Che Leader sei?

30-11-2021

Di Myriam Simonetti

All’interno di Leyton stiamo strutturando una fascia di middle management per sostenere al meglio il nostro percorso di crescita. Per questo, nell’attività di ricerca e selezione del personale mi è stato spesso chiesto di identificare una competenza trasversale, la leadership, soprattutto per ruoli che presuppongono la gestione di un team di collaboratori.

Cos’è la leadership e soprattutto quali sono le caratteristiche di un buon leader? Nel rispondere c’è chi metterà più enfasi sulle competenze tecniche, chi invece sugli aspetti relazionali. Sicuramente la parte tecnica rappresenta l’abilità di base, necessaria ma non sufficiente, perché come sostiene Goleman, sono proprio le abilità legate agli aspetti emotivi e di relazione a fare veramente la differenza nelle organizzazioni. Ciò che distingue i leader migliori dalla massa, è la consapevolezza del ruolo decisivo che le emozioni giocano sul posto di lavoro.

Il leader ispira un modello di comportamento, sa motivare e costruisce una cultura condivisa. Suscita il consenso stimolando la partecipazione e generando nei collaboratori prestazioni eccellenti per il raggiungimento di un obiettivo comune.

Il primo grande elemento che un leader deve possedere è senza dubbio l’intelligenza emotiva intesa come capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie emozioni e quelle degli altri. Di qui deriva la leadership emotiva, come strumento utile per la gestione di un gruppo. Il costrutto è stato introdotto dallo psicologo americano Daniel Goleman, che si è dedicato allo studio dell’intelligenza emotiva e sociale, creatività e leadership intendendole come forze che guidano le persone nel loro comportamento.

Il leader descritto da Goleman considera e valorizza gli aspetti emotivi del proprio team, ritenendoli una leva fondamentale per garantire risultati eccellenti e non qualcosa di futile e trascurabile. Attraverso la gestione degli stati d’animo di chi lavora con lui, il leader pone le basi per la costruzione dell’armonia di gruppo e lo sviluppo delle proprie risorse. Ha la capacità di stimolare comportamenti che suscitano emozioni positive, entrando in contatto ed influenzando il cervello emotivo dei propri collaboratori, sa quindi creare risonanza.

La risonanza è la capacità del leader di orientare le emozioni del gruppo in senso positivo, facendo emergere il meglio di ciascuno. Si può creare risonanza in sei diversi modi che determinano sei diversi stili di leadership. Non esiste uno stile di leadership migliore per questo un buon leader deve essere capace di gestirli ed utilizzarli in maniera elastica, cambiando stile a seconda della situazione e delle contingenze.

Il leader visionario è un leader che riesce a spostare il team verso un sogno comune: è empatico, ispira il gruppo mediante spiegazioni dettagliate utili soprattutto per affrontare cambiamenti radicali o quando è necessaria una direzione chiara.

Il leader coach è un leader che ascolta, incoraggia e supporta il singolo nell’identificazione dei propri punti di forza e debolezza, è un buon motivatore.

Il leader affiliativo è un leader che crea armonia e risolve conflitti, stile utile per rafforzare le relazioni in periodi di forte stress.

Il leader democratico sfrutta gli input provenienti dal gruppo stesso, punta ad ottenere la collaborazione.

Il leader esigente è un leader impaziente, stimolato dal successo e orientato al raggiungimento dell’obiettivo a discapito della collaborazione.

Il leader comandante impartisce ordini, verifica e controlla le attività. Sicuramente questi ultimi due stili di leadership sono autoritari ed utili solo per periodi di tempo breve e per situazioni particolari perché creano dissonanza e contaminano negativamente l’umore di tutti.

È ovvio pensare che in qualsiasi gruppo, sia esso di lavoro o di compagnia, il leader ha il potere di influenzare le emozioni altrui. Di conseguenza se queste vengono stimolate attraverso l’entusiasmo, il gruppo darà del suo meglio, diversamente se la via percorsa è quella dell’ansia, della pressione e del rancore, si perderà di vista l’obiettivo e ne risentirà il rendimento in ambito lavorativo. Non dimentichiamoci che le interazioni negative con il proprio manager sono ricordate in modo più dettagliato e vivido rispetto alle interazioni positive.

Il mito del distacco emotivo è stato sfatato, per fortuna, dalle moderne neuroscienze, che dimostrano invece quanto le emozioni siano una delle forme di comunicazione più potenti. Ne deriva che una maggiore intelligenza emotiva nei dipendenti e nei leader implica una maggiore soddisfazione nel lavoro. La soddisfazione è strettamente correlata ad un maggior engagement, turnover ridotto, sentimenti positivi, elevate performance e salute per cui ad un clima decisamente migliore all’interno dell’azienda.

Questo vuol dire mettere sempre di più il cuore, oltre che testa, ovviamente senza perderla! Impegno quotidiano in Leyton per creare sempre di più le basi per la concretizzazione di uno dei nostri valori fondanti: lavorare divertendosi.

Come afferma Goleman “I leader sanno scuoterci. Accendono il nostro entusiasmo e animano quanto di meglio c’è in noi”.

E Tu che leader sei?

Myriam Simonetti
Talent Acquisition Specialist – Leyton Italia

Autore

Myriam Simonetti

Talent Acquisition Specialist