Task Force Customs: Dazi USA dichiarati illegittimi, ora è cor...
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Le scelte protezionistiche e le politiche economiche della amministrazione Trump riguarderanno principalmente il settore della moda, dei mobili, del legno, dei metalli, della gioielleria e dell’occhialeria.
Secondo Coldiretti, solo il settore agroalimentare ha un impatto per 7,8 miliardi di export verso gli USA. Un dazio del 25% sulle esportazioni italiane potrebbe alimentare la spirale inflazionistica negli USA e costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più.
Risulta pertanto vitale per le imprese nazionali individuare e valutare l’utilizzo di strumenti normativi per ridurre gli impatti che le politiche economiche degli USA avranno sul loro business.
A) Regimi sospensivi per dazi su semilavorati e materie prime
Le aziende italiane che intendono realizzare nel territorio nazionale prodotti destinati all’export verso il mercato USA potrebbero adottare regimi sospensivi per neutralizzare i dazi dell’UE sull’importazione su semilavorati e materie prime importate.
In particolare, la normativa doganale dell’Unione Europea prevede regimi speciali che consentono di introdurre nel territorio doganale dell’Unione Europea merci destinate alla lavorazione o allo stoccaggio senza l’applicazione di dazi e IVA sull’importazione. Grazie all’utilizzo di tali regimi speciali sospensivi, i prodotti finiti ottenuti potranno essere successivamente esportati con maggiori marginalità e senza che gli stessi siano incisi dalla fiscalità nazionale e/o unionale.
B) Operatori Economici autorizzati AEO
In aggiunta all’utilizzo di regimi speciali, le aziende italiane potrebbero accedere alle semplificazioni concesse agli Operatori Economici autorizzati AEO. La qualifica AEO consente di:
In aggiunta, nel panorama internazionale, solo gli Operatori economici autorizzati AEO potranno avvalersi delle seguenti agevolazioni:
Grazie all’utilizzo delle semplificazioni sopra riportate, le aziende potranno ottenere un elevato risparmio economico e una notevole riduzione dei tempi per i flussi di merci destinate agli USA.

Nel secondo scenario, vale a dire per prodotti commercializzati, acquistati e successivamente rivenduti negli USA, il driver principale da monitorare e valutare sarà costituito dal valore dichiarato in dogana negli USA.
Le aziende dovranno valutare la presenza di strumenti normativi per ridurre la base imponibile dei prodotti da dichiarare in dogana al fine di ridurre o non esporre i prodotti a dazi eccessivi sull’importazione.
A parere di chi scrive, con riferimento ai prodotti da sdoganare negli USA, le aziende dell’UE potrebbero valutare di gestire le importazioni dei prodotti negli USA secondo la formula del ‘first sale price for export’, con la possibilità di imputare i dazi a una cessione precedente rispetto all’ultima, con un consistente risparmio doganale.
In particolare, si tratta di un processo di calcolo del valore doganale delle merci, applicabile ogni volta in cui un prodotto è stato oggetto di vendite a catena prima della sua importazione finale negli USA.
Poiché il prezzo della prima vendita è inferiore rispetto a quello di ogni successiva rivendita del prodotto, tale metodo permetterebbe agli operatori economici di realizzare elevati risparmi, essendo i dazi negli USA calcolati su una base imponibile più bassa, riducendo o eliminando l’impatto di questi ultimi.
Tale strategia doganale per esportare verso gli USA è praticabile anche per aziende italiane che importano prodotti realizzati in Cina e vogliono ridurre l’impatto dei dazi.
In conclusione, le nuove tariffe USA rappresenteranno una sfida per le aziende italiane ed europee, e impongono alle stesse un’attenta attività di pianificazione per eliminare i dazi non dovuti o ridurre la base imponibile per l’applicazione delle nuove tariffe.


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