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Il Piano Transizione 5.0 ha visto la luce nel nostro ordinamento grazie all’articolo 38 del Decreto-Legge del 2 marzo 2024, n.19, convertito con modificazioni, dalla Legge 29 aprile 2024, n.54. Pur tracciando una linea di continuità con quanto già attuato con il Piano Transizione 4.0 (da cui trae, sostanzialmente, le fondamenta) richiama l’attenzione delle imprese italiane ad attuare investimenti che comportino un sensibile miglioramento dell’efficienza energetica (3% o 5%) dei cicli produttivi e/o al ricorso di nuove fonti da energie rinnovabili (F.E.R.).
Da qui, la dicotomia tra:
Il nuovo Piano Transizione 5.0 si è presentato sin da subito con un quadro normativo più complesso rispetto alla Transizione 4.0, basato su un sistema a scaglioni che tiene conto sia dell’importo dell’investimento sia del livello di efficientamento che l’impresa intende raggiungere. Dall’incrocio di queste “variabili”, sono previste differenti aliquote d’intensità, dal 5% fino al 45%. Di seguito una breve sintesi riepilogativa:

Ad una struttura così articolata devono anche aggiungersi ulteriori limitazioni:
Queste ed altri “ostacoli” tecnici ed operativi hanno portato le imprese a dubitare sulla convenienza di abbandonare il Piano Transizione 4.0 e approcciarsi al nuovo Piano Transizione 5.0. Le imprese italiane, infatti, hanno preferito rimanere ancorate alle misure tradizionali (4.0 e ZES UNICA) scegliendo una via più sicura che, in alcune casistiche particolari, a fronte di una riduzione del possibile beneficio, garantiscono un iter burocratico nettamente inferiore ed un’applicazione meno complessa.
Sul fronte fotovoltaico, invece, pur prevedendo importanti aliquote agevolative, quanto previsto non è bastato a dirottare le scelte degli imprenditori verso pannelli UE: la concorrenza asiatica, nonostante le agevolazioni previste, rimane maggiormente conveniente a livello economico.
Il Governo, tenuto conto della bassa adesione al Piano Transizione 5.0 (si stima che soltanto l’1,6% delle risorse stanziate siano state effettivamente prenotate) ha cercato di rendere maggiormente snello il processo di adesione e di attuazione della 5.0.
Un primo approccio si è avuto con la pubblicazione continua di apposite F.A.Q. che hanno cercato di risolvere alcune problematiche operative. In quest’attività è stato fondamentale il ruolo svolto dal GSE che ha raccolto le istanze/problematiche indicate dalle imprese per chiarire vari aspetti procedurali mantenendo sempre viva la Collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Le F.A.Q., tuttavia, risultano insufficienti e sanare importanti lacune che non consentono alla 5.0 di “prendere il volo” come misura primaria. Sfruttando, quindi, i lavori preparatori per l’imminente Legge di Bilancio 2025, e in occasione della conversione in legge del Decreto Fiscale, il Governo sta cercando di apportare ulteriori modifiche proprio per riprendersi da questo momento di stallo.
Sono stati proposti nelle scorse settimane alcuni importanti emendamenti, tra cui:
Prima di scendere nel nell’analisi generale degli emendamenti presentati è opportuno precisare che si tratta di proposte di modifica di un disegno di legge che, per diventare effettive, devono essere approvate dalla Commissione, poi dall’aula plenaria del Senato e poi dall’altro ramo del Parlamento.
Tali provvedimenti, quindi, possono essere soggetti a modifiche anche significative durante il lungo processo di approvazione definitiva.

Può essere considerato l’emendamento di maggior importanza la cui approvazione finale, man mano che passano i giorni, è sempre più concreta. Di seguito, una breve sintesi di quelle che potrebbero essere le principali novità dell’emendamento, presentato nei primi giorni del mese di novembre 2024:
Retroattività delle modifiche: produrranno effetti anche per le pratiche concluse o già avviate;
Riduzione degli scaglioni: si passa da tre scaglioni a due:
Questo dovrebbe ampliare la platea dei soggetti potenzialmente in target garantendo, quindi, un accesso ad aliquote più alte alle imprese che attuano investimenti d’importi superiori ai 2,5 milioni di euro.
Ad una riduzione degli scaglioni, segue anche una rimodulazione del numero delle aliquote che passano da nove a sei. Anche queste vengono modificate, segnando un rilevante incremento:

Con l’aumento delle aliquote il Governo spera che le imprese si “sgancino” dai meccanismi agevolativi previsti dalla Transizione 4.0 per abbracciare quanto messo in campo dalla 5.0.
Pannelli fotovoltaici: sono ulteriormente incrementate le aliquote per tutte le tipologie di pannelli previsti, inclusi quelli di tipo A (prima esclusi):
ZONA ZES UNICA e ZLS: ammessa la cumulabilità per favorire gli investimenti delle imprese del Mezzogiorno, fortemente limitate e che, nel corso dei mesi passati hanno preferito sfruttare le agevolazioni messe in campo dalla ZES UNICA piuttosto che ricorrere alla Transizione 5.0. La cumulabilità, ovviamente, è ammessa purché si rispetti il tetto massimo del 100% del totale dei costi sostenuti.
Si tratta di due emendamenti che inizialmente erano stati rigettati dalla Commissione, ma successivamente riammessi. Riguardano:
Di tutte le possibili modifiche, quelle che destano maggiore perplessità e dubbi sul loro possibile accoglimento riguardano il DNSH e la cumulabilità con la Transizione 4.0.
Nel primo caso, L’UE ha più volte ribadito l’importanza che gli investimenti rispecchino pienamente i principi DNSH e non si pongano in netto contrasto. È difficile che possa esserci un’ulteriore apertura in tal senso, ma la partita è ancora da giocare tenuto conto che il Ministero sta continuando ad interfacciarsi continuamente con la Commissione.
La cumulabilità con il Piano 4.0, invece, se pur possa rappresentare una valida opportunità per le imprese, potrebbe creare maggiore complessità e confusione in un quadro normativo che già di per sé risulta non essere di facile interpretazione e comprensione da parte delle imprese. Per di più, si correrebbe il rischio di snaturare la finalità cardine per cui è nato il Piano 5.0 senza favorire il riconoscimento di misura primaria.
Tutte queste possibili nuove modifiche normative necessitano anche di un raccordo a livello di iter procedurale, F.A.Q. e di gestione delle istanze tramite la piattaforma preposta che, tenuto conto delle possibili modifiche in arrivo, dovrebbe essere aggiornato (soprattutto per garantire un maggior raccordo tra le varie agevolazioni e non creare ulteriore complessità tecnica).
È indubbio che l’intento del Governo è quello di non perdere ulteriore tempo e di considerare le continue richieste del tessuto imprenditoriale italiano affinché quell’1,6% di risorse prenotate aumenti di giorno in giorno.

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