Life Cycle Assessment (LCA): società verso “l’impatto ZERO”

11-11-2021

Di Gianluca Leo & Claudia Perna

Fino a qualche tempo fa le parole industria, produzione, progresso ed innovazione evocavano alla mente l’immagine delle ciminiere fumanti associate inevitabilmente ai temuti inquinamento ambientale e cambiamento climatico.

Ma siamo da poco approdati in una nuova era, quella che può essere definita “dell’industria consapevole”; un momento in cui la realizzazione di prodotti e l’erogazione dei servizi non può prescindere dalla  valutazione della loro impronta ecologica.

Per i paesi europei, in particolare, un grande passo in avanti si è avuto nel 2019 grazie all’adozione del Green Deal Europeo. L’ambizioso piano dell’UE è quello di raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica attraverso la trasformazione dell’economia europea che dovrà essere anche efficiente in termini di costi, giusta e socialmente equilibrata.

L’Unione Europea, e l’Italia come suo membro, si erge dunque a ruolo di leader nella lotta ai cambiamenti climatici che interessa tutto il mondo. Non solo, ma la transizione verso “l’impatto zero” offrirà significativi vantaggi in termini di crescita economica, sviluppo tecnologico e di creazione di nuovi mercati, business e posti di lavoro.

Sentiamo spesso parlare di sostenibilità, ma resta un concetto astratto, poco definito quantitativamente ed incentrato maggiormente sull’aspetto qualitativo.

Infatti, per molti anni, si è focalizzata l’attenzione sui singoli impatti ambientali derivanti dalla produzione, valutando ad esempio l’impronta idrica, i consumi energetici e le emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera.

Considerare tali aspetti singolarmente, però, potrebbe generare un risultato non ottimale e incompleto in quanto alcuni interventi possono essere premianti sotto alcuni aspetti, ma avere ripercussioni negative su altri. Basti pensare, ad esempio, come l’utilizzo di una semplice caldaia a biomassa può essere un intervento virtuoso dal punto di vista energetico, ma se il combustibile utilizzato ha una provenienza a lungo raggio chilometrico, l’impatto causato dal trasporto porta ad avere un sistema inefficiente dal punto di vista ambientale.

Pertanto, la necessità di misurare la sostenibilità in modo completo, analizzando tutta la filiera, ha portato negli ultimi anni alla creazione di un sistema che garantisse un metodo di valutazione quantitativa e trasparente dell’impatto ambientale dell’azienda andando a considerare non un singolo aspetto, ma l’intero ciclo di vita di un prodotto/servizio

In tal senso, l’LCA (Life Cycle Assessment) si presenta come uno strumento utile a conoscere e misurare qual è l’impatto ambientale di un prodotto/processo/servizio. Tale metodo, infatti, fornisce informazioni utili per prendere coscienza dell’effetto che ogni fase produttiva ha sull’ambiente e far emergere quali sono le fasi critiche della stessa.

L’analisi LCA permette di poter intervenire in modo mirato sulle fasi di processo a maggior impatto ambientale fornendo spunti per un uso più responsabile delle risorse e monitorando l’impatto aziendale. Tale analisi può, inoltre, essere estesa anche al punto di vista economico attraverso l’LCC (Life Cycle Cost).

Una volta completato l’intervento, una nuova analisi LCA permette di comprendere e quantificare gli effetti generati accompagnando le aziende in un percorso virtuoso e continuativo che consente loro di monitorare e tracciare ogni cambiamento e poterlo comunicare all’esterno migliorando la propria immagine.

Infatti, l’LCA permette alle imprese di porsi in modo completamente trasparente nei confronti del mercato e risulta essere uno strumento alla base di certificazioni ambientali quali EPD, Carbon footprint, Water footprint, Cradle to Cradle. Inoltre, tale analisi può essere utilizzata per la redazione del bilancio di sostenibilità e per approfondire la valutazione ambientale del sistema di prodotto nel contesto di un’analisi per il Sistema di Gestione Ambientale (ISO 14001).

Negli ultimi anni anche la normativa nazionale ha mostrato particolare interesse al “tema ambiente”. La L. 160/2019 relativa al credito d’imposta Ricerca e Sviluppo ed innovazione tecnologica dispone, infatti,  una maggiorazione (dal 10% al 15%) per il recupero dei costi ammissibili dei progetti relativi alla transizione ecologica. Contemporaneamente, l’emanazione di bandi ad hoc ha consentito e consente alle aziende di ottenere contributi, anche a fondo perduto, sui progetti in chiave economia circolare”.

In questo periodo storico è evidente che alla luce del Green Deal, del PNRR, della legge vigente e di quelli che saranno gli interventi normativi futuri basati sulle linee guida europee, la strategia di produzione e consumo sostenibili per le aziende non possono prescindere da un’analisi dell’impatto ambientale delle stesse.

Se in passato “l’impatto zero” per un’intera nazione sembrava essere un miraggio, l’ambizioso piano europeo ci porta a pensare che non solo sarà possibile, ma anche doveroso. Risulta, pertanto, fondamentale e strategico l’utilizzo da parte delle imprese dell’LCA come base dei progetti ambientali aziendali che possono ben incastrarsi sia con le esigenze industriali che con la normativa vigente e portare ad un consolidamento della propria clientela e ad una posizione più appetibile e competitiva dell’azienda sul mercato.

Gianluca Leo & Claudia Perna
Innovation Consultant & Business Innovation Analyst – Leyton Italia