Legge di Bilancio 2025: in arrivo l’IRES premiale

  • Di Centro Studi
    • 19 Dic 2024
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Team di lavoro composto da diverse persone che collaborano insieme in un ambiente professionale, simbolo di cooperazione, sinergia e produttività.

Il Governo sta lavorando per definire il contenuto dell’imminente Legge di Bilancio per l’anno 2025. Tra le varie proposte ed emendamenti presentati, affiora la possibilità di introdurre un taglio dell’IRES di circa 4 punti percentuali (si passerebbe dall’attuale 24% al 20%).

Si tratta, nello specifico, di un intervento di sostegno agli investimenti che non appare più rimandabile in favore del settore imprenditoriale, soprattutto tenuto conto degli ultimi dati ISTAT che confermano le difficoltà affrontate dal settore industriale: a ottobre 2024 si è registrata una diminuzione complessiva dell’indice del 3,6% che ha interessato quasi tutti i comparti.

Uno dei principali aspetti peculiari di questo nuovo strumento a supporto delle imprese riguarda il reperimento delle risorse necessarie. È molto probabile che una parte delle risorse arriverà dal settore bancario (circa 400 milioni di euro), ma è ancora lunga la strada che porterà a delineare le regole con le quali queste potranno essere recuperate le somme richieste.

Una prima ipotesi del Governo, a copertura della sola spesa prevista per l’anno 2025, è quella di limitare per le banche la possibilità di compensare il maggior reddito imponibile, dovuto al rinvio delle deduzioni con le perdite pregresse e le eccedenze Ace. La riduzione della percentuale da compensare dovrebbe ridursi al 54%, determinando, così, un gettito di circa 500 milioni di euro.

Legge di Bilancio 2025: condizioni di accesso allo sconto IRES

Per poter beneficiare dello “sconto” IRES, è necessario soddisfare alcune condizioni:

  • Lasciare l’80% dell’utile netto, che risulterà dal bilancio al 31 dicembre 2024, in azienda e reinvestire il 30% di questi in beni strumentali materiali e immateriali 4.0 o 5.0 per un importo non inferiore al 24% del maggiore utile 2023 e utile 2024;
  • Gli utili accantonati devono essere mantenuti per almeno due anni;
  • L’investimento minimo deve essere pari a 20.000€ e deve essere effettuato in Italia dal 1° gennaio 2025 fino alla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in corso al dicembre 2024. Diversamente da quanto previsto per la Transizione 4.0, non è prevista la salvaguardia dell’agevolazione effettuando investimenti sostitutivi di importo pari al costo di quelli dismessi (non è escluso che il decreto attuativo possa colmare successivamente questa lacuna);
  • L’impresa richiedente non deve aver fatto richiesta della Cassa Integrazione per gli anni 2024 e 2025, tranne per quella ordinaria per eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti;
  • Avere una media degli occupati 2022, 2023 e 2024 non inferiore al numero d’impiegati nel 2025;
  • Prevedere l’incremento occupazionale a tempo indeterminato in azienda almeno dell’1%.

All’interno dell’emendamento sono state previste anche due casistiche che, al verificarsi, comportamento la decadenza dal beneficio con conseguente recupero dello stesso:

  • La quota di utile accantonato venga distribuito entro il secondo esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024 (quindi, entro il 2026);
  • I beni oggetti d’investimenti, siano dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero destinati stabilmente a strutture produttive localizzare all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto, entro il quinto periodo d’imposta (2030) successivo a quello nel quale è stato realizzato l’investimento.

Se da un lato il Governo mette a disposizione delle imprese italiane un valido supporto per incentivare i progetti d’investimento, dall’altra parte viene richiesto un impegno imprenditoriale per incrementare il livello occupazione. Tutto ciò promesso, non risulta una casualità l’aver introdotto questa novità all’interno  dell’emendamento che prevede una revisione del Piano Transizione 4.0 e 5.0. (72.033), recentemente approvato.

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