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L’Unione Europea ha introdotto a luglio 2024 un nuovo Regolamento sull’Ecodesign dei prodotti sostenibili (Regolamento (UE) 2024/1781), che estende i principi dell’ecodesign ad un numero maggiore di beni immessi sul mercato europeo, con poche eccezioni previste (come ad esempio alimenti, mangimi e prodotti medicinali). Una delle novità principali è è l’introduzione del Passaporto Digitale di Prodotto (DPP).
L’obiettivo generale è migliorare in modo significativo la sostenibilità e la circolarità dei prodotti lungo tutto il loro ciclo di vita.
Il Regolamento prevede un’attuazione graduale, con le prime norme settoriali previste dal 2027 per alcuni prodotti, estendendosi progressivamente ad altre categorie entro il 2030.
In particolare, tra i settori prioritari indicati rientrano materiali e beni di largo consumo e ad alto impatto come tessili, mobili, prodotti ICT ed elettronici, acciaio e alluminio, pneumatici, detergenti, vernici, lubrificanti e prodotti chimici.
L’introduzione del Passaporto Digitale di Prodotto (Digital Product Passport, DPP) rappresenta in sostanza una “carta d’identità digitale” di un prodotto, ovvero un sistema elettronico che raccoglie, memorizza e rende accessibili tutte le informazioni rilevanti sul prodotto lungo il suo intero ciclo di vita.
Dalla produzione alla distribuzione, dall’uso fino allo smaltimento, ogni fase genera dati che confluiscono nel passaporto digitale, lo scopo è supportare e tracciare la sostenibilità del prodotto, promuoverne la circolarità e facilitare la conformità normativa.
Il contenuto esatto dipenderà dalla categoria di prodotto, ma in generale il passaporto deve includere informazioni su tutti gli aspetti chiave di sostenibilità e sicurezza del prodotto.
Alcuni esempi di dati che dovranno essere presenti nel Passaporto Digitale di Prodotto (DPP):
Tutte queste informazioni dovranno essere archiviate in formato digitale interoperabile e leggibile automaticamente, in modo da essere facilmente consultabili dagli interessati. Il DPP non sostituisce le normali etichette o manuali cartacei, ma le affianca fornendo dati più dettagliati e aggiornati.

Il passaporto digitale è pensato per essere utile a tutti gli attori della catena del valore, con particolare attenzione ai consumatori, che potranno accedere facilmente a informazioni accurate e verificate sul prodotto che stanno acquistando, ed alle imprese stesse (produttori, distributori, rivenditori), che potranno usare queste informazioni per monitorare la conformità normativa e le pratiche sostenibili lungo la filiera, migliorando al contempo la tracciabilità e la comunicazione trasparente.
Anche le autorità pubbliche, come ad esempio gli organi di vigilanza del mercato e le dogane, attraverso il DPP potranno verificare rapidamente la conformità dei prodotti alle normative.
Infine i soggetti a valle della filiera come i riparatori, i ricondizionatori e i riciclatori, avranno accesso a informazioni dettagliate per facilitare interventi di riparazione, manutenzione e recupero dei materiali a fine vita.
Per garantire l’accessibilità universale, il passaporto digitale accompagnerà fisicamente ogni prodotto sotto forma di un codice scansionabile. Il regolamento prevede infatti che ad ogni prodotto venga associato un identificativo univoco, collegato a un “vettore di dati” (come un QR code o codice a barre) apposto sul prodotto o sul packaging, assicurando che le informazioni sulla sostenibilità del prodotto viaggino insieme ad esso lungo tutta la filiera.
L’introduzione del Passaporto Digitale di Prodotto comporta nuovi obblighi specifici per le aziende. In particolare, i produttori (o gli importatori, per i beni extra-UE) dovranno:
Le aziende si troveranno quindi a dover integrare il DPP nei sistemi esistenti di gestione del prodotto e compliance, consolidando alcune informazioni già disponibili su tracciabilità e sostenibilità (ad esempio da studi di Life Cycle Assessment o da Report di Sostenibilità) e mettendole a disposizione esternamente in forma standardizzata.
Investimenti in servizi legati a digitalizzazione, sostenibilità, sistemi informativi e formazioni risulteranno quindi cruciali per gestire in maniera corretta l’ingresso nell’era del DPP.

L’implementazione diffusa dei Passaporto Digitale di Prodotto avrà importanti vantaggi pratici. Ci sarà innanzitutto una maggiore trasparenza per i consumatori, che potranno finalmente conoscere ciò che c’è “dietro” ai prodotti, in modo dettagliato e verificato.
Grazie alla tracciabilità totale assicurata dal DPP, questo contribuirà anche a garantire in modo più mirato la qualità e sicurezza dei prodotti, tracciando l’origine dei vari elementi che li compongono. Per le aziende più virtuose, il passaporto diventerà uno strumento di valorizzazione sul mercato, permettendo di comunicare in modo credibile gli sforzi di sostenibilità e magari di accedere a filiere di fornitura “preferenziali”.
Il DPP promuoverà inoltre modelli circolari, rendendo disponibili informazioni precise su materiali e progettazione, facilitando il riuso, la riparazione e il riciclo.
Accanto alle opportunità, esistono però sfide concrete di implementazione, legate principalmente alla complessità tecnica e organizzativa nella raccolta e gestione di enormi quantità di dati eterogenei, all’integrazione con altri sistemi (come ad esempio il database di conformità REACH per le sostanze chimiche) ed alla protezione dei dati e la privacy, in quanto il DPP deve garantire sicurezza informatica e controllo sugli accessi mediante meccanismi di accesso differenziato.
In conclusione, il Passaporto Digitale di Prodotto rappresenta per le aziende una sfida significativa ma anche un’occasione di innovazione. Nei prossimi anni diventerà uno strumento centrale per garantire la trasparenza, la tracciabilità e la circolarità dei prodotti immessi nel mercato dell’UE. Le aziende che si adegueranno proattivamente ed in maniera anticipata potranno non solo evitare sanzioni o blocchi di mercato, ma anche cogliere i benefici competitivi di questa transizione.
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