Dalla corsa ai Fondi in via di esaurimento al nuovo Iperammortamento 2026

  • Di Centro Studi
    • 14 Nov 2025
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Colleghi intorno ad un tavolo che studiano il nuovo Iperammortamento 2026

Il sistema degli incentivi statali per la trasformazione industriale sta attraversando un periodo di forte instabilità e incertezza. La recente chiusura anticipata dei piani Transizione 5.0 e il recente esaurimento dei fondi residui la per Transizione 4.0 hanno creato allarme tra le imprese, complicando la pianificazione degli investimenti. Facciamo chiarezza dalla corsa ai fondi in esaurimento fino all’Iperammortamento del 2026.

I comunicati sono stati promulgati dal MIMIT a distanza di pochi giorni, infatti, al comunicato del 7 novembre 2025 riguardante l’esaurimento anticipato delle risorse del Piano 5.0, sono seguiti ulteriori comunicati:

  • 7 novembre 2025: il MIMIT comunicava una forte accelerazione delle prenotazioni delle risorse del Piano Transizione 4.0, informando che le risorse disponibili ammontavano a 200 milioni di euro;
  • 10 novembre 2025: il GSE pubblicava il link per accedere al contatore delle risorse residue;
  • 11 novembre 2025: il MIMIT comunica l’esaurimento di tutte le risorse disponibili per il Piano Transizione 4.0

Alle ore 16:50, il contatore indicava 0€ disponibili:

Affrontiamo un po’ più nel merito le due “questioni”.

L’esaurimento dei fondi 5.0 e la lista d’attesa

Il piano Transizione 5.0, basato su crediti d’imposta e inizialmente finanziato con 6,3 miliardi di euro del PNRR, ha raggiunto in modo repentino la soglia di 2,5 miliardi di euro pattuita con la Commissione Europea a seguito di una rimodulazione del 4 novembre 2025 (COM 2025, 675 final). Nonostante le previsioni iniziali delle associazioni indicassero un assorbimento più lento, l’elevato gradimento della misura ha portato all’esaurimento ufficiale delle risorse e alla chiusura dello sportello il 7 novembre.

Sebbene il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) abbia consentito alle aziende di continuare a presentare le domande sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) fino al 31 dicembre 2025, queste comunicazioni non garantiscono l’accesso immediato al beneficio. Le aziende che inoltrano richieste dopo l’esaurimento dei fondi finiscono in una “lista d’attesa” e le comunicazioni inviate rimangono efficaci previa verifica della correttezza dei dati e della completezza della documentazione.

In caso di nuova disponibilità finanziaria (derivante dallo scorrimento delle domande o dall’attivazione di ulteriori risorse), il gestore della piattaforma informerà le imprese secondo l’ordine cronologico di invio. Si stima che il surplus di prenotazioni senza copertura ha raggiunto rapidamente i 900 milioni di euro, evidenziando il rischio di penalizzare le imprese che avevano avviato investimenti confidando nella misura.

La reazione del mondo imprenditoriale è stata critica, con associazioni come Confindustria che denunciano un danno alla fiducia e la necessità di trovare con urgenza risorse aggiuntive o “soluzioni-ponte” per tutelare i progetti già avviati. Di diverso parere è il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che, per il tramite del Ministro Urso, ha attribuito l’esaurimento a un successo della misura e ha promesso l’impegno del governo per trovare nuove coperture finanziarie.

 Per martedì 18 novembre 2025 alle ore 10:30, infatti, il Ministro Adolfo Urso ha convocato a Palazzo Piacentini un incontro con le principali associazioni nazionali d’impresa per un confronto sul Piano Transizione 5.0.

La corsa al 4.0 e le risorse residue

In parallelo, anche il piano Transizione 4.0 ha visto un assorbimento accelerato, in parte dovuto al dirottamento delle imprese dal piano 5.0 verso un credito d’imposta percepito come più sicuro e velocemente concretizzabile. I fondi per Transizione 4.0, con una dotazione nazionale di 2,2 miliardi di euro per il 2025, sono anch’essi esauriti a stretto giro dalla chiusura della Transizione 5.0. Anche in questo caso, il MIMIT ha comunicato che le prenotazioni continueranno a essere accettate fino alla fine dell’anno, ma finiranno in lista d’attesa, in attesa di eventuali rinunce o nuove disponibilità.

Le imprese potranno “riscattarsi” con il nuovo pacchetto di agevolazioni fiscali che il Governo sta introducendo con la prossima Legge di Bilancio (2026) e di cui possiamo già accennare un “back to the future” al vecchio Iperammortamento con una nuova veste “green”.

2026: Iperammortamento

Il Disegno di Legge di Bilancio introduce una nuova fase del piano Transizione 5.0 che sarà operativo nel 2026, con una dotazione di 4 miliardi di euro di risorse nazionali.

La novità strutturale più rilevante è il ritorno ai maxi-ammortamenti (iperammortamento) in sostituzione dei crediti d’imposta. Questo cambio di strumento agevolativo comporta una restrizione della platea dei beneficiari stimata intorno al 40%, poiché il maxi-ammortamento è utilizzabile principalmente dalle aziende con reddito positivo (in utile) e risulta meno efficace per chi è fiscalmente in perdita.

Il piano 2026 è previsto per investimenti fino al 31 dicembre 2026, con una proroga fino a giugno 2027 per i beni strumentali con acconto pari almeno al 20% versato entro il 2026. Tuttavia, il MIMIT e il Ministero dell’Economia stanno negoziando un’estensione della misura fino al 2028, o almeno un prolungamento della coda di tre mesi (fino a settembre 2027).

Al fine di garantire l’operatività già da gennaio, per una continuità con il “vecchio” Piano Transizione 5.0, il MIMIT punta a inserire le disposizioni attuative direttamente nella norma primaria attraverso emendamenti parlamentari, evitando così un ritardo dovuto all’emanazione di un decreto attuativo. Inoltre, si sta valutando l’ampliamento dei beni agevolabili, includendo nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e la cybersecurity, e la possibile reintroduzione di una clausola “made in Eu” per i beni strumentali (ampliamento degli investimenti contenuti negli allegati A e B di cui alla Legge n. 232 del 2016).

Iperammortamento: con quale intensità verrà riconosciuta l’agevolazione?

Il costo di acquisizione è maggiorato in relazione agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026 (o entro il 30 giugno 2027) come segue: ​

  • 180% per investimenti fino a 2,5 milione di euro;​
  • 100% per investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro;​
  • 50% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro.​

In caso di investimenti finalizzati transizione ecologica, la maggiorazione del costo di acquisizione degli investimenti si applica nella misura del:​

  • 220% per investimenti fino a 2,5 milione di euro;​
  • 140% per investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro;​
  • 90% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro​

Iperammortamento 2026: investimenti ammissibili

Gli investimenti ammissibili all’Iperammortamento 2026 sono:

  • Investimenti in beni materiali e immateriali strumentali nuovi 4.0, interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura;​
  • Investimenti in beni materiali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo anche a distanza, compresi gli impianti per lo stoccaggio dell’energia prodotta, inclusi gli impianti fotovoltaici prodotti nell’Unione europea.

Crediti d’Imposta per R&S e Innovazione: ultima corsa

Parallelamente ai piani Transizione, rimangono in vigore altri crediti d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica, sebbene anch’essi abbiano scadenze imminenti.

Per l’innovazione tecnologica e il design (ai sensi dei commi 201 e 202 della Legge 160/2019), il termine per usufruire del beneficio è fissato al 31 dicembre 2025 per i soggetti solari. Il credito è calcolato al 5% delle spese ammissibili, con un tetto massimo annuo di 2 milioni di euro, elevabile a 4 milioni per l’innovazione tecnologica 4.0.

Il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo (articolo 1, comma 200) è valido, invece, fino al bilancio in corso al 31 dicembre 2031. La misura è pari al 10%, con un massimale di 5 milioni di euro.

Le spese ammissibili per questi crediti includono i costi del personale direttamente impiegato, gli ammortamenti di beni mobili e software utilizzati nei progetti, i canoni di locazione, le spese per contratti di ricerca commissionata e i costi di materiali e forniture. Tutte le spese devono essere pertinenti, effettivamente sostenute e assunte al netto di altri contributi o sovvenzioni.

L’utilizzo di questi crediti, che non sono tassabili ai fini Ires e Irap, avviene esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione. Per l’accesso è indispensabile adempiere agli obblighi di certificazione (rilasciata da un revisore legale) e di comunicazione, oltre alla predisposizione di una relazione tecnica sul progetto. Inoltre, le imprese hanno la possibilità di richiedere una certificazione preventiva che attesti la qualificazione degli investimenti con “effetti vincolanti” nei confronti dell’Amministrazione finanziaria purché le attività svolte non siano state già constatate con processo verbale o contestate con atto impositivo.

Si precisa, tuttavia, che una relazione tecnica in tema di crediti per ricerca e sviluppo redatta da un esperto iscritto all’albo ministeriale, ove ottenuta dal contribuente dopo la consegna del PVC, può comunque assumere valore probatorio per il giudice tributario.

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