Impatto ambientale e sociale dell’e-commerce

  • Di Mattia Lonardi
    • 17 Gen 2023
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Impatto ambientale dell'e-commerce

L’e-commerce è ormai entrato in pianta stabile nelle abitudini di acquisto degli italiani, coinvolgendo gran parte della popolazione e trasformando radicalmente i modelli di business delle aziende. La pandemia da Covid 19 ha avuto un ruolo decisivo per il primato dell’e-commerce che, per diversi mesi, è stato non solo il metodo di acquisto più sicuro, ma spesso anche l’unico possibile.

Acquistare on-line è comodo e veloce: basta un click e il prodotto desiderato viene consegnato direttamente a casa entro pochi giorni. È anche chiaro però che non può essere a costo zero.

Qual è dunque il peso dell’e-commerce sull’ambiente?

Il B2C Logistic Center, gruppo di ricerca del Politecnico di Milano, ha sperimentato un modello in grado di quantificare i chilogrammi di CO2   equivalenti prodotti dalle attività commerciali. I risultati sembrano dimostrare che l’e-commerce in media sia più sostenibile dell’acquisto tradizionale. È veramente così? Il quadro sembra essere più complicato del previsto.  

Garantire “l’instant delivery” (si veda il caso di Amazon Prime) eleva in maniera significativa l’impatto ambientale del sistema e-commerce, modificando radicalmente anche la logistica delle consegne. In Italia, ad esempio, viaggiano su gomma circa 20.000 furgoni al giorno, per consegnare 300 milioni di pacchi a domicilio ogni anno. Il MIT di Boston ha stimato che per assorbire l’anidride carbonica delle consegne servirebbero 300 nuovi alberi al giorno.

Acquistare online sembra essere una scelta green solo quando il cliente dovrebbe percorrere oltre 15 km per recarsi al punto vendita tradizionale. In caso contrario, ha un impatto minore sull’ambiente recarsi fisicamente in negozio.

Impatto sociale dell'e-commerce

Un’altra nota dolente è rappresentata dal packaging. Gli imballi degli articoli ordinati online prevedono un consistente utilizzo di cartone e plastica. Secondo un report dell’associazione ambientalista Oceana (notizia smentita categoricamente da Amazon) il colosso di Seattle utilizzerebbe ogni anno più di 200 mila tonnellate di plastica per imballare i propri prodotti, gettando inoltre diverse ombre sulle modalità di smaltimento dei rifiuti.

Il quadro delineato presenta diversi punti critici. Nonostante la propria posizione di domino rispetto al mercato retail tradizionale, anche l’e-commerce sarà dunque costretto ad adeguarsi in maniera rapida e flessibile all’evoluzione del mercato. Lo chiedono in primo luogo i consumatori, i quali sottolineano l’importanza sempre più crescente della sostenibilità nelle scelte di acquisto. I principali player del settore saranno chiamati in primo luogo a ridurre i propri costi e sprechi energetici e ad adottare soluzioni di packaging integralmente riciclabili a impatto zero sull’ambiente.

L’innovazione tecnologica e dei materiali a livello di packaging avrà ricadute positive anche in termini di ottimizzazione delle scorte e dei resi. Solitamente infatti gli operatori del settore si trovano con prodotti eccedenti che devono essere continuamente smaltiti, creando nuovi rifiuti. I consumatori oggi chiedono invece consegne ecosostenibili e possibilità di reso immediato.

Infine le aziende dell’ecosistema e-commerce dovranno necessariamente valorizzare il proprio brand in termini etici, promuovendo iniziative green a sostegno e tutela dell’ambiente, stimolando il sostegno e la fidelizzazione dei clienti. Uno strumento strategico di comunicazione a cui molte aziende iniziano a fare affidamento riguarda la partecipazione a progetti di compensazione delle emissioni di CO2  .

Quali sono, invece, gli impatti sociali dell’e-commerce?

Oltre alla questione ambientale, l’escalation dell’e-commerce suscita riflessioni anche di natura sociale. Sono noti a tutti gli effetti negativi che hanno caratterizzato nei primi anni la gig economy, con la riduzione dei salari, la precarizzazione del mercato del lavoro e la progressiva uscita di scena del welfare dalle politiche aziendali. Il trend si sta invertendo, con un aumento graduale dei diritti dei lavoratori ed un progressivo intervento da parte di aziende ed Autorità, volto a migliorare le condizioni di lavoro ed il benessere dei lavoratori coinvolti.

Impatto ambientale e sociale dell'e-commerce

Gli effetti sul commercio tradizionale sono stati indubbiamente sconvolgenti ed hanno raggiunto un punto di non ritorno, specialmente in Italia, dove molti negozi e piccole aziende locali sono state costrette a chiudere, con ricadute negative a livello occupazionale e lo svuotamento dei piccoli borghi e centri storici situati al di fuori delle grandi città. La capacità da parte del settore e-commerce di abbattere le barriere trans-frontaliere e di annullare le distanze fra venditori e gli acquirenti ha messo a dura a prova il valore e il contributo del commercio locale, e la sostenibilità delle professioni che lo supportavano a livello operativo e distributivo.

Ci sono delle opportunità da cogliere?

Questa “disruptive innovation” porta con sé però anche importanti opportunità: l’apertura di nuovi canali di comunicazione, vendita e relazione per promuovere i prodotti “Made in Italy” in nuovi mercati internazionali; la possibilità anche per PMI e Autonomi di sfruttare i canali social per promuovere i propri prodotti (il cosiddetto “Social Commerce”); e la nascita di nuove competenze e mansioni che permettono un incremento dell’occupazione in ambiti quali logistica, spedizioni e comparto IT.

L’e-commerce rappresenta dunque il presente e futuro delle scelte di acquisto dei consumatori e richiede un’evoluzione continuada parte dei retailer per quanto riguarda offerta, customer experience, servizi logistici, luoghi di stoccaggio e capacità di consegna. 

L’investimento in tecnologia ed innovazione rappresenta lo strumento fondamentale sia a livello ambientale, per promuove metodologie di vendita e distribuzione sostenibili, sia a livello sociale, per valorizzare l’emergere di nuove competenze e impattare in maniera positiva sull’occupazione. Solo il processo di digitalizzazione e l’implementazione di soluzioni di automatismo saranno in grado di garantire una gestione flessibile della domanda e permettere di sopportare e soddisfare gli alti volumi di richiesta.

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Mattia Lonardi

Senior Grants Consultant

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