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L’iperammortamento rappresenta uno degli strumenti fiscali più incisivi messi a disposizione delle imprese italiane per sostenere gli investimenti in tecnologie avanzate, digitalizzazione e innovazione dei processi produttivi. Nato con l’obiettivo di accompagnare il sistema industriale verso i paradigmi dell’Industria 4.0, il meccanismo è stato progressivamente affinato nel tempo attraverso i piani Transizione 4.0 e Transizione 5.0.
Con la Legge di Bilancio 2026, l’iperammortamento viene nuovamente rilanciato e reso operativo per gli investimenti effettuati nel periodo 1° gennaio 2026 – 30 settembre 2028, confermando un’impostazione strategica: non solo beni materiali ad alta tecnologia, ma anche beni immateriali, in particolare software e soluzioni digitali, purché funzionali alla trasformazione e all’integrazione dei processi aziendali.
L’iperammortamento consente alle imprese di maggiorare il valore fiscalmente ammortizzabile dei beni strumentali acquistati o acquisiti in leasing. In termini concreti, questo si traduce in una riduzione del carico fiscale superiore al costo effettivamente sostenuto per l’investimento, rendendo economicamente più vantaggiosa l’adozione di tecnologie innovative.
La normativa vigente prevede differenti aliquote di maggiorazione, articolate in base all’ammontare complessivo dell’investimento:
Questa struttura progressiva mira a favorire sia le PMI sia le realtà industriali di maggiori dimensioni, incentivando investimenti scalabili e mirati.

Nel perimetro dell’iperammortamento rientrano esclusivamente quei software che presentano specifiche caratteristiche tecniche di interconnessione, automazione e integrazione con i processi produttivi aziendali. Si tratta, quindi, di beni immateriali considerati strumentali alla trasformazione digitale dell’impresa, così come definiti dall’Allegato B della normativa di riferimento.
Il principio guida è chiaro: il software non è agevolabile in quanto tale, ma per il ruolo attivo che svolge nell’evoluzione tecnologica del sistema produttivo.
In linea generale, rientrano nell’iperammortamento le seguenti categorie di software:
Tutte queste soluzioni devono essere tecnologicamente avanzate, capaci di dialogare con altri sistemi aziendali (ERP, macchinari, impianti produttivi) e di contribuire in modo misurabile alla digitalizzazione dei processi.
Non tutti i software possono accedere automaticamente all’agevolazione. Affinché un bene immateriale sia considerato ammissibile, devono essere soddisfatti precisi requisiti tecnici:
Restano quindi esclusi dall’iperammortamento i software gestionali di base o le applicazioni non integrate con l’operatività produttiva automatizzata.

Il perimetro applicativo dell’iperammortamento presenta ancora alcune aree di attenzione:
In questi casi, l’analisi tecnica e documentale diventa determinante per valutare l’effettiva ammissibilità dell’investimento.
L’iperammortamento 2026 si conferma come una leva fiscale strategica per le imprese che scelgono di investire in tecnologie digitali avanzate, includendo anche i software, a condizione che siano realmente integrati nei processi produttivi e abilitino interconnessione, automazione e innovazione.
In conclusione, si può quindi affermare che possono rientrare nell’agevolazione:
Per una corretta e sicura applicazione dell’iperammortamento, è sempre opportuno procedere a una valutazione puntuale caso per caso, con il supporto di un consulente fiscale o di uno specialista in incentivi alla digitalizzazione, verificando requisiti tecnici, documentazione e interpretazioni normative aggiornate.
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