stop al vincolo “Made in EU”

Parallelamente, il Governo ha sbloccato il nuovo piano di iperammortamento. L’agevolazione si applica agli investimenti realizzati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.

Il principale ostacolo, la clausola “Made in Europe”, impediva di agevolare macchinari prodotti fuori dall’UE, limitando l’accesso a tecnologie avanzate.

Con l’articolo 7 del Decreto Legge 38/2026, tale vincolo è stato ufficialmente eliminato con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026.

Le imprese possono dunque acquistare beni materiali e immateriali 4.0 da qualunque Paese, purché destinati a stabilimenti situati in Italia.

Rimane solo un’eccezione: per gli impianti fotovoltaici resta l’obbligo di componenti prodotti in UE, con un’efficienza minima del 23,5% per le celle.

Il Governo ha inoltre potenziato il fondo complessivo per l’iperammortamento, portandolo a 9,7 miliardi di euro (8,3 miliardi iniziali + 1,4 miliardi del Decreto Fiscale).

Le incertezze ancora aperte: collaudi, cloud e calendario politico

Nonostante i progressi, permangono nodi tecnici e procedurali. Uno dei più rilevanti riguarda la definizione di “completamento dell’investimento”. La normativa, richiamando l’articolo 109 del TUIR, lega l’effettuazione all’atto di consegna o spedizione del bene.

Tuttavia, se il trasferimento di proprietà dipende da un collaudo successivo, sarà quest’ultimo a determinare l’anno di competenza (2025 o 2026-2028).

Un ulteriore ritardo deriva dall’attesa del decreto attuativo MIMIT-MEF, necessario per l’attivazione della piattaforma di prenotazione. Il Governo avrebbe deciso di attendere l’esito del referendum sulla giustizia del 22-23 marzo per evitare ritardi nei lavori parlamentari.

Sul fronte digitale emerge però una notizia positiva: i software in modalità cloud (as-a-service) dovrebbero rientrare tra i beni immateriali agevolabili, riconoscendo i canoni di abbonamento come spese ammissibili, superando così il limite legato all’assenza di ammortamento tradizionale.

Le reazioni del mondo industriale

Il cambio di rotta del Governo è stato accolto con sollievo e soddisfazione dalle associazioni imprenditoriali.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha elogiato l’impegno nel salvaguardare gli investimenti programmati, mentre Giuseppe Pasini (Confindustria Lombardia) ha definito il provvedimento una misura che “ristabilisce la fiducia tra Stato e imprese”.

Resta alta però l’attenzione sui tempi di attuazione. Come ha ricordato Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria, i mesi d’incertezza hanno già inciso sugli ordini e sulla competitività internazionale.
Le imprese attendono ora le comunicazioni formali del GSE entro il 30 aprile, sperando in una conferma definitiva delle nuove aliquote e nella ripartenza di una stagione di investimenti che, tra Transizione 5.0 e Iperammortamento, vale complessivamente quasi 14 miliardi di euro.

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