Le agevolazioni fiscali per i lavoratori impatriati

  • Di Calogero Di Benedetto
    • 9 Ott 2025
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HR Manager che legge il regime fiscale degli impatriati

Il cosiddetto “regime degli impatriati” è una misura introdotta per incentivare il rientro in Italia di lavoratori qualificati che hanno maturato esperienze all’estero.

Negli anni ha subito diverse modifiche, ma con l’entrata in vigore dell’art. 5 del D.Lgs. 209/2023 la disciplina è stata profondamente rivista.

L’obiettivo rimane quello di rendere l’Italia più competitiva nell’attrazione di talenti, alleggerendo il carico fiscale su chi decide di trasferirsi o tornare a vivere e lavorare nel nostro Paese.

Di seguito vediamo un quadro sintetico del funzionamento del nuovo regime dal 2024, illustrando le condizioni di accesso, la durata del beneficio e le opportunità che offre sia ai lavoratori che alle imprese.

Come funziona il Regime degli impatriati

Dal periodo d’imposta 2024, i redditi da lavoro dipendente, assimilati e da lavoro autonomo prodotti in Italia dai lavoratori che trasferiscono la residenza fiscale nel nostro Paese concorrono alla formazione del reddito complessivo solo al 50% del loro ammontare, entro il limite annuo di 600.000 euro.

In sintesi, il lavoratore rientrato è soggetto all’IRPEF soltanto per la metà del reddito imponibile. Ad esempio, un impatriato che percepisce 100.000 euro di reddito lordo annuo verserà le imposte solo su 50.000 euro.

Maggiori benefici per chi ha figli

La percentuale scende ulteriormente al 40% (quindi con un’esenzione del 60%) se:

  • il lavoratore rientra in Italia con almeno un figlio minore;
  • oppure, durante il periodo agevolato, si verifica la nascita o l’adozione di un figlio.

Il beneficio “rafforzato” si applica a partire dal periodo d’imposta in cui avviene l’evento e dura per il tempo residuo di agevolazione. È però necessario che il figlio risieda anch’esso in Italia durante il periodo agevolato.

Durata del regime fiscale degli impatriati

Il beneficio si applica dal periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento della residenza in Italia e per i quattro periodi successivi. In totale, pertanto, il regime fiscale ha una durata di 5 anni.

Un’estensione ulteriore di tre anni è prevista per chi, trasferendosi in Italia nel 2024, sia proprietario di un immobile adibito ad abitazione principale acquistato entro i 12 mesi precedenti o entro il 31 dicembre 2023.

Requisiti per accedere al regime degli impatriati

Per accedere al regime fiscale agevolato, i lavoratori devono soddisfare precise condizioni:

  • Residenza fiscale: non devono essere stati fiscalmente residenti in Italia nei tre periodi d’imposta precedenti al rientro. Se rientrano in un’azienda facente parte dello stesso gruppo societario dell’azienda in cui erano occupati, il periodo minimo di permanenza all’estero sale a sei o sette anni, a seconda dei casi.
  • Impegno di permanenza: il lavoratore deve rimanere fiscalmente residente in Italia per almeno quattro anni. In caso contrario, decade dal beneficio con obbligo di restituzione delle imposte.
  • Attività lavorativa in Italia: deve essere svolta prevalentemente nel territorio italiano (più di 183 giorni all’anno).
  • Elevata qualificazione o specializzazione: è richiesto che il lavoratore abbia competenze qualificate o funzioni direttive, secondo la normativa europea e nazionale di riferimento.

Decadenza e vincoli

La perdita del beneficio si verifica se:

  • il lavoratore non mantiene la residenza fiscale in Italia per almeno quattro anni;
  • non rispetta i requisiti di prevalenza dell’attività lavorativa nel territorio italiano.

In caso di decadenza, si procede al recupero dei benefici fruiti con applicazione di interessi.

Differenze con il vecchio regime

Fino al 2023, l’agevolazione era più ampia. Essa prevedeva, infatti, l’imponibilità del solo 30% del reddito (o addirittura del 10% per chi si trasferiva nel Mezzogiorno). Inoltre, la durata poteva estendersi fino a dieci anni in presenza di figli o immobili acquistati.

Il nuovo regime è quindi più restrittivo, ma punta a garantire maggiore certezza normativa e a evitare abusi, mantenendo comunque un notevole risparmio fiscale per i lavoratori.

Un’opportunità per i lavoratori

Il regime degli impatriati rappresenta uno strumento concreto per ridurre la pressione fiscale e incentivare il rientro in Italia. I vantaggi principali sono:

  • risparmio fiscale: pagare le imposte su solo metà del reddito;
  • vantaggi familiari: ulteriore sconto per chi ha figli;
  • stabilità: durata certa di cinque anni, con possibili estensioni.

È particolarmente utile per i professionisti con competenze tecniche e manageriali, che possono reinserirsi nel mercato italiano con un reddito netto più competitivo.

Uno strumento per le imprese

Per quanto riguarda le aziende italiane, il regime degli impatriati rappresenta una leva strategica per attrarre e trattenere talenti.

I principali vantaggi per i datori di lavoro sono:

  • maggiore appeal retributivo: grazie all’agevolazione fiscale, l’impresa può offrire un pacchetto retributivo competitivo senza aumentare il costo del lavoro;
  • facilitazione nel rientro delle risorse espatriate: molti italiani che lavorano all’estero possono essere motivati a rientrare, portando con sé esperienze internazionali e nuove competenze;
  • investimento in capitale umano qualificato: il regime si applica a profili con elevata qualificazione o funzioni direttive, in linea con le esigenze delle imprese più innovative.

Le aziende possono quindi utilizzare questa misura non solo come strumento di “welfare fiscale” per i dipendenti, ma anche come leva di employer branding, dimostrando attenzione verso la valorizzazione delle carriere internazionali.

Il regime fiscale agevolato degli impatriati, pertanto, pur ridimensionato rispetto al passato, continua a rappresentare un forte incentivo per il rientro dei lavoratori qualificati in Italia.

Dal lato dei lavoratori, significa un esborso inferiore di tasse e, al contempo, maggiore facilità di accesso nel mercato italiano.

Dal lato delle imprese, offre la possibilità di riportare a casa talenti cresciuti professionalmente all’estero, rafforzando la competitività e l’innovazione del tessuto economico nazionale.

In un contesto globale in cui la concorrenza per attrarre capitale umano è sempre più accesa, questo strumento può rappresentare una leva strategica per rendere l’Italia un Paese più attrattivo.

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Calogero Di Benedetto

Consulente del Lavoro

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