Strategie di proprietà intellettuale: confronto interpretativo tra intelligenza artificiale e naturale

  • Di Antonio Petrillo & Marco Scerbo.
    • 08 Giu 2023
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Intelligenza Artificiale

Non bisogna essere specialisti per parlare o scrivere sul tema più caldo del momento: l’Intelligenza Artificiale applicata alle nostre sfide quotidiane e l’impatto che queste hanno sul nostro patrimonio conoscitivo.  I tool più in voga, come Bard di Google o il rinomato ChatGPT di Open AI, sono modelli di deep learning che utilizzano enormi quantità di dati testuali per apprendere e generare il linguaggio naturale, con applicazioni che vanno dalla traduzione alla scrittura creativa, passando per la conversazione e l’assistenza virtuale.

Questo è quello che sappiamo e che apprendiamo da una lettura superficiale dei centinaia di articoli che proliferano al momento sul tema: ma cosa succederebbe se mettessimo a confronto l’intelligenza artificiale con quella naturale nello sfidarsi a proporre alle aziende italiane strategie di protezione della proprietà intellettuale in campo industriale? Vogliamo fare un tentativo?

Di seguito si riporta il risultato ottenuto a seguito dell’introduzione del titolo del presente articolo all’interno della piattaforma ChatGPT.

«La tutela della proprietà intellettuale è un concetto importante che riguarda la protezione dei diritti sull’utilizzo in esclusiva di invenzioni, marchi, design e altri beni immateriali. […]

Questi diritti sono essenziali per le aziende che desiderano proteggere le loro invenzioni e preservare la loro reputazione […].

Le normative in materia di proprietà intellettuale sono state modificate e aggiornate per riflettere le nuove esigenze e le sfide del mercato.

In questo contesto, il regime di Patent box è stato introdotto in diversi paesi come un incentivo fiscale per le imprese che investono in ricerca e sviluppo e proteggono la loro proprietà intellettuale. Il regime prevede una riduzione delle tasse sulle entrate generate dai brevetti e altre forme di proprietà intellettuale.

Tuttavia, per beneficiare del regime di Patent box, le imprese devono dimostrare che la loro attività di ricerca e sviluppo è stata effettuata in modo corretto e che i loro diritti di proprietà intellettuale sono registrati correttamente. […]

Tuttavia, la violazione della proprietà intellettuale industriale può comportare gravi conseguenze legali, tra cui sanzioni amministrative e penali, multe e persino il carcere. Le azioni legali per la violazione dei diritti di proprietà intellettuale possono

includere l’interdizione dalla vendita dei prodotti che violano i diritti di proprietà intellettuale e il risarcimento danni.

In conclusione, la proprietà intellettuale industriale è un tema importante per le aziende che cercano di proteggere le loro invenzioni e preservare la loro reputazione. Il regime di Patent Box è un incentivo fiscale che può aiutare le aziende a proteggere i loro investimenti in ricerca e sviluppo e a mantenere il controllo sulla loro proprietà intellettuale. Tuttavia, le aziende devono essere consapevoli dei rischi e delle conseguenze legali associate alla violazione della proprietà intellettuale industriale, e devono adottare misure per proteggere i loro diritti di proprietà intellettuale.»

Intelligenza Artificiale vs Naturale

Questo è quanto ci dice l’intelligenza artificiale, si tratta sicuramente di una grande quantità di informazioni, ma piuttosto forvianti. Serve chiedersi se basti questo per spingere le aziende italiane a brevettare le proprie invenzioni e ad investire in ricerca e sviluppo con la finalità, ulteriore, di ottenere un vantaggio fiscale con il regime di Patent Box? Basta questa risposta conoscitiva per intraprendere azioni o prendere decisioni?

Probabilmente è in questo passaggio che deve entrare in gioco l’intelligenza naturale che ha insita in sé il concetto di dubbio, cosa che una macchina non ha e, forse, non avrà mai.

Come emergeva in un webinar promosso dalla commissione europea tramite esperti dell’EUIPO (EUropean International Patent Office) dal titolo, tradotto, “Quando conviene brevettare e proteggere un’invenzione”, la mente umana, quando ipotizza strategie, fa sempre i conti con lo status quo e considera se il “non fare” sia un’alternativa preferibile al “fare”.

L’importanza di prendere decisioni consapevoli

Tante aziende innovano continuamente prodotti e processi produttivi, ma non sempre brevettano perché i costi di brevettazione, mantenimento ed altro potrebbero non giustificare il ritorno economico. In questo frangente il Patent Box potrebbe intervenire come misura governativa volta a premiare fiscalmente quelle aziende che fanno innovazione e continuano a farla potenziando il trovato tecnico e migliorandolo mediante ulteriori azioni “rilevanti”. Queste ultime aiutano ad aumentare il valore tecnico e tecnologico e, di conseguenza, l’appetibilità per il mercato e i futuri investitori.

Questa situazione di “go-no-go”, porta a chiedersi se valga la pena assumersi i rischi di potenziamento da oggi e nel futuro (fino a cinque anni) con investimenti continui agevolati dal governo.

Questa è la vera scelta che consulenti in carne ed ossa, dotati di intelligenza naturale, devono aiutare a far prendere alle aziende, evitando che queste ricorrano a scorciatoie di Intelligenza Artificiale per prendere decisioni basandosi su informazioni fuorvianti. Perché l’Intelligenza Artificiale è un collettore di informazioni, ma, quella “naturale” conosce le gerarchie, le dinamiche e le interazioni che sussistono tra queste informazioni e consente di prendere decisioni consapevoli per ottimizzare in simultanea molteplici parametri volti a migliorare il business di un’azienda.

La decisione del Parlamento Europeo

A conclusione di tale confronto corre l’obbligo di segnalare che il Parlamento Europeo ha approvato una nuova legislazione ad hoc per dare dei confini e dei limiti di utilizzo ad un tecnologia che ha molti aspetti positivi ma anche negativi. Abbiamo approfondito il disegno di legge in questo articolo.

In particolare, il Parlamento Europeo durante la seduta dello scorso 27 aprile, ha votato una modifica all’“Artificial Intelligence Act” (AIA), che promette di eliminare o ridurre alcuni degli abusi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa nel campo delle opere creative. L’AIA si concentra soprattutto nel classificare le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale in base al livello di rischio di violazione dei diritti fondamentali dei cittadini.

La proposta definisce alcune applicazioni come “pratiche proibite”, tra le quali si trovano alcuni impieghi di programmi di identificazione biometrica nell’ambito della sicurezza pubblica, oppure lo sviluppo di sistemi di valutazione sociale dei cittadini, giusto per citare alcuni esempi. Le ultime integrazioni che si intendo apportare all’AIA si riferiscono alle limitazioni da applicare ai modelli di intelligenza artificiale generativa. Per questi modelli, si propone di rendere obbligatoria la divulgazione pubblica delle opere protette da diritto d’autore utilizzate per l’addestramento del software. Infatti, la qualità e l’appetibilità per l’“output” fornito dai sistemi di AI dipendono dall’“input” conferito al programma in fase di addestramento. Se questa prescrizione dovesse entrare in vigore, potrebbe consentire ai legittimi detentori dei diritti sulle opere “macinate” dai programmi di Intelligenza Artificiale di ottenere un compenso per il contributo dato al loro successo commerciale.

Legiferare sull’Intelligenza Artificiale per garantire la tutela dei diritti

Come si evince il tema è vasto, le implicazioni molteplici, i chiarimenti e i distinguo da identificare e applicare sono strettamente necessari: le nostre società si basano sulla tutela della proprietà privata e quella intellettuale e industriale, pertanto, abbassare la guardia per una visione meramente positivista del futuro e delle tecnologie non ci è possibile, e forse mai lo sarà. Legiferare in materia servirà proprio a limitare i danni e a dare un ordinamento che tuteli i diritti di ciascuno di noi.

Parlando di Artificial Intelligence (AI) non possiamo che concludere con «…AI posteri l’ardua sentenza».

Author

Antonio Petrillo & Marco Scerbo.

Innovation Consultants

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