Soddisfazione del personale in Italia: le criticità evidenziate dall’European Workforce Study 2025

  • Di Calogero Di Benedetto
    • 19 Mar 2025
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Consulenti collaborano insieme in un ambiente luminoso.

Italia ultima in Europa per soddisfazione lavorativa

I risultati dell’European Workforce Study 2025, condotto da Great Place to Work, collocano l’Italia all’ultimo posto in Europa per soddisfazione lavorativa in Italia, con solo il 43% dei dipendenti che considera la propria azienda un eccellente luogo di lavoro.

In cima alla classifica si trovano i Paesi Scandinavi, dove i livelli di soddisfazione sono significativamente più elevati: Danimarca (75%), Norvegia (73%) e Svezia (68%) spiccano nettamente, superando la media europea, che si attesta al 59%.

Il dato che coinvolge il nostro Paese è preoccupante, considerando la stretta correlazione tra produttività e soddisfazione del personale.

Se le aziende italiane vorranno mantenere alta la competitività, dovranno sicuramente porre l’attenzione anche su questo aspetto, al fine di trattenere i propri talenti ed evitare di disperdere risorse in attività di ricerca, selezione e formazione del personale.

L’esperienza dei Paesi Scandinavi mostra come un’economia supportata da una cultura aziendale orientata al benessere del dipendente contribuisca a un alto livello di soddisfazione lavorativa e, di conseguenza, a una maggiore produttività.

Questi Paesi, infatti, vantano politiche di lavoro che promuovono l’equilibrio tra vita privata e professionale, buone condizioni di welfare e un forte senso di equità e inclusività nelle aziende.

Oltre a questi aspetti, è fondamentale considerare le alte competenze di prossimità dei manager, ovvero le capacità di essere vicini ai propri collaboratori, comprendendo e rispondendo alle loro esigenze e alle dinamiche del gruppo di lavoro in modo empatico e personalizzato.

Queste competenze vanno oltre la semplice gestione delle performance, includendo aspetti come:

  • Ascolto attivo: la capacità di comprendere le preoccupazioni, i bisogni e le motivazioni dei dipendenti, creando un ambiente di fiducia;
  • Supporto emotivo: essere in grado di supportare i dipendenti nelle sfide personali e professionali, dimostrando comprensione e sostegno;
  • Leadership empatica: la capacità di adattare il proprio stile di leadership alle diverse personalità e situazioni, mantenendo alta la motivazione e il benessere del team;
  • Comunicazione efficace: stabilire una comunicazione trasparente, chiara e regolare, che permette ai collaboratori di sentirsi coinvolti e informati;
  • Adattabilità: essere pronti a modificare approcci o strategie in base alle esigenze del team, alle circostanze mutevoli o agli obbiettivi aziendali;
  • Promozione della coesione del gruppo: facilitare il lavoro di squadra e la collaborazione, creando un ambiente di lavoro armonioso e inclusivo.

Cosa possiamo imparare dai Paesi del Nord Europa

Qual è, dunque, la chiave per colmare il gap con i Paesi del Nord Europa?

La soluzione è complessa e richiede un approccio strutturato e focalizzato su vari aspetti in modo strategico e mirato.

Per migliorare la soddisfazione del personale, l’analisi del clima aziendale rappresenta un punto di partenza imprescindibile, poiché ogni cambiamento significativo nasce prima dalla consapevolezza interna.

L’analisi del clima aziendale, infatti, è uno strumento fondamentale per mettere a fuoco la propria organizzazione interna.

Si tratta di un processo che consente di raccogliere informazioni dettagliate sulla percezione che i dipendenti hanno dell’ambiente di lavoro, dei valori aziendali, delle dinamiche di gruppo e delle politiche aziendali.

Dotandosi di tale strumento, le aziende avrebbero l’opportunità di cogliere le reali esigenze dei dipendenti, esplorando vari fattori determinanti come:

  • Comunicazione interna: valuta quanto efficacemente vengono trasmessi i messaggi tra i vari livelli dell’organizzazione. Una comunicazione chiara e trasparente è cruciale per il buon funzionamento aziendale;
  • Leadership e management: indaga sulla percezione dei dipendenti riguardo alla qualità della leadership e alla gestione delle risorse umane. Comprendere se i manager sono percepiti come motivatori, supportivi e competenti è fondamentale per il successo dell’azienda;
  • Cultura aziendale: aiuta a comprendere i valori e le convinzioni che permeano l’azienda, e se questi sono in linea con la visione e la missione dichiarate. Una cultura forte e condivisa migliora la coesione e la motivazione dei dipendenti;
  • Clima emotivo: analizza il benessere psicologico dei dipendenti, il loro livello di soddisfazione e il senso di appartenenza all’organizzazione. Un ambiente positivo favorisce la produttività e riduce il turnover;
  • Soddisfazione e motivazione: misura il grado di soddisfazione dei dipendenti rispetto al loro lavoro, al ruolo e alle opportunità di crescita. La motivazione è un fattore chiave per il successo a lungo termine di un’azienda;
  • Innovazione e cambiamento: indaga quanto i dipendenti siano aperti ai cambiamenti e se percepiscono l’azienda come capace di innovare e adattarsi alle sfide di mercato.

La chiave per colmare il divario

L’analisi del clima aziendale, dunque, si rivela uno strumento indispensabile per ogni azienda che desideri migliorare la soddisfazione del personale e, di conseguenza, la propria competitività nel mercato.

Il gap che separa l’Italia dai Paesi Scandinavi, con le loro politiche di benessere e un ambiente di lavoro orientato alla valorizzazione delle persone, è evidente. Tuttavia, questo gap non è insormontabile.

Le aziende italiane hanno l’opportunità di colmare questa distanza attraverso un approccio che metta al centro la persona, promuovendo una cultura aziendale sana e una gestione empatica delle risorse umane.

Investire nel miglioramento del clima aziendale significa non solo incrementare la soddisfazione dei dipendenti, ma anche stimolare un ambiente di lavoro che favorisca l’innovazione, la produttività e la fidelizzazione dei talenti.

Se le aziende italiane sapranno fare della consapevolezza interna il loro punto di partenza, adattando politiche più inclusive, trasparenti e orientate al benessere psicofisico dei dipendenti, potranno ridurre il divario con i Paesi più avanzati in termini di soddisfazione lavorativa.

Le competenze di leadership, l’ascolto attivo, il supporto emotivo e la capacità di adattarsi ai cambiamenti sono elementi chiave che possono fare la differenza nel creare un ambiente di lavoro positivo e stimolante.

Non si tratta solo di introdurre politiche di welfare, ma di trasformare la cultura aziendale in un motore di innovazione e crescita continua.

In definitiva, le aziende che sapranno investire nel proprio capitale umano e che adotteranno un approccio orientato al benessere dei dipendenti non solo miglioreranno la loro performance, ma contribuiranno anche a creare un ambiente di lavoro più sano e prospero, dove la soddisfazione professionale diventa il vero motore del successo aziendale.

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Calogero Di Benedetto

Consulente del Lavoro

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