Transizione 4.0 e 5.0: futuro ancora incerto in attesa della pubblicazione dei nuovi decreti attuativi

  • Di Centro Studi
    • 15 Mag 2025
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Una donna in abito sorride in ufficio.

Nel corso degli anni i Piani Transizione 4.0 e 5.0 sono stati punti di riferimento per gli investimenti delle imprese italiane, grazie ai crediti d’imposta messi in campo. Queste misure, purtroppo, stanno attraversando un periodo di dubbi e incertezze legate a:

  • Una riduzione del tetto di spesa per il Piano Transizione 4.0 fissato a 2,2 miliardi di euro fino al 31 dicembre 2025 (introdotta dalla recente Legge di Bilancio), che potrebbe esaurirsi in poco tempo e di cui non è ancora disponibile un sistema di monitoraggio per avere contezza delle risorse disponibili;
  • Una complessità burocratica e una poca chiarezza normativa per il Piano Transizione 5.0 che hanno comportato un limitato sfruttamento delle risorse stanziate, che, in ogni caso, si dovrebbero utilizzare entro la fine dell’anno.

Per quanto riguarda la modifica restrittiva delle risorse disponibili attinenti al Piano Transizione 4.0, sono escluse le aziende che hanno versato un acconto pari almeno al 20% del costo totale dell’investimento entro il 31 dicembre 2024.

Sembra che questa importante novità abbia preso alla sprovvista il MIMIT che, al momento dell’entrata in vigore della legge, non aveva a disposizione una piattaforma che tenesse traccia degli acconti versati e che fosse in grado di introdurre un meccanismo di prenotazione delle risorse, molto simile a quello previsto per il Piano Transizione 5.0.

Il nuovo Decreto, probabilmente in dirittura d’arrivo già nei prossimi giorni, renderà operativa una nuova piattaforma informatica per il Piano Transizione 4.0 che terrà traccia delle domande presentate fornendo, inoltre, un aggiornamento continuo sulla disponibilità delle risorse residue.

Grazie anche alla collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, per gli investimenti effettuati nel corso dell’anno 2025 sarà istituito un nuovo codice tributo per le compensazioni.

Cosa succede alle imprese che non rientrano nel tetto dei 2,2 miliardi?

Le imprese che hanno presentato istanza di accesso per la 4.0, senza aver versato alcun acconto entro il 31 dicembre 2024 ma che hanno effettuato una prenotazione prima dell’entrata in vigore del prossimo decreto, dovranno presentare una nuova istanza tramite la nuova piattaforma entro 30 giorni dalla sua attivazione (si tratta di un termine perentorio non prorogabile).

La presentazione di una nuova domanda, comunque collegata a quella precedente, consentirà alle imprese di non perdere la priorità cronologica acquisita.

Solo dopo aver completato questo iter di “aggiornamento”, sarà possibile quantificare con maggior precisione l’ammontare delle risorse disponibili.

Si stima, comunque, che la 4.0 sarà operativa ancora per alcuni mesi.

È plausibile che, poco dopo l’attivazione della piattaforma, possa verificarsi un’accelerazione delle richieste di accesso al Piano Transizione 4.0, tenuto conto della consapevolezza della limitatezza delle risorse.

Al fine di garantire una linea di continuità alle finalità preposte dal Piano Transizione 4.0, il Governo, in queste settimane, sta lavorando a stretto contatto con la Commissione Europea per ridefinire e ridestinare alcuni fondi del PNRR, magari prevedendo per l’anno 2026 misure analoghe alla 4.0, al fine di sostenere l’innovazione e la competitività del tessuto produttivo italiano.

Transizione 4.0 e 5.0: un bivio ancora in corso di definizione

Nonostante una partenza molto tardiva, dopo la pubblicazione delle F.A.Q. di novembre, febbraio e aprile, sono stati chiariti molti dubbi ed è stato reso più agevole l’iter di accesso.

Questo ha comportato un aumento delle richieste di accesso, facendo avvicinare l’ammontare degli investimenti attivati attorno al miliardo di euro, con un tasso di assorbimento settimanale in costante aumento.

Questi mesi, infatti, sono decisivi per le sorti del Piano Transizione 5.0 che, se non dovesse dare gli esiti sperati, potrebbe essere assoggettato a una riduzione delle risorse stanziate, se non addirittura ad uno stop.

Il passare del tempo avvicina la misura alla sua scadenza (fissata al 31 dicembre 2025), aspetto che preoccupa gli imprenditori, che chiedono una proroga per completare gli investimenti.

Le tempistiche di realizzazione e consegna degli investimenti, infatti, potrebbero essere più lunghe rispetto alla data di scadenza del Piano, soprattutto se si tratta di investimenti complessi che richiedono una particolare attività di customizzazione.

Quest’ultima è attualmente oggetto di negoziato tra il Governo e la Commissione Europea, anche se, nel corso dei mesi passati, non c’è stata apertura in merito da parte della Commissione UE. Le trattative si sono però intensificate di recente e la “partita” non è ancora chiusa. Ciò che è stato confermato è l’impossibilità di destinare parte delle risorse della 5.0 in favore della 4.0 (le misure hanno finalità diverse).

Cosa aspettarsi per il futuro?

Se guardiamo il tessuto imprenditoriale su scala europea, è innegabile che l’Italia dovrà introdurre un quadro di incentivi stabili e mirati per supportare e rafforzare la competitività e l’innovazione delle imprese italiane in un’ottica digitale e green.

Le risorse future dovranno prevedere meccanismi di incentivazione più selettivi ed efficienti, massimizzando l’impatto di ogni somma investita. La sfida principale da affrontare sarà quella di trovare un giusto equilibrio tra l’efficacia delle agevolazioni introdotte e la responsabilità che deriva dalla gestione delle medesime.

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