Startup Community: come riconoscere quella più adatta?

I membri di una Community sono persone riunite dagli stessi interessi…per questo bisogna valutare molto bene quale si presta meglio alle esigenze della nostra Startup. Marco Di Pilla ce ne parla in dettaglio.

MAY 7, 2021

12:00 AM

Di Marco Di Pilla

Spesso si parla di quanto sia importante per una startup far parte di una Community ed avere la possibilità di incontrare, conoscere e raccontarsi ad altre startup, innovatori, imprenditori e, ovviamente, potenziali clienti. Ciò deriva dal fatto che queste giovani realtà, fin dalle fasi iniziali, hanno un potenziale e una velocità di crescita altissimi e necessitano di confrontarsi costantemente con il mercato per favorire lo sviluppo del proprio progetto innovativo.

Oggi, identificare un numero preciso di community per le startup è pressochè impossibile, si pone allora la questione di come poter riconoscere quella più adatta alla progetto che si intende sviluppare, al settore e alla tecnologia.

Affinchè una Startup possa effettuare una scelta e trarre il massimo vantaggio da questi network è necessario comprendere gli elementi e gli attori che ne determinano il funzionamento e le dinamiche. Nello specifico, ne abbiamo individuati 5: i leader, i feeder, il capitale intellettuale, il capitale relazionale e il capitale finanziario.

Come sostiene Brad Feld – imprenditore, investitore e co-fondatore di Techstars – i leader di una startup community devono essere gli imprenditori. Per creare un ecosistema di nuove imprese infatti, occorre partire da chi ha esperienza nel settore ed è disposto a mettere la propria esperienza a servizio della comunità, assumendo un impegno di lungo periodo nonché la responsabilità di essere d’esempio con la propria attività.

Le università, i Mentor, le grandi aziende, gli investitori, i service provider e il Governo rientrano invece nella seconda categoria, i feeder. Questi alimentano l’ecosistema e da esso sono nutriti.

Le università sono la principale fonte di capitale intellettuale di una startup community: professori, laboratori, programmi di entrepreneurship, uffici di trasferimento tecnologico e, ovviamente, studenti. Questi ultimi rappresentano sicuramente l’asset più importante, alcuni diventeranno imprenditori, altri lavoreranno per startup.

I Mentor rappresentano invece la prima fonte di capitale relazionale: tendenzialmente si parla di imprenditori, oppure investitori che mettono a disposizione il proprio tempo ed esperienza affiancando le startup, senza avere – nel breve periodo – un ritorno economico. Essi rivestono un ruolo davvero importante non solo per la condivisione di conoscenze pratiche ma anche perché generalmente hanno reti estesissime.

Le grandi aziende ricoprono più ruoli. All’interno di una community infatti, queste offrono spazi di lavoro per favorire la creazione di Startup con programmi appositi e rappresentano per questo una fonte di capitale relazionaleintellettuale e finanziario.

Gli investitori rappresentano principalmente  il capitale finanziario. Quando si parla di questa categoria è importante tenere a mente che l’entità dell’investimento è stabilita in base alla fase di vita della startup o al livello di verticalizzazione industriale/tecnologica. È quindi consigliato, prima di scegliere una community, identificare se sono presenti gli investitori più adatti al tipo di progetto e alla sua fase di sviluppo.

Ad ogni modo, quando si parla di startup si finisce a discutere esclusivamente del capitale finanziario sottovalutando l’importanza di quello relazionale ed intellettuale. Eppure, è chiaro che se si parla di aziende ad alto fattore tecnologico, il capitale intellettuale – come specificato in precedenza – diventa una condizione fondamentale per avviare e, soprattutto, tenere in vita un ecosistema imprenditoriale sano e prospero.  Ma di che tipo di conoscenze parliamo? Di quelle tecnologiche che stanno alla base dei prodotti sviluppati dalle startup.  La maggior parte degli Hub tecnologici, e quindi di capitale intellettuale, sono in prossimità degli atenei.

Identificati i soggetti che compongono una community per startup, è opportuno prestare attenzione anche a delle criticità a cui si potrebbe andare incontro nel momento in cui si sta procedendo ad una scelta.  

Prima fra tutte, la mancanza di focus. Negli ultimi anni sono nate numerose iniziative legate al mondo delle startup: programmi di accelerazione, fondi di micro-seed, network di business angel e progetti di corporate venture. Oggi, quello delle community, è un mercato in crescita e con enormi potenzialità di sviluppo ma, come tale, esiste davvero tanta dispersione di valore e – essendo ancora un mercato relativamente giovane – solo da poco si stanno formando delle verticalizzazioni per settore o per territorio.  Il rischio di incappare in un network che sia troppo dispersivo è quindi davvero alto.

La seconda criticità è la provincialità, una delle principali vulnerabilità  delle startup digitali italiane. Gli investitori e gli imprenditori hanno scarsissima propensione a confrontarsi con i mercati esteri e con colleghi di hub europei/mondiali. Questo aspetto va ad incidere negativamente sull’intero ecosistema e soprattutto anche sul numero di early adopter che possono essere coinvolti fin dai primi giorni di sviluppo.

Una volta chiarito da chi sono composti i network e quali sono le criticità, rimane solo una domanda… Perché fare parte di una community per startup? Ecco di seguito i 6 motivi che abbiamo individuato:

  • Far crescere quanto più velocemente il proprio business, le competenze e la visione imprenditoriale;
  • Sviluppare in tempi più brevi il proprio prodotto o prototipo, avendo la possibilità di affidarsi a persone, aziende e potenziali clienti;
  • Aumentare la propria credibilità finanziaria attraendo aziende con capitali, finanziatori e investitori, riducendo drasticamente le tempistiche e ottenendo anche competenze relazionali e tecniche;
  • Raccontare il proprio modello di business, il proprio prodotto/servizio, evitando così di concentrarsi troppo, e solo, sullo sviluppo della startup innovativa;
  • Attorniarsi dei referenti più adatti ed intercettare nel minor tempo possibile – e quindi minor costo – i potenziali clienti, cosiddetti “early adopter” a cui vendere la soluzione sviluppata;
  • Ricevere costanti suggerimenti e feedback sul progetto imprenditoriale.

In Leyton Start-up ci occupiamo di aiutare fondatori ambiziosi che vogliono sviluppare startup di successo. Abbiamo creato una community dedicata – che al momento conta già più di 200 Startup innovative e numerosissime aziende strutturate – attraverso la quale i nostri Clienti hanno la possibilità di identificare ed entrare in contatto con i Partner più adatti alle loro esigenze, condividendo know-how ed expertise e creando sinergie per la loro crescita.

Marco Di Pilla
Leyton Start-Up Manager– Leyton Italia

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Marco Di Pilla

Marco Di Pilla

Leyton Start-Up Manager

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