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Il Piano Transizione 5.0 è un’iniziativa del Governo Italiano nata con il dichiarato obiettivo di sostenere il processo di transizione digitale ed energetica delle imprese; iniziativa che si inserisce nel solco di una più ampia strategia a livello europeo, per promuovere l’innovazione e la sostenibilità, in linea con gli obiettivi del piano REPowerEU.
Il Piano Transizione 5.0 è stato istituito con l’articolo 38 del Decreto-legge n. 19 del 2 marzo 2024, convertito con modificazioni dalla Legge n.56 del 29 aprile 2024, prevedendo un credito d’imposta per le imprese che effettuano investimenti in beni funzionali alla trasformazione digitale dei processi produttivi, e destinati a ridurre i consumi energetici.
Il percorso di attuazione del Piano ha visto l’adozione di diversi provvedimenti, tra i quali citiamo:
All’interno di questo percorso la normativa ha subito una serie di modifiche, risultato di negoziazioni con le parti sociali, organizzazioni di categoria, stampa specializzata, e soprattutto con gli organismi della Commissione Europea responsabili per il fondo REPowerEU, utilizzato per finanziare il piano.
Nelle scorse settimane, infine, sul sito del GSE, soggetto gestore della piattaforma utilizzata per l’attuazione della norma, sono state pubblicate alcune interessanti F.A.Q., per fornire indicazioni utili a chiarire dubbi e risolvere questioni, comuni a molte imprese italiane.

Nel seguito esamineremo alcune delle più interessanti, in particolare su alcuni aspetti su cui si è molto dibattuto, che riguardano il rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm) e la cumulabilità dell’incentivo.
DNSH (combustibili)
La prima questione interessante riguarda l’uso di combustibili fossili. Nel caso proposto, il bene 4.0 oggetto dell’investimento, utilizza vapore prodotto da una centrale termica alimentata a gas.
Pur ribadendo che non sono ammissibili al beneficio i progetti di innovazione con investimenti destinati ad attività direttamente connesse all’uso di combustibili fossili (compreso l’uso a valle), il GSE chiarisce che sono ammissibili i beni 4.0 che utilizzino vettori energetici validi, quali il vapore dell’esempio proposto, in quanto l’utilizzo del combustibile fossile risulta essere indiretto, quindi non rientrante nelle esclusioni.
Al contrario, in un altro degli esempi forniti, le macchine mobili non stradali, omologate per l’uso di combustibili fossili, non risultano agevolabili neanche nel caso in cui vengano impiegati combustibili alternativi, quali HVO o Biodiesel.
Un’eccezione significativa sul tema DNSH e combustibili, è stata prevista per i veicoli agricoli e forestali. Tuttavia, in questo caso, i beni oggetto di investimento, oltre a soddisfare gli altri requisiti previsti dal Piano Transizione 5.0, dovranno rispettare una serie di condizioni aggiuntive:
Cumulabilità con altre agevolazioni
Il DM “Transizione 5.0” esclude la cumulabilità con ulteriori agevolazioni previste nell’ambito dei programmi e strumenti finanziati con risorse dell’Unione Europea.
Viene adottato quindi un approccio piuttosto restrittivo sul tema, escludendo bandi nazionali e/o regionali finanziati o cofinanziati con risorse UE, quali:
Il Credito d’Imposta Transizione 5.0 prevede la cumulabilità con altre agevolazioni finanziate con risorse nazionali, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto.
Tra queste agevolazioni, espressamente citate dalla FAQ come esempio di cumulabilità, rientrano il Conto Termico e i Certificati Bianchi.
Sono invece esclusi per espressa disposizione normativa il credito d’Imposta Beni Strumentali 4.0 (art. 1 co. 1051 e seguenti della L.178/2020), di cui il piano 5.0 costituisce un potenziamento, ed il Bonus ZES (Zona Economica Speciale).

Con il completamento del percorso attuativo, la normativa è a piena disposizione delle imprese che potranno così presentare i loro progetti di investimento e fruire dei benefici derivanti dalla loro realizzazione.
La piattaforma informatica GSE, per la gestione e rendicontazione della misura, viene aggiornata continuamente con i crediti d’imposta prenotati e approvati, fornendo una panoramica dei contributi disponibili.
Pur con le sue pecche, tra queste la complessità dell’impianto normativo, dell’iter per l’approvazione delle istanze e della documentazione da predisporre, e in ultimo la necessità di farsi seguire da soggetti competenti in varie tematiche, la normativa non tarderà a portare i propri effetti, con impatti positivi.Questi riguarderanno i costi energetici, con la riduzione del consumo dei processi produttivi a parità di output, e l’incremento di produzione di energia rinnovabile a servizio delle strutture produttive, il livello di digitalizzazione dei processi, e di formazione del personale.
Il Piano Transizione 5.0 è una sfida a ripensare gli investimenti in ottica di sostenibilità energetica, sostenendo la competitività dell’impresa. E voi, avete già deciso come affrontare questa sfida?
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