Visual Thinking: elaborare concetti complessi in maniera veloce e pratica

  • Di Luca Toso
    • 18-11-2022
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Visual Thinking

Capita spesso, si è appena tornati da un meeting con il cliente che ha appena descritto con parole sue il problema che vorrebbe risolvere e i block notes sono pieni di appunti che, se si è stati bravi e anche un po’ fortunati, riescono a riassumere il problema in un’unica frase o una domanda.
Ma in che modo si possono affrontare quesiti anche molto astratti?

Quando i problemi sono difficili da vedere o sembrano vere e proprie matasse da dipanare, può venire in aiuto il “visual thinking”, definito da Dan Roam nel suo libro come quella tecnica che permette di rendere ogni problema più chiaro attraverso un disegno, che può essere realizzato utilizzando un insieme standard di strumenti e regole. 

Secondo Roam, quasi tutti i problemi possono essere affrontati con una modalità visuale, in quanto attraverso i disegni si riescono a rappresentare concetti complessi e si riassumono grandi quantità di informazioni in maniera veloce e pratica da visualizzare. In particolare l’autore del libro, sulla base della sua esperienza, definisce sei gruppi in cui poter suddividere i problemi, o meglio le opportunità, che possono presentarsi in ogni progetto, secondo il cosiddetto modello delle 6 W’s (o 5W1H) riportato di  seguito:

  • WHO (chi). Sfide relative a persone e ruoli.
    Chi dovrebbe eseguire le attività richieste e chi altro è coinvolto?
  • HOW MUCH (quanto). Sfide relative alla misurazione e al calcolo.
    Abbiamo abbastanza X per durare il tempo ci serve? Di quanto X abbiamo bisogno per andare avanti? Se aumento questa cosa in una certa misura, posso diminuire quest’altra? E di quanto?
  • WHEN (quando). Sfide relative a programmazione e tempistiche.
    Quale attività va svolta per prima e quali seguono? Quando queste attività verranno completate?
  • WHERE (dove). Sfide relative alla direzione e al modo in cui le diverse attività si incastrano.
    In che direzione si sta andando ora? Si sta procedendo nella giusta direzione o è necessario muoversi diversamente? Come si incastrano i vari pezzi? Cosa è più importante e cosa meno?
  • WHAT (cosa). Sfide relative a come le cose si influenzino l’un l’altra.
    Cosa succede se faccio questo? E cosa se faccio quest’altro? È possibile alterare il risultato di una certa situazione modificando le nostre azioni?
  • WHY (perché). Sfide relative alla capacità di vedere “the big picture”.
    Cosa stiamo facendo davvero e perché? È la cosa giusta o dovremmo fare qualcosa di diverso? Se avessimo bisogno di un cambiamento, quali sono le nostre opzioni? Come decidiamo quale opzione è la migliore?

Seguendo questo schema è possibile ricondurre problemi economici o tecnici e dilemmi organizzazionali a una di queste categorie o ancor meglio cercare di scomporre le complessità proprie di ogni progetto.

Il visual thinking è una tecnica molto utile nelle prime fasi del progetto per dare forma ad un problema che, dalla descrizione del committente, può apparire molto astratto; non richiede l’utilizzo di tecnologie avanzate ma semplicemente consiste nell’imparare a pensare con i propri occhi.

Questa forma di pensiero può essere strutturata in 4 fasi, si basa su 3 strumenti naturali indispensabili ed è guidato da 6 prospettive in cui un concetto può essere osservato. Da qui la metafora della corda formata da tre ceppi che si intrecciano.

Il processo alla base del visual thinking è molto semplice in quanto prevede 4 azioni che ogni persona sa come compiere: “look, see, imagine, show”. Queste azioni, infatti, accompagnano la nostra vita ogni giorno, per esempio quando dobbiamo attraversare una strada,  dobbiamo preparare un report economico o dobbiamo spiegare un grafico in un meeting aziendale. Molto interessante come Dan Roam paragoni queste 4 fasi con i passaggi fondamentali di una partita di poker.

Per prima cosa, quando ci vengono consegnate le carte le guardiamo (look) e collezioniamo i primi fondamentali input da cui nascono le prime considerazioni, ma un semplice sguardo è comunque limitante per cui è necessario osservarle (see) meglio per definire il colore, il numero di facce che contengono o di quali figure si tratta, in modo da poter selezionare gli insight più importanti e che meritano un’attenzione maggiore.

Una volta che abbiamo visto e analizzato ciò che abbiamo, è ora di guardare oltre e immaginare (imagine)in che modo con le nostre carte e con gli insight che abbiamo selezionato saremo in grado di vincere la mano. Dobbiamo quindi provare a capire anche cosa possono avere in mano gli altri concorrenti in maniera tale da ipotizzare se siamo in grado di batterli.

L’ultimo step del processo consiste nel mostrare (show) le proprie carte per stabilire il vincitore, così come alla fine della fase di understanding dobbiamo trovare la migliore struttura per rappresentare visualmente ciò che abbiamo appreso e analizzato nei passi precedenti.

Luca Toso
Innovation Manager – Leyton Italia

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Luca Toso

Innovation Manager

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