I 6 modelli di business più comuni alle Startup

Quali sono i modelli di Business più validi per una Startup e che caratteristiche hanno? Ce lo spiega Daniele Verdemare in questo articolo.

MARCH 5, 2021

12:00 AM

Di Daniele Verdemare

Oggi, anche in Italia, è molto facile sentir parlare di startup; Ma quanti hanno ben chiaro cos’è una startup? Per spiegarlo prendiamo in prestito la definizione di Steve Blank uno dei Guru del mondo delle startup:

“Una startup è un’impresa temporanea che ha l’obiettivo di trovare un modello di business ripetibile, scalabile e profittevole”.

Da sempre impegnato nella creazione di nuove imprese, Blank è ad oggi uno dei massimi esperti al mondo in materia di startup.

Se vi è capitato di frequentare incubatori o acceleratori d’impresa, vi sarà capitato di vedere appesi ai muri, enormi cartelloni pieni di post-it che riportavano la scritta “Business Model Canvas”. Il BMC è un tool molto semplice ma estremamente potente per costruire il modello di business di una startup. Mentre un’impresa matura e solida ragiona su piani d’impresa, financial plan e piani strategici, una startup in fase early stage, deve ancora scoprire il suo DNA, capire cosa vuole fare, come lo vuole fare e di cosa ha bisogno farlo. Grazie al Canvas è possibile riassumere a colpo d’occhio tutti gli aspetti fondamentali del business di una startup.

Nonostante l’apparente semplicità dello strumento, la creazione di un modello di business non è però un’operazione facile, da prendere sotto gamba, perché da esso dipenderà il successo del vostro progetto d’impresa.

La creazione di un business model è un’operazione tutt’altro che statica, è un’attività estremamente dinamica e richiede un gran lavoro di squadra, motivo per cui il team deve essere molto coeso.

Non è difficile incontrare startup in cui sia presente un forte know-how tecnologico a discapito di capacità strategiche/organizzative altrettanto forti. In questi casi i team hanno grosse difficoltà nello sviluppo di un modello di business riproducibile, scalabile e profittevole.

Nessun modello di business è universale e va bene per tutti! Il Business Model Canvas è come un abito sartoriale cucito attorno alle caratteristiche della startup.

E-commerce

L’e-commerce è senza alcun dubbio il più comune e noto modello di business per un’attività online. Si tratta di una piattaforma web dove vendere i propri prodotti. Questo modello prevede un’interazione unidirezionale da parte del cliente verso la piattaforma che offre uno o più prodotti. Una volta che il potenziale acquirente arriva sul sito e-commerce, gira un paio di pagine e clicca sul pulsante acquista, inserisce i propri dati, paga e avviene la conversione.

Software as a Service (SaaS)

Un azienda che tratta il SaaS offre un software sviluppato internamente o da terzi e ne concede l’utilizzo tramite la propria piattaforma web. Gmail, Salesforce o Icloud sono degli ottimi esempi di prodotto SaaS. Come strategia di prezzo più comune tendono ad utilizzare il modello freemium. FREE+PREMIUM = FREEMIUM. Un classico esempio di questo modello è Dropbox, l’azienda offriva uno spazio di archiviazione limitato gratuitamente che poteva essere ampliato passando alla versione premium.

Mobile App

Il modello consiste nell’offrire all’utente un applicazione che gli permette risolvere un problema o rispondere ad una necessità. Un esempio classico di mobile app che ha risposto ad un bisogno comune può essere Google Maps; non tanto tempo fa bisognava acquistare un dispositivo GPS, che consentiva di trovare i percorsi per una destinazione voluta. Oggi Google Maps è su tutti gli smartphone e ha reso superfluo l’acquisto dei navigatori per auto. Esistono diversi modelli tra cui: Freemium, Advertising, Transazione, Pagamento. In pratica anche quelle app che per gli utenti sono gratuite generano profitto e hanno un modello di revenue, solo che non ce ne accorgiamo.

Media Site

Questo modello di business è principalmente utilizzato dalle testate editoriali che offrono news in tempo reale. Esse esistono principalmente per offrire contenuti in target agli utenti che ricercano informazioni in rete. I classici esempi di Media Site sono i giornali online, ma anche motori di ricerca come Google, Yahoo e Bing. La loro sopravvivenza deriva dalla pubblicità che tutti noi vediamo ogni qual volta visitiamo un sito in cerca di  notizie. Il loro modello di revenue si basa sulla creazione di un’enorme base utenti che diventano, a loro insaputa, spettatori di spot e pubblicità in target con i dati raccolti in rete.

User-Generated Content

Il classico esempio di questo modello di business sono i social media come: Facebook, Twitter, Linkedin e Instagram. Queste piattaforme, che oggi proliferano sotto molte forme, sopravvivono grazie al contributo volontario dei propri utenti. Gli utenti pubblicano contenuti, creano community e condividono dati e informazioni. Oggi persone e aziende vendono anche i propri prodotti o servizi e sponsorizzano le proprie pagine. La principale fonte di revenue per queste piattaforme è rappresentata dall’Advertising, cioè contenuti sponsorizzati a pagamento che gli utenti acquistano per promuovere il loro business. Altre fonti di revenue sono rappresentate dal popolamento e dai dati che queste piattaforme contengono a scopo di marketing ma non approfondiamo questo discorso in questa sede.

Two-sided Marketplaces

In questo modello di business l’azienda genera fatturato quando il compratore incontra il venditore per una transazione. Amanzon e eBay sono gli esempi più famosi di questa tipologia di Business Model. Su questi siti il venditore inserisce il proprio annuncio e il compratore lo contatta.

Le piattaforme two-sided esistono perché c’è bisogno di un intermediario che possa collegare entrambe le parti della piattaforma in modo efficiente e profittevole. Le piattaforme two-sided, giocando il ruolo di intermediari, producono un certo valore per entrambi gli utenti (parti) che sono interconnessi tramite di esse, e perciò queste parti possono entrambe essere valutate come clienti.

Quelli appena descritti, sono solo alcuni dei modelli di business che una moderna startup può mettere in atto. Il business model deve essere creato, validato, modificato, corretto e nuovamente validato in un processo circolare che si ripete finché tutto non funziona correttamente. Per questo motivo è necessario avere un partner strategico capace di indirizzare le scelte del team verso la costruzione di un modello di business profittevole, scalabile e ripetibile. Leyton grazie al suo team, che vanta una pluriennale esperienza nel settore dell’advisoring per startup innovative, può sostenere le startup nel processo di creazione e validazione del modello di business delle startup.

Daniele Verdemare
Innovation Consultant – Leyton Italia

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Daniele Verdemare

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Innovation Consultant

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