Realtà virtuale e aumentata: tecnologie a servizio della sanità

Tra visori e nuove applicazioni la miscela tra reale e digitale è uno dei campi dalle maggiori potenzialità, soprattutto in campo sanitario. Ce ne parla Carolina Canevari in questo articolo.

DECEMBER 18, 2020

12:00 AM

Di Carolina Canevari

La realtà virtuale e la realtà aumentata sono tecnologie sempre più diffuse in diversi settori.

Per realtà virtuale (VR) si intende la “replica” della realtà, quanto più accuratamente possibile dal punto di vista visivo, uditivo, tattile e anche olfattivo, per compiere azioni nello spazio virtuale superando limiti fisici, economici e di sicurezza. La realtà aumentata, invece, è la rappresentazione di una realtà alterata in cui, alla normale realtà percepita attraverso i nostri sensi, vengono sovrapposte informazioni sensoriali virtuali. Si tratta di un potenziamento percettivo, basato fondamentalmente sulla generazione di contenuti virtuali da parte di un computer e dalla loro sovrapposizione con la realtà.

Tali applicazioni sono parte integrande del cosiddetto mondo Industria 4.0.

Ci sono tre tipologie di realtà virtuale:

  • Immersiva, che immergono interamente il soggetto nell’esperienza virtuale e isolano i propri canali percettivi;
  • Semi-immersiva, che permette di ricreare un ambiente tridimensionale;
  • Non immerisiva, che permette l’interazione con il mondo 3D attraverso l’uso di periferiche.

La realtà virtuale, in particolare, in tutte le sue classificazioni, è applicata in diversi campi medici dalla riabilitazione motoria e cognitiva, alla terapia dei disturbi psichici.

L’applicazione della VR nel settore della riabilitazione è chiamata “cyberterapia”. Questo tipo di riabilitazione nasce dall’esigenza di trovare delle soluzioni innovative nel campo della riabilitazione. Questo approccio consiste nell’esecuzione di programmi virtuali che simulano in modo estremamente realistico ed interattivo situazioni e contesti di vita quotidiana, sollecitando sia le funzioni cognitive, uditive e visive che quelle olfattive e tattili. Il paziente indossa un paio di occhiali con i sensori che inviano al computer i dati di posizionamento e di navigazione e, attraverso il joystick, il paziente può esercitarsi a svolgere i compiti richiesti e ad orientarsi in ambienti simulati.

Per quanto riguarda, invece, l’utilizzo della terapia per disturbi psichici, diversi studi hanno dimostrato come la VR sia di grande aiuto sia per i trattamento dei disturbi, che per la valutazione degli stessi. Tale tecnologia permette la riproduzione di situazioni ambientali e sociali che stimolano il soggetto in modo simile al contesto reale; è inoltre possibile regolare l’intensità e la durata dell’esperienza virtuale in base alle esigenze del soggetto. L’utilizzo di questo strumento permette di riprodurre situazioni emotive e sociali, tipiche delle relazioni interpersonali. Pertanto, la creazione di ambienti virtuali permette di esporre il paziente ad affrontare le proprie paure e testare le proprie credenze su ciò che viene percepito negativamente dalla persona.

L’utilizzo di tali tecnologie nelle cure dei pazienti hanno diversi vantaggi, soprattutto nel campo dei disturbi psichici. Il primo tra tutti è la possibilità di poter far fronte alle proprie paure sotto il controllo di un terapeuta che gestisce e controlla l’ambiente virtuale in cui è svolta l’attività riabilitativa, facendo piccoli passi verso la guarigione o il miglioramento della prognosi.

Il futuro del mondo sanitario, nella maggior parte delle sue branchie, è sempre più high-tech e anche la realtà virtuale, che fino a 10 anni fa era poco accessibile a causa degli elevati costi, diventerà una pratica corrente grazie ai benefici che può apportare.

Carolina Canevari
Healthcare Business Developer – Leyton Italia

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Carolina Canevari

Healthcare Business Developer

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