Editoria digitale e innovazione: sfide e opportunità

07-04-2022

Di Stefano Scibilia

Per Editoria Digitale si intende la creazione e la diffusione di contenuti informativi e d’intrattenimento in formati e canali digitali.

I primi passi si videro negli anni ’80 – ’90, quando l’avvento del PC portò ad una rivoluzione nel settore, attraverso lo sviluppo di contenuti digitali trasmessi su dispositivi fisici (Floppy Disk, CD-Rom, DVD).

Negli anni successivi, lo sviluppo tecnologico portò alla traslazione della fruizione dei contenuti anche sui canali digitali.

All’interno della definizione di Editoria Digitale rientrano due tipi di contenuti molto differenti tra loro, sia in termini di produzione e gestione, sia in termini di distribuzione e modelli di revenue:

  • l’Informazione o Digital News;
  • gli eBook.

Con riferimento ai primi, le iniziative di divulgazione dell’informazione (quotidiana o periodica) si sostengono prevalentemente con i ricavi ottenuti dalla vendita di spazi pubblicitari, mentre per gli eBook si predilige il modello di vendita singola o tramite abbonamento.

Vi è una sostanziale differenza anche nel grado di maturità digitale: il mercato degli eBook pare aver trovato in questi anni un equilibrio tecnologico e di business model: non presenta pertanto particolari elementi innovativi.

Il rapporto tra libri ed ebook è cruciale: qualcuno sostiene che i millenials e i post-millenials segneranno il passaggio definitivo dal libro fisico a quello digitale. Altri invece sostengono che la bolla dei libri digitali si sgonfierà del tutto e si tornerà soltanto ai libri cartacei.

E se il futuro fosse l’integrazione tra i due mezzi? Cartaceo e digitale che vanno a braccetto, si compensano e si completano a vicenda.

Al contrario, nell’Informazione digitale vi è molto dinamismo, volto alla ricerca di modelli sostenibili di ricavo e remunerazione della filiera, di tracciabilità e di gestione efficace ed efficiente degli elementi multimediali.

Il rapporto tra carta e web rappresenta uno degli elementi su cui si gioca il futuro del settore.

C’è chi afferma che i giornali cartacei non esisteranno più nel 2025, soppiantati dall’informazione sul web, e chi invece è più ottimista e vede nella collaborazione tra editoria tradizionale e online la soluzione per arricchire il nostro Paese dal punto di vista economico e culturale.

Entrambi gli scenari sono supportati da alcuni dati empirici. A dare ragione ai più disfattisti sono in particolare quattro evidenze: dal 2005 i ricavi dell’editoria globale sono calati del 31%; negli Stati Uniti quattro player controllano il 63% della pubblicità digitale; il 41% dei giovani naviga su Internet ma non legge stampa e in media meno del 15% degli utenti web (e meno del 10% dei giovani) ritiene giusto pagare i contenuti online.
Insomma, stando a questi numeri, la somma di carta (1) e digitale (1), dà come risultato non 2 ma 0,5, a tutto svantaggio delle testate cartacee.

Ci sono però altri dati che dimostrano il contrario, ovvero che il modello di business del cartaceo, sommato al modello di business digitale, è in grado di produrre un effetto propulsivo e positivo: in questo caso, 1+1 sarebbe dunque uguale a 3.

Il tema è spinoso e gli operatori del settore hanno idee molto diverse in proposito: Giorgio Riva, Direttore divisione Digital Publishing RCS Mediagroup, è piuttosto ottimista. “Penso che in effetti l’unione dei due business possa avere degli effetti positivi” – ha esordito il manager – “Il Gruppo RCS ha cercato di cogliere fin da subito le opportunità offerte dal digitale. La sfida è riuscire a capire su quali tecnologie concentrarsi, prestando sempre la massima attenzione alla qualità del contenuto. Credo che gli editori debbano darsi da fare ed essere pronti a modificare le proprie modalità di lavoro alla giusta velocità, cosa che purtroppo nel nostro Paese avviene ancora con una certa difficoltà. Inoltre, sono convinto del fatto che non sempre il prodotto più innovativo sia quello più efficace: per avere successo bisogna riuscire piuttosto a creare il prodotto più adatto per il tipo target a cui ci si rivolge in quel particolare momento“.

Lo scenario si presenta invece a tinte fosche per Paolo Ainio, CEO Gruppo Banzai, che ha ipotizzato per il futuro un’ulteriore contrazione dei ricavi per l’industria dell’editoria. Ainio è però d’accordo con Riva sulla necessità per le imprese di cambiare il loro modo di fare business. “Per non perdere profittabilità gli editori devono affrancarsi dal vecchio modello“, ha affermato, “non basta modificare il supporto su cui veicolare l’informazione, bisogna innovare e cambiare radicalmente il modo di lavorare“.

In molti concordano comunque che l’editoria digitale dovrà muoversi nei prossimi anni lungo tre direttrici. Innanzitutto, l’innovazione deve produrre qualità e buona editoria, contrastando la banalizzazione del digitale.

Il secondo ambito è legato all’eticità: l’editoria dev’essere occasione di trasferimento di contenuti di democrazia, cittadinanza attiva, partecipazione. Infine, occorre adoperarsi per l’inclusività, raggiungendo un numero sempre maggiore di utenti, con bisogni differenti.

Stefano Scibilia
Innovation Consultant – Leyton Italia