L’efficienza energetica come infrastruttura strategica della transizione: la Direttiva UE 2023/1971

  • Di Iolanda Nappo
    • 19 Feb 2026
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Lavoratore si interroga sulla direttiva UE 2023 1971

Nel quadro delle politiche europee per la transizione ecologica, la Direttiva (UE) 2023/1971 sull’efficienza energetica rappresenta uno dei pilastri normativi più rilevanti dell’ultimo decennio. Inserita nel pacchetto Fit for 55 e coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo, la direttiva ridefinisce target, obblighi e strumenti operativi per ridurre i consumi energetici e accelerare la decarbonizzazione entro il 2030.

Negli anni passati l’efficienza energetica è stata spesso interpretata come intervento tecnico puntuale: sostituzione di macchinari obsoleti, miglioramento dell’isolamento, ottimizzazione dei processi produttivi. Interventi fondamentali, ma oggi non più sufficienti. La Direttiva UE 2023/1971 eleva l’efficienza a priorità sistemica, integrandola nelle strategie economiche, industriali e sociali dell’Europa.

Direttiva UE 2023/1971: Il nuovo quadro normativo europeo

Con la Direttiva UE 2023/1971, entrata in vigore il 10 ottobre 2023, l’Unione Europea compie un passo ulteriore e ridefinisce il ruolo dell’energia all’interno delle strategie economiche e industriali: l’efficienza non rappresenta più solo uno strumento per ridurre le emissioni, ma una priorità strutturale per rafforzare competitività, sicurezza energetica e resilienza economica.

L’obiettivo centrale è la riduzione del consumo energetico dell’11,7% entro il 2030 rispetto allo scenario di riferimento del 2020.

Per rendere questo traguardo misurabile, vengono fissati limiti massimi:

  • 763 Mtep per il consumo di energia finale;
  • 992,5 Mtep per il consumo di energia primaria.

Non si tratta solo di target ambientali. In un contesto globale segnato da instabilità geopolitica e volatilità dei prezzi dell’energia, la riduzione strutturale dei consumi assume un valore strategico. Meno energia importata significa minore esposizione alle crisi internazionali, maggiore stabilità dei costi e più risorse da destinare a investimenti produttivi e innovazione.

La Direttiva UE 2023/1971 sostituisce e rafforza la precedente disciplina sull’efficienza energetica, introducendo:

  • Un obiettivo vincolante a livello UE di riduzione dei consumi energetici finali entro il 2030.
  • Un aumento progressivo del tasso annuo di risparmio energetico per gli Stati membri.
  • Maggiori obblighi per il settore pubblico.
  • Rafforzamento dei sistemi di audit energetico e dei sistemi di gestione dell’energia.
  • Misure contro la povertà energetica.

“Energy Efficiency First”: da principio a obbligo

Uno degli aspetti più innovativi è la formalizzazione del principio Energy Efficiency First come criterio operativo vincolante.

Ciò significa che, nella pianificazione energetica e nelle decisioni di investimento, occorre valutare prioritariamente le soluzioni di riduzione della domanda rispetto all’espansione dell’offerta.

Prima di costruire nuove infrastrutture o aumentare la capacità di generazione, è necessario dimostrare che non esistano alternative più efficienti in termini di costi, benefici ambientali e impatti sistemici.

È un cambio di prospettiva che spinge governi, aziende e operatori a considerare l’efficienza non come un’opzione accessoria, ma come la prima leva da attivare.

Il settore pubblico come modello

La Direttiva attribuisce un ruolo centrale al settore pubblico, chiamato a dare l’esempio.

Le amministrazioni sono chiamate a:

  • ridurre i consumi energetici dell’1,9% ogni anno;
  • ristrutturare almeno il 3% annuo della superficie coperta degli edifici pubblici;
  • integrare criteri di efficienza energetica negli appalti e nelle procedure di acquisto.

Questo obbligo non è solo un vincolo burocratico ma rappresenta un’opportunità per modernizzare il patrimonio edilizio, ridurre la spesa energetica e stimolare il mercato delle tecnologie efficienti.

Dal punto di vista tecnico e gestionale, implica:

  • implementazione di sistemi di monitoraggio continuo;
  • diagnosi energetiche periodiche e strutturate;
  • pianificazione pluriennale degli interventi basata su analisi costi-benefici e logiche LCCA (Life Cycle Cost Analysis);
  • digitalizzazione della gestione energetica tramite BEMS e piattaforme di energy management.

L’efficienza energetica diventa così un indicatore concreto di qualità amministrativa e responsabilità gestionale.

Imprese e grandi consumatori: obblighi più stringenti

La Direttiva supera la tradizionale distinzione tra grandi imprese e PMI, adottando un criterio fondato sul livello di consumo energetico effettivo.

Le imprese con consumi superiori a determinate soglie sono tenute a:

  • effettuare audit energetici periodici e strutturati;
  • adottare sistemi di gestione dell’energia (come la ISO 50001);
  • implementare le misure di efficientamento tecnicamente ed economicamente sostenibili individuate.

Non è più sufficiente redigere una diagnosi: è richiesto un percorso di miglioramento continuo e dimostrabile.

Per le organizzazioni energivore, l’efficienza energetica diventa un elemento di governance industriale, con impatti diretti su costi operativi, gestione del rischio e performance ESG.

Data center: trasparenza e monitoraggio

Una novità di grande rilievo riguarda i data center, un settore in forte crescita e ad alta intensità energetica. Per la prima volta, la Direttiva introduce obblighi specifici di trasparenza: gli operatori dovranno comunicare consumi, indicatori di efficienza, temperature operative, strategie di recupero del calore e altri dati tecnici. Queste informazioni confluiranno in un database europeo, con l’obiettivo di monitorare un comparto sempre più strategico per l’economia digitale.

Efficienza energetica e dimensione sociale: una svolta strutturale

La Direttiva dedica attenzione anche alla povertà energetica, chiedendo agli Stati membri di identificare i gruppi vulnerabili e di adottare misure prioritarie per ridurre l’impatto delle spese energetiche sulle famiglie più fragili. L’efficienza energetica diventa così non solo uno strumento ambientale, ma anche sociale.

La Direttiva UE 2023/1971: l’efficienza energetica come pilastro della transizione europea

In definitiva, la Direttiva 2023/1971 segna una svolta strutturale nel modo in cui l’Europa concepisce il consumo energetico: non più variabile passiva, ma leva di politica industriale e ambientale.

Per imprese e Pubbliche Amministrazioni, la scelta non è più se investire in efficienza, ma come farlo in modo intelligente, misurabile e coerente con la strategia di lungo periodo.

Si può affermare che l’efficienza energetica rappresenti oggi il primo e più solido strumento di transizione: riduce costi, emissioni e rischi, generando al contempo competitività e valore. 

La vera innovazione non è produrre più energia, ma utilizzare meglio quella che abbiamo. 

Author

Iolanda Nappo

Energy & Sustainability Analyst

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