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Nel quadro delle politiche europee per la transizione ecologica, la Direttiva (UE) 2023/1971 sull’efficienza energetica rappresenta uno dei pilastri normativi più rilevanti dell’ultimo decennio. Inserita nel pacchetto “Fit for 55” e coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo, la direttiva ridefinisce target, obblighi e strumenti operativi per ridurre i consumi energetici e accelerare la decarbonizzazione entro il 2030.
Negli anni passati l’efficienza energetica è stata spesso interpretata come intervento tecnico puntuale: sostituzione di macchinari obsoleti, miglioramento dell’isolamento, ottimizzazione dei processi produttivi. Interventi fondamentali, ma oggi non più sufficienti. La Direttiva UE 2023/1971 eleva l’efficienza a priorità sistemica, integrandola nelle strategie economiche, industriali e sociali dell’Europa.
Con la Direttiva UE 2023/1971, entrata in vigore il 10 ottobre 2023, l’Unione Europea compie un passo ulteriore e ridefinisce il ruolo dell’energia all’interno delle strategie economiche e industriali: l’efficienza non rappresenta più solo uno strumento per ridurre le emissioni, ma una priorità strutturale per rafforzare competitività, sicurezza energetica e resilienza economica.
L’obiettivo centrale è la riduzione del consumo energetico dell’11,7% entro il 2030 rispetto allo scenario di riferimento del 2020.
Per rendere questo traguardo misurabile, vengono fissati limiti massimi:
Non si tratta solo di target ambientali. In un contesto globale segnato da instabilità geopolitica e volatilità dei prezzi dell’energia, la riduzione strutturale dei consumi assume un valore strategico. Meno energia importata significa minore esposizione alle crisi internazionali, maggiore stabilità dei costi e più risorse da destinare a investimenti produttivi e innovazione.
La Direttiva UE 2023/1971 sostituisce e rafforza la precedente disciplina sull’efficienza energetica, introducendo:
Uno degli aspetti più innovativi è la formalizzazione del principio Energy Efficiency First come criterio operativo vincolante.
Ciò significa che, nella pianificazione energetica e nelle decisioni di investimento, occorre valutare prioritariamente le soluzioni di riduzione della domanda rispetto all’espansione dell’offerta.
Prima di costruire nuove infrastrutture o aumentare la capacità di generazione, è necessario dimostrare che non esistano alternative più efficienti in termini di costi, benefici ambientali e impatti sistemici.
È un cambio di prospettiva che spinge governi, aziende e operatori a considerare l’efficienza non come un’opzione accessoria, ma come la prima leva da attivare.

La Direttiva attribuisce un ruolo centrale al settore pubblico, chiamato a dare l’esempio.
Le amministrazioni sono chiamate a:
Questo obbligo non è solo un vincolo burocratico ma rappresenta un’opportunità per modernizzare il patrimonio edilizio, ridurre la spesa energetica e stimolare il mercato delle tecnologie efficienti.
Dal punto di vista tecnico e gestionale, implica:
L’efficienza energetica diventa così un indicatore concreto di qualità amministrativa e responsabilità gestionale.
La Direttiva supera la tradizionale distinzione tra grandi imprese e PMI, adottando un criterio fondato sul livello di consumo energetico effettivo.
Le imprese con consumi superiori a determinate soglie sono tenute a:
Non è più sufficiente redigere una diagnosi: è richiesto un percorso di miglioramento continuo e dimostrabile.
Per le organizzazioni energivore, l’efficienza energetica diventa un elemento di governance industriale, con impatti diretti su costi operativi, gestione del rischio e performance ESG.

Una novità di grande rilievo riguarda i data center, un settore in forte crescita e ad alta intensità energetica. Per la prima volta, la Direttiva introduce obblighi specifici di trasparenza: gli operatori dovranno comunicare consumi, indicatori di efficienza, temperature operative, strategie di recupero del calore e altri dati tecnici. Queste informazioni confluiranno in un database europeo, con l’obiettivo di monitorare un comparto sempre più strategico per l’economia digitale.
La Direttiva dedica attenzione anche alla povertà energetica, chiedendo agli Stati membri di identificare i gruppi vulnerabili e di adottare misure prioritarie per ridurre l’impatto delle spese energetiche sulle famiglie più fragili. L’efficienza energetica diventa così non solo uno strumento ambientale, ma anche sociale.
In definitiva, la Direttiva 2023/1971 segna una svolta strutturale nel modo in cui l’Europa concepisce il consumo energetico: non più variabile passiva, ma leva di politica industriale e ambientale.
Per imprese e Pubbliche Amministrazioni, la scelta non è più se investire in efficienza, ma come farlo in modo intelligente, misurabile e coerente con la strategia di lungo periodo.
Si può affermare che l’efficienza energetica rappresenti oggi il primo e più solido strumento di transizione: riduce costi, emissioni e rischi, generando al contempo competitività e valore.
La vera innovazione non è produrre più energia, ma utilizzare meglio quella che abbiamo.
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