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Nel contesto economico italiano, dove il cuneo fiscale e contributivo rappresenta uno dei più alti tra i Paesi OCSE, le imprese si trovano a dover affrontare un costo del lavoro elevato senza che ciò si traduca in salari competitivi per i dipendenti.
Come visto nel precedente articolo, questa dinamica penalizza sia il potere d’acquisto dei lavoratori sia la competitività del sistema produttivo, in particolare per le micro e piccole imprese (oltre il 90% del tessuto produttivo nazionale).
Tuttavia, esistono strumenti normativi e fiscali che possono aiutare le imprese a ridurre il costo del personale, favorire l’occupazione stabile e migliorare il benessere organizzativo, senza sacrificare la sostenibilità economica.
Si tratta di incentivi contributivi, agevolazioni fiscali e soluzioni di welfare aziendale, che – se correttamente utilizzati – possono rappresentare una risposta concreta a uno dei principali nodi strutturali del mercato del lavoro italiano.
Uno degli strumenti più efficaci per contenere il costo del lavoro è l’applicazione di incentivi contributivi legati all’assunzione di specifiche categorie di lavoratori. Tra i più rilevanti ad oggi abbiamo:
Queste misure permettono alle aziende di assumere con minore impatto economico e, allo stesso tempo, favoriscono l’inclusione lavorativa di categorie svantaggiate, contribuendo a ridurre la disoccupazione giovanile e territoriale.
Tra le novità introdotte per rilanciare l’occupazione stabile, spicca anche la misura della maxideduzione del costo del lavoro per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.
Questa agevolazione fiscale consente alle imprese, in sede di dichiarazione dei redditi, di dedurre fino a 120-130% del costo sostenuto per il nuovo personale assunto.
In pratica, ciò significa che l’investimento in nuova forza lavoro si traduce in un risparmio fiscale netto, agendo in parallelo alla riduzione del cuneo contributivo.
La misura ha l’obiettivo di incentivare forme contrattuali stabili, scoraggiando il ricorso al lavoro precario o a tempo determinato.
Un altro strumento sempre più apprezzato dalle aziende è il welfare aziendale, ovvero l’insieme di benefit e servizi messi a disposizione dei dipendenti a fronte di un costo fiscale molto più vantaggioso rispetto all’erogazione di denaro.
Il welfare aziendale può comprendere:
La normativa italiana consente alle imprese di dedurre integralmente questi costi, e al lavoratore di non subire tassazione su quanto ricevuto in welfare, entro determinati limiti (attualmente €1.000 annui, elevabili a €2.000 in presenza di figli a carico).
Questa soluzione non solo riduce il costo del lavoro, ma migliora il clima aziendale, la fidelizzazione del personale e l’equilibrio vita-lavoro. In un contesto dove i margini per aumenti salariali tradizionali sono limitati, il welfare rappresenta una leva strategica per mantenere motivazione e produttività.

Le aziende possono inoltre ricorrere a premi di produttività, soggetti a tassazione agevolata (imposta sostitutiva al 10%, invece dell’IRPEF ordinaria), a condizione che:
Questa formula permette di retribuire la performance dei dipendenti in modo fiscalmente vantaggioso, premiando chi contribuisce alla crescita aziendale. È anche un valido strumento per coinvolgere i lavoratori negli obiettivi aziendali, migliorando l’engagement interno.
Un ulteriore strumento, spesso sottovalutato, per ridurre il costo del lavoro sul fronte assicurativo è rappresentato dalle attività di prevenzione aziendale, riconosciute e premiate dall’INAIL attraverso la presentazione del modello OT23.
Questa procedura consente alle imprese che attuano interventi migliorativi delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro di ottenere una riduzione del tasso medio di tariffa INAIL fino al 28%. Gli interventi possono includere:
La presentazione dell’OT23 entro il 28 febbraio di ogni anno e il conseguente abbattimento del premio assicurativo rappresentano una strategia efficace per tagliare i costi strutturali, tutelando al contempo la salute dei lavoratori.
Un ulteriore strumento strategico, spesso trascurato, è l’analisi del clima aziendale, utile non solo per migliorare il benessere organizzativo, ma anche per ridurre costi indiretti legati a turnover, assenteismo e calo di produttività.
Attraverso survey strutturate, focus group o colloqui individuali, è possibile intercettare criticità interne (stress, insoddisfazione, conflitti, scarsa motivazione) prima che si traducano in fenomeni disfunzionali.
Investire in un clima positivo significa prevenire dimissioni improvvise, malattie da stress lavoro-correlato, scarsa collaborazione e bassa efficienza operativa – tutte dinamiche che generano costi occulti spesso sottovalutati.
Monitorare e migliorare il clima interno non comporta oneri rilevanti, ma può portare benefici tangibili in termini di retention, performance e attrattività dell’impresa, in particolare per le PMI che non possono permettersi una perdita frequente di competenze.

Di fronte a un costo del lavoro che sfiora il 46% del totale sostenuto dalle imprese – come evidenziato dall’OCSE – è indispensabile un approccio più strategico e consapevole alla gestione delle risorse umane.
In attesa di una riforma strutturale del cuneo fiscale, gli strumenti oggi disponibili possono rappresentare una leva concreta per contenere i costi, aumentare la competitività e restituire dignità economica ai lavoratori.
Le imprese che sanno integrare queste soluzioni – incentivi contributivi, welfare aziendale, premi detassati – possono sostenere la crescita retributiva in modo sostenibile, aggirando almeno in parte le rigidità di un sistema fiscale e contributivo che resta ancora tra i più gravosi d’Europa.

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