Recovery Plan: il Governo Draghi riprende i lavori

Riparte il dialogo con l’ UE sul Recovery Plan: restyling delle missioni e dettaglio dei progetti. Ce ne parla Stefano Fili in questo articolo.

MARCH 17, 2021

12:00 AM

Di Stefano Fili

Il Ministero dell’Economia del nuovo esecutivo Draghi ha avviato i lavori sul Recovery Plan, interrotti due mesi fa con lo scoppio della crisi di Governo. Con l’invio della bozza del Recovery Plan al Parlamento sono stati definiti i confini del Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Il documento, articolato in 500 schede, spiega come si determinano gli stanziamenti (sostanzialmente tutti confermati rispetto quanto stabilito dal governo Conte 2) e, per alcuni capitoli, indica il cronoprogramma con le tappe intermedie come chiesto da Bruxelles. Nel documento vi è anche qualche indicazione sulla attribuzione dei vari progetti tra i diversi ministeri. Ovviamente, non mancano le parti da completare che rimandano a valutazioni su implementazione obiettivi e tempistiche che verranno definite in seguito. Il documento inviato rappresenta la base sui cui, dopo l’approvazione delle Camere, dovrà pronunciarsi la Commissione europea per la decisione finale che avverrà entro i due mesi dall’invio della presentazione del Piano per ogni singolo Stato Membro (entro il 30 Aprile 2021).

 Tra le scadenze più significative ci sono quelle relative al “Piano nazionale per le nuove competenze” e quelle sul “Programma nazionale per garantire l’impiegabilità”, tutte da completare entro dicembre 2021 con misure volte a rafforzare le politiche attive del lavoro incentrate su skill digitali e lavoro professionale. Inoltre, sono presenti misure per lo sviluppo di un’infrastruttura digitale “per fornire servizi cloud alla pubblica amministrazione” entro il secondo trimestre 2022. La selezione di progetti e Start-up per la digitalizzazione e gli investimenti nei microprocessori entro il 2023.

Rispetto alla bozza del 12 gennaio, resta stabile l’impianto del PNRR articolato in 6 macro-missioni, vale a dire 6 aree di investimento:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (dotazione di 46,3 miliardi);
  • rivoluzione verde e transizione ecologica (dotazione 69,8 miliardi);
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile (provvista da 31,9 miliardi);
  • istruzione e ricerca (dotazione 28,4 miliardi);
  • inclusione e sociale (dotazione da 27,6 miliardi);
  • salute (dotazione da 19,7 miliardi).

Il capitolo più corposo rimane quello della “Rivoluzione verde e transizione ecologica” al quale andranno 69,8 miliardi di euro, 900 milioni in più rispetto alla precedente bozza, con quattro componenti fondamentali:

  • impresa verde ed economia circolare (6,3 miliardi);
  • transizione energetica e mobilità locale sostenibile, che potrà contare (18,2 miliardi);
  • efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (29,3 miliardi);
  • tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica (15 miliardi).

Il secondo capitolo per importanza e fondi è quello dedicato a “Digitalizzazione, innovazione, e competitività del sistema produttivo” a cui vanno complessivamente 46,18 miliardi di euro, 100 milioni in più della precedente versione. L’articolazione del tema è il seguente:

  • digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA (11,4 miliardi);
  • digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo, in cui rientra anche il Piano Transizione 4.0 (26,7 miliardi);
  • turismo e cultura (8 miliardi).

Ultimo capitolo nel PNRR è lamissione 6 “Salute, che ha visto raddoppiare i fondi a disposizione, arrivando alla cifra definitiva di 19,7 miliardi di euro.  Di questi 7,9 miliardi sono destinati all’assistenza di prossimità e telemedicina, finalizzata a potenziare e riorientare il SSN verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria; a superare la frammentazione e il divario strutturale tra i diversi sistemi sanitari regionali garantendo omogeneità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza; a potenziare la prevenzione e l’assistenza territoriale, migliorando la capacità di integrare servizi ospedalieri, servizi sanitari locali e servizi sociali”. Il secondo cluster “innovazione dell’assistenza sanitaria”, che mira all’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del SSN, vale 11,8 miliardi.

Alle 6 macro-missioni, il Recovery Plan nazionale associa anche tre priorità trasversalidonne, giovani e Sud. Questi tre temi, a detta del Governo, sono visti come priorità in tutti gli obiettivi del Piano nazionale e saranno misurati tramite indicatori di impatti macroeconomici e occupazionali e perseguiti in tutte le missioni del PNRR.

Stefano FIli
Research and Services Manager – Leyton Italia

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Stefano Fili

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