Politica di coesione 2021 – 2027: cos’è, obiettivi e gestione dei fondi

02-12-2021

Di Alessandra Gallini

La Politica di coesione è l’espressione della solidarietà tra gli stati dell’UE. Si fonda sul principio che la maggior parte delle risorse sarà destinata ai paesi e alle regioni meno sviluppati al fine di promuoverne la coesione sociale, economica e territoriale.             
Dal 1° luglio 2021 è in vigore un pacchetto legislativo sulla Politica di Coesione 2021 – 2027. Il pacchetto comprende vari regolamenti tra cui quello sulle disposizioni comuni in materia di fondi a gestione concorrente, quello sul regolamento sul Fondo europeo di Sviluppo Regionale e il Fondo di coesione (FESR/FC) e il regolamento sul Fondo sociale europeo Plus (FSE+).

Sono stati stabiliti elementi fondamentali per il funzionamento dei nuovi regolamenti al fine di supportare una transizione giusta e sostenibile verso il mondo di domani, soprattutto a seguito della situazione pandemica.

Per quanto riguarda gli ambiti di intervento, i nuovi Regolamenti 2021-2027 raccolgono le sfide poste dalle transizioni verde e digitale, che attraverso la semplificazione delle norme e l’innovazione dovrebbero traghettare l’Europa verso un’economia a zero emissioni nette di carbonio, migliorare ulteriormente la connettività con le reti di trasporto e digitali strategiche e porre l’accento sull’inclusione sociale.

Obiettivi degli investimenti

Gli investimenti dell’UE sono orientati a raggiungere 5 obiettivi strategici principali, riassumibili in:

  • un’Europa più intelligente, mediante la promozione di una trasformazione economica innovativa e intelligente data l’impellente necessità di un’Europa più smart e connessa.
  • un’Europa più verde, mediante la transizione verso un’energia pulita, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la gestione dei rischi (nel rispetto della Conferenza sul futuro dell’Europa)
  • un’Europa più connessa, attraverso il rafforzamento della mobilità e della connettività regionale alle TIC
  • un’Europa più sociale, attraverso l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali per fronteggiare le problematiche che la globalizzazione e la pandemia hanno sollevato come l’alto tasso di disoccupazione tra i giovani, l’aumento del numero di cittadini europei in povertà, la sfiducia nei confronti dell’Unione Europea e il rischio che tale situazione determini tensioni socio-politiche
  • un’Europa più vicina ai cittadini, attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile e integrato delle zone urbane, rurali e costiere e delle iniziative locali.

La dotazione prevista per i vari Fondi strutturali è di oltre 330 miliardi di euro, corrispondente anche per questo nuovo periodo a quasi un terzo del bilancio a lungo termine dell’Unione Europea.

Le risorse destinate alla politica di coesione per il periodo 2021-2027 sono suddivise tra i vari fondi prevedendo quindi circa 200 miliardi di euro destinati al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) che si occupa di sviluppo urbano sostenibile, sostegno alla competitività e alla creazione di posti di lavoro nelle piccole e medie imprese; 42,5 miliardi di euro agli Stati membri il cui RNL pro capite è inferiore al 90% della media dell’UE per sostenere le reti transeuropee dei trasporti e progetti nel settore dell’energia e dei trasporti che portino benefici all’ambiente; infine, al Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) sono destinati 88 miliardi di euro a sostegno della creazione di posti di lavoro, dell’istruzione, della formazione e dell’inclusione sociale.​

Come gestire i fondi strutturali

Dopo che la Commissione UE ha emanato la programmazione settennale, ogni Stato membro normalmente designa un organismo che può essere nazionale, regionale o locale (l’autorità di gestione) con compiti di direzione e controllo su un programma operativo.

L’autorità di gestione verifica in ogni momento la corretta esecuzione delle azioni e controlla che l’effettiva esecuzione delle spese sia conforme alle norme nazionali ed europee. Sarà poi l’autorità di certificazione a presentare in un secondo momento le domande di pagamento alla Commissione europea dopo aver verificato e certificato che le stesse provengano da sistemi di contabilità affidabili e che siano state oggetto di verifiche da parte dell’autorità di gestione.

Attualmente, le Regioni italiane stanno lavorando per emettere i propri Programmi operativi con appositi tavoli di lavoro come la Lombardia che ha emesso il Documento di Indirizzo Strategico che individua le priorità di intervento su cui investire le risorse, o il Piemonte che ha emanato il Documento Strategico Unitario ovvero lo strumento di programmazione pluriennale regionale piemontese.

Alessandra Gallini
Research and Services Intern – Leyton Italia