Realtà aumentata: tecnologia abilitante per supportare la crescita delle aziende in ottica transizione 4.0

La digitalizzazione è ormai un pilastro della nostra vita quotidiana, al centro anche del Piano di Rilancio che il Governo sta approntando. Tra le tecnologie disponibili un posto d’onore spetta alla realtà aumentata, in grado di ampliare le percezioni sensoriali dell’uomo e garantire una transizione verso le smart factories.

JULY 15, 2020

12:00 AM

Di Andrea Titi

La trasformazione in chiave digitale, già in atto da alcuni anni nella vita quotidiana e all’interno del sistema produttivo, ha subito e subirà nei prossimi mesi una decisa accelerazione a causa dell’emergenza Covid-19. È importante quindi conoscere e governare in maniera appropriata le tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0 (oggi Transizione 4.0), al fine di garantirsi un vantaggio competitivo sul mercato.

Tra queste, un posto di rilievo spetta alla realtà aumentata (AR, augmented reality), ovvero l’integrazione in tempo reale dell’informazione digitale con l’ambiente fisico percepito dall’utente. La tecnologia è potenzialmente applicabile a ognuno dei 5 sensi, ma attualmente gli sviluppi più importanti riguardano la vista (si pensi ad esempio agli head-up display, ai Google Glass oppure Microsoft HoloLens). Si parla quindi di integrazione della scena reale con modelli virtuali che rappresentano testo, immagini, oggetti 3D statici o animati.

Contrariamente al credo comune, le prime applicazioni della tecnologia AR non sono recenti, ma risalgono agli anni ’60, nello specifico al 1968 quando Ivan Sutherland, un docente di Harvard, creò il primo head-mounted display, dal nome evocativo “La spada di Damocle”. Il termine realtà aumentata fu però coniato da Tom Caudell, un ricercatore della Boeing, nel 1990, per identificare i display usati nell’aviazione civile che sovrapponevano informazioni digitali alla visualizzazione del mondo reale.

Oggi tale tecnologia è diffusa in numerosi settori produttivi, come l’automotive (si pensi ad esempio agli head-up display montati sulle automobili di media-alta gamma, che mostrano le informazioni di marcia più importanti evitando distrazioni da parte del conducente) e altri settori; si può citare il mondo del retail, con l’utilizzo di specchi di ultima generazione in grado di mostrare al consumatore un vestito senza effettivamente provarlo, oppure il mondo del gaming. Emblematico in tal senso è il caso di Niantic, sviluppatrice di applicazioni mobile di enorme successo come Ingress e PokemonGo.

Nel 2022, secondo i dati elaborati da Gartner nella ricerca The Future of Immersive Experiences, il 70% delle aziende a livello mondiale avrà sperimentato tecnologie immersive con un utilizzo destinato ai clienti oppure ad uso interno, e il 25% le avrà impiegate a fini produttivi. Secondo IDC, i ricavi a livello europeo per il mercato della realtà aumentata (e della realtà virtuale) tra il 2017 e il 2022 cresceranno con un tasso medio del 74% annuo. La spesa totale per prodotti e servizi AR e VR passerà da 1,06 miliardi di dollari nel 2017 a 16,84 miliardi di dollari nel 2022.

Si intuisce quindi come la tecnologia AR possa garantire benefici significativi in ambito produttivo, accompagnando le aziende verso la trasformazione in smart factories, coadiuvando gli operatori durante le attività lavorative, velocizzando i processi, garantendo una condivisione in tempo reale dei dati e riducendo contestualmente i possibili errori (ad esempio nelle operazioni di manutenzione in ambito industriale). Risulta pertanto chiaro come tale paradigma faccia parte delle tecnologie abilitanti in ottica Industria 4.0, oggi Piano Transizione 4.0.

Nello specifico quindi, gli investimenti in dispositivi AR (hardware e software) possono rientrare nell’agevolazione Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, che si declina in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati (ex iperammortamento), che riconosce un credito d’imposta del 40% del costo dell’investimento fino a 2,5 milioni di euro, ridotto al 20% per la quota compresa tra 2,5 milioni e 10 milioni di euro, e beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0, che riconosce un credito d’imposta del 15% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 700.000€.

L’agevolazione permette quindi di accompagnare le aziende verso un processo di digitalizzazione in grado di supportare la loro crescita e la loro competitività sui mercati globali.

Autore

Andrea Titi

Innovation Consultant Team Leader

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