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L’avanzamento dell’intelligenza artificiale (AI) rappresenta una delle rivoluzioni tecnologiche più importanti del nostro tempo. Grazie alle sue capacità di apprendimento automatico, elaborazione dei dati e generazione di contenuti, l’AI sta trasformando radicalmente numerosi settori dalla produzione industriale alla creazione di contenuti digitali. Tuttavia, questa evoluzione porta con sé nuove e complesse sfide legali, in particolare nell’ambito della proprietà intellettuale (PI).
Il rapporto tra AI e PI è infatti destinato a ridefinire le regole tradizionali su come proteggere e gestire le creazioni generate o assistite da intelligenze artificiali.
Uno dei temi più dibattuti riguarda la possibilità di attribuire la paternità o la titolarità delle opere create da un’intelligenza artificiale. Nel diritto tradizionale della proprietà intellettuale, infatti, la protezione è riconosciuta a un autore umano o a un inventore. Ma cosa accade quando un’opera o un’invenzione è generata autonomamente o con minima supervisione umana da un algoritmo?
Attualmente, nella maggior parte delle giurisdizioni, inclusa quella italiana e europea, l’AI non può essere riconosciuta come “autore” o “inventore”. Ciò significa che i diritti di proprietà intellettuale devono essere attribuiti a una persona fisica o giuridica coinvolta nel processo creativo, generalmente chi ha programmato l’AI o chi ha dato gli input determinanti.
Tuttavia, questo approccio tradizionale presenta delle criticità. Le AI generative, come quelle che creano testi, immagini, musica o progetti ingegneristici, sono capaci di produrre contenuti originali che possono non riflettere in modo diretto e immediato il contributo creativo umano, rendendo più difficile stabilire chi sia effettivamente l’autore o il titolare del diritto.

La natura delle creazioni generate da AI solleva diversi interrogativi legali:
Nonostante le complessità, l’AI offre enormi opportunità per la produzione di nuove opere e innovazioni tecnologiche. Aziende e creativi possono utilizzare l’AI come uno strumento per amplificare la propria capacità creativa, generare idee innovative e accelerare i processi produttivi.
Ad esempio, nel settore del design industriale, l’AI può proporre soluzioni innovative di prodotto in tempi molto ridotti rispetto ai metodi tradizionali. Nel mondo dell’arte, l’AI ha dato vita a nuove forme espressive e collaborazioni tra uomo e macchina. Questi risultati aprono nuove prospettive su come proteggere e valorizzare i diritti d’autore e i brevetti.
Per le imprese, un aspetto centrale è anche la possibilità di sfruttare il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (R&S) quando l’AI viene impiegata per innovare prodotti o processi. Tuttavia, per accedere a questi incentivi è necessario dimostrare che le attività svolte siano effettivamente innovative e che il contributo umano resti significativo.

Consapevoli delle sfide, sia il legislatore italiano che quello europeo stanno iniziando a studiare soluzioni normative per adattare le leggi sulla proprietà intellettuale all’era dell’intelligenza artificiale.
A livello europeo, la Commissione ha proposto il Regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act), che mira a creare un quadro giuridico armonizzato per l’uso responsabile e sicuro dell’AI, anche se non si concentra direttamente sulla PI. Parallelamente, sono in corso riflessioni più specifiche su come tutelare le opere generate da AI e su chi debba detenere i relativi diritti.
In Italia, il tema è all’attenzione di esperti, associazioni di categoria e istituzioni. Si discute su come aggiornare le regole per riconoscere il valore delle innovazioni create con il supporto dell’AI, mantenendo un equilibrio tra tutela degli autori umani e incentivazione dello sviluppo tecnologico.
Per aziende che vogliono integrare l’intelligenza artificiale nei propri processi creativi o produttivi, è fondamentale:
L’intersezione tra intelligenza artificiale e proprietà intellettuale rappresenta una frontiera ancora in parte inesplorata, ma di fondamentale importanza per lo sviluppo tecnologico e culturale del futuro. La sfida principale è trovare un equilibrio tra la valorizzazione delle capacità creative umane e il riconoscimento del ruolo crescente delle macchine, assicurando al contempo certezze legali e incentivi economici.

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