Strategie IPR: una chiave di successo per la crescita sostenibile delle imprese

  • Di Valerio Grosso
    • 6 Mag 2025
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Consulente R&S lavora in ufficio con il suo laptop. Strategie IPR

Strategie IPR: tutela e valorizzazione del know-how aziendale

In una epoca storica in cui l’innovazione rappresenta uno dei principali fattori chiave per la resilienza e la competitività delle imprese, adottare efficaci strategie IPR per proteggere il proprio know-how, così come i risultati generati da attività di ricerca e sviluppo (R&S), è diventato un imperativo strategico.

Eppure, molte aziende – in particolare tra le PMI italiane – ancora oggi non adottano strategie strutturate di tutela della proprietà intellettuale (IPR – Intellectual Property Rights), con il rischio concreto di disperdere valore e vantaggio competitivo, compromettendo la profittabilità degli investimenti realizzati in attività innovative.

Nel solo periodo compreso tra giugno 2023 e gennaio 2025, l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) ha concesso circa 47.000 brevetti europei.

Di questi, le richieste provenienti dall’Italia si sono fermate a sole 2.691, pari al 5,6% del totale, posizionando il nostro Paese al quarto posto per numero di brevetti europei, dopo Germania e Francia, ed un distacco rilevante in termini assoluti.

La situazione a livello globale

A livello globale il divario è ancora più ampio: nell’ultimo decennio, la Cina si è affermata come il primo Paese al mondo per numero di domande di brevetto depositate, superando ampiamente sia l’Unione Europea sia gli Stati Uniti.

Questo riflette non solo un’intensa attività innovativa, ma anche un approccio lungimirante alla protezione della proprietà intellettuale come leva strategica nazionale.

A complicare ulteriormente il suddetto scenario, si registra una crescente esposizione delle imprese alle minacce informatiche.

Secondo i dati raccolti da ENISA, infatti, oltre il 60% delle PMI europee si considera vulnerabile ad attacchi esterni in grado di compromettere informazioni riservate e know-how aziendale, spesso in assenza di misure adeguate di governance o policy interne.

In questo contesto, l’adozione di una strategia di IPR efficace non rappresenta solo una misura difensiva, ma un elemento fondamentale per la valorizzazione degli investimenti in innovazione, la crescita sostenibile dell’azienda e la creazione di un vantaggio competitivo duraturo.

Strutturare sin da subito un piano integrato di tutela e gestione degli asset immateriali è oggi una scelta indispensabile per qualsiasi impresa che voglia guidare, e non subire, il cambiamento nei propri mercati di riferimento.

I diritti di proprietà intellettuale: dalla protezione alla valorizzazione

I diritti di proprietà intellettuale (IPR) – tra cui brevetti, marchi, disegni e modelli, diritto d’autore e know-how protetto – non sono solo strumenti giuridici di tutela, ma veri e propri asset economici strategici.

Una corretta strategia di IPR consente infatti alle imprese non solo di proteggere l’innovazione, ma anche di valorizzarla, generando ritorni concreti in termini di redditività, attrattività e competitività.

Le imprese che gestiscono in modo attivo e strutturato il proprio portafoglio IP hanno una performance di gran lunga superiore alla media.

Secondo uno studio dell’EUIPO e dell’EPO, le aziende che possiedono almeno un diritto di proprietà intellettuale registrato (brevetto, marchio o design) generano in media il 20% in più di ricavi per dipendente, e addirittura il 55% in più se detengono più tipologie di titoli IP sinergicamente combinati.

Inoltre, le imprese titolari di brevetti sono mediamente più propense ad attrarre capitale, ottenere finanziamenti agevolati, accedere a operazioni di M&A e stabilire joint venture tecnologiche.

A tal riguardo, alcuni studi a livello OCSE indicano che fino al 80% del valore di mercato di una PMI innovativa può derivare da asset intangibili come brand, brevetti, licenze e know-how.

Anche dal punto di vista fiscale e finanziario, una strategia IPR ben pianificata consente di accedere a benefici specifici: dall’utilizzo della proprietà intellettuale come collaterale per crediti garantiti, alla possibilità di accedere a regimi fiscali agevolati derivanti da titoli di proprietà o diritti di sfruttamento, come il Patent Box.

In sintesi, una politica efficace di gestione dell’IPR crea le condizioni per:

  • Aumentare la propria reputation e quindi il fatturato;
  • Migliorare il valore percepito dell’impresa nei mercati, attraendo investitori e nuovi capitali;
  • Generare redditi aggiuntivi attraverso licenze e royalties;
  • Ridurre i rischi di imitazione o usurpazione.

La strategia IPR come processo integrato

Nel contesto attuale, caratterizzato da una crescente velocità nello sviluppo tecnologico e da una forte concorrenza a livello globale, non è più sufficiente proteggere i risultati ottenuti solo al termine di un processo di R&S o di Innovazione.

È necessario, invece, integrare sin dall’inizio una visione strategica strutturata della proprietà intellettuale, considerando la tutela degli asset immateriali non come una fase finale, ma come parte integrante dell’intero ciclo del piano di innovazione.

Una strategia di IPR efficace parte da un’accurata mappatura del know-how e degli asset intangibili dell’azienda: informazioni tecniche riservate, prototipi, disegni e modelli, software, algoritmi, banche dati, metodologie, nuovi prodotti o processi sperimentali (Background Knowledge). Ogni elemento che crea valore o rappresenta un vantaggio competitivo merita di essere identificato, valutato e, laddove opportuno, tutelato tramite gli strumenti giuridici adeguati: brevetti, marchi, design, diritto d’autore o segreti industriali.

Questo approccio è tanto più efficace quando viene integrato all’interno di progetti agevolati (credito d’imposta R&S o IT, bandi nazionali o europei come Horizon o EIC), che prevedono già una rendicontazione puntuale degli output generati (Foreground Knowledge) e, per i quali, la titolarità e la tracciabilità della proprietà intellettuale possono rappresentare un vantaggio competitivo anche in fase di valutazione o audit.

Il processo di IP management non si esaurisce con la registrazione di un brevetto o la stipula di un NDA. Al contrario, comprende una serie di attività continue e complementari che trasformano la proprietà intellettuale in un vero e proprio asset aziendale concreto:

  • Audit degli asset immateriali (IP Audit), per individuare cosa proteggere e con che modalità;
  • Analisi di brevettabilità e definizione delle modalità di protezione più efficaci (brevetto vs. segreto industriale, diritto d’autore, ecc.)
  • Monitoraggio dei mercati e delle attività dei competitor (IP watch)
  • Gestione dei contratti e delle licenze (licensing, cessione, joint venture)
  • Formazione del personale per la sensibilizzazione alle policy aziendali stabilite sullo specifico tema;
  • Monitoraggio della scadenza e del portafoglio titoli, in ottica di ottimizzazione dei costi.

Per quanto sopra, una strategia IPR efficace richiede un’attenta valutazione multidisciplinare e una managerialità consapevole dell’importanza e della fragilità del valore immateriale generato.

IPR e Innovazione richiedono competenze e supporto specializzato

Nell’economia della conoscenza, proteggere idee, tecnologie e know-how è fondamentale tanto quanto svilupparle.

Le imprese che intendono investire in ricerca, sviluppo e innovazione non possono più prescindere dal definire ed adottare una efficace strategia IPR integrata, capace di tutelare i risultati e di valorizzarli sul mercato.

Infatti, per quanto sopra brevemente argomentato, si rileva come il tema della proprietà intellettuale non si limiti ad una questione meramente di tutela legale, ma debba essere considerato come uno strumento attivo di sviluppo e competitività d’impresa, a patto che venga gestito con metodo, continuità e visione strategica.

Tutt’oggi molte aziende, ed in particolare PMI, esitano a definire adeguate strategie di IPR per limitata disponibilità di risorse, timore di incorrere in costi elevati, o assenza di competenze specifiche in-house, sottoponendosi al concreto rischio (spesso inconsapevolmente) di ritrovarsi, dopo anni di ricerca e investimenti, con risultati non protetti e non valorizzati, o comunque facilmente replicabili dai propri competitor.

A tale scopo, è fondamentale affidarsi a professionisti che propongano, attraverso competenze multidisciplinari, un approccio operativo nella definizione di percorsi IPR management personalizzati, con l’obiettivo di massimizzare il ritorno sugli investimenti in innovazione e orientare le scelte strategiche verso uno sviluppo sostenibile e competitivo.

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Valerio Grosso

Innovation Consultant

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